il Coreano Chung, l’UNICEF, il discusso Francesco Samengo e la Nona di Beethoven

Chung Filarmonica prove foto Silvia Lelli 3

Da mesi alcuni cittadini-navigatori si chiedono (il riscontro è in rete e nelle statistiche di questo marginale e ininfluente blog) perché un’organizzazione come dovrebbe essere l’UNICEF scelga, come suo presidente e quindi anche come figura che la rappresenta e la sostanzia, un personaggio alla Francesco Samengo.

Samengo è uno dei tanti nostri connazionali resi pubblici (ingiustamente?) per essere stato più che una persona che ha meritevolmente dedicato le sue energie, la sua intelligenza, le sue relazioni sociali al dramma dei milioni di bambini lasciati morire nei peggiori dei modi (di fame, sete e malattie) in tutto il Mondo, un cattivo amministratore.

Accusato e poi assolto. E questo dovrebbe bastare.

Il blog, come ho già scritto, da mesi registra molta attenzione, a questo Francesco Samengo e alle sue disavventure quando era dirigente di banca. Registra e ne prende atto.

Ora il sottoscritto, a sua volta curioso (non è reato esserlo) trova il brand UNICEF abbinato ad un concerto prestigioso e diffusissimo, anche grazie alla RAI, attraverso i media di tutto il Pianeta quale è quello diretto dal maestro Myung-Whun Chung e, in parte, si spiega tanta tensione telematica intorno al binomio UNICEF-Samengo. Leggete il comunicato che adnkronos sta facendo girare e ditemi se l’avvenimento è cosa minore.

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Alla base di questa attenzione occhiuta e maldicente che il blog ha notato, ci deve essere quella che Silvio Berlusconi chiamava “invidia” quando per lui e per alcuni suoi accoliti magistrati, investigatori, giornalisti richiamavano l’attenzione su come la Banca Rasini li avessero favoriti o come, in banda, avessero raggirato la Casati Stampa quando le comprarono  Arcore….. “con i suoi stessi soldi”. Di chi evocava un cattivo odore intorno al loro trio (Berlusconi-Previti-Dell’Utri), i tre “perbene” dicevano che era una questione di invidia. Ci deve essere una questione di questa natura anche intorno al binomio UNICEF-Samengo.

Rimane il fatto che, per luogo comune, in molti sono convinti che l’UNICEF si meriti di essere aiutata economicamente ma quasi nessuno sa cosa ci faccia con i milioni che raccoglie copiosi. Immagino quanti ne riceverà con questa iniziativa, non tanto nella postazione presso il Teatro La Fenice, a Venezia, ma grazie all’effetto alone che si determinerà a seguito di questo concerto prestigioso. Sarei curioso anche di capire chi si è interessato dell’architettura finanziaria (fiscale?) dell’intera iniziativa fatta di complessi contratti (i diritti di antenna/replica) che porterà a lungo in giro per etere questo avvenimento e i legami che ne deriveranno. Mi farebbe piacere sapere, ad esempio, se dopo le entusiastiche espressioni di “garanzia” che ha rilasciato sullo spirito filantropico e l’efficienza dell’UNICEF, Chung verrà pagato per la direzione d’orchestra. E quanto. Così tutti gli altri che si faranno belli in giro per il mondo dopo questo concerto. Certo, direte per tacitarmi, se non ci fosse stata l’UNICEF i bambini morti per fame, sete, malattie sarebbero stati molti molti molti di più.  E chi lo sa? Questo è il dubbio che mi porto dietro da quando entrai, oltre venti anni addietro, in una sede UNICEF, a via Emanuele Orlando, a Roma, antistante il Grand Hotel, scoprendola dotata di decine di stanze piene di un organico sempre alla ricerca spasmodica di come “fare soldi”. Per aiutare – ovviamente – le creature moribonde. Il mio è certamente un pregiudizio (e questo non mi fa onore ma me  ne posso fregare vecchio e tardo come sono) determinatosi in quella circostanza e di cui, evidentemente, non mi sono mai più liberato.

Così come quando mi raggiungono sospiri (venticelli calunniosi?) come quello ben scritto (beata lei, come la invidio), poche ore fa, sul Il Foglio da Giulia Pompili che nel ricordare il Concerto di questa mattina riassume un momento (divertente?) della carriera di Chung.

Anche queste storie di invidia?

Come la Pompili, anch’io vi auguro Buon Anno.

Oreste Grani/Leo Rugens

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