La Calabria (Cosenza) batte moneta (il Bruzio) e lo fa nel prezioso argento

Giacinto Auriti

Mentre lascio traccia di questa notizia sento il dovere, da veterogrillino (chissà se si può dire di se una cosa del genere?) di riportare alcuni di voi indietro con la Macchina del Tempo in dotazione alla redazione a quanto i “rivoluzionari” seguaci di Giuseppe Grillo da Genova andavano pensando e in alcuni casi anche dicendo a proposito di carta moneta e in generale di signoraggio sul denaro di scambio. Direi infatti di mettere in rete l’espressione “reddito di cittadinanza” (che tanto fa discutere a proposito e a sproposito)  dando a Cesare ciò che è di Cesare, cioè al prof. Giacinto Auriti, vero inventore dell’ipotesi. Chi oggi ha fatto diventare legge dello Stato l’intuizione di Auriti, forse trasformandola in altro, spero non lo abbia fatto rimuovendo lo scontro che le affermazioni di Auriti determinarono con i veri poteri forti. Che esistono e che non sono fantasmi del complottismo.

Auriti affermava: “Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata a ognuno come “reddito di cittadinanza”.

Le teorie di Auriti furono duramente contestate dalla Banca d’Italia d’allora, anche con cause legali tutte vinte da quest’ultima.

Auriti Grillo

La Banca d’Italia (dimenticavo di sottolineare che in quella istituzione non era figura minore Mario Draghi) sosteneva contro Auriti che il valore della moneta trae il proprio fondamento solo e unicamente da norme dell’ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l’efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione. L’accettazione da parte della collettività, lungi dall’essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l’effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma, semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali”. Punto. Quello pensavano i Draghi allora, quello pensano oggi.

Come potete leggere (sono le parole dell’epoca non una di più non una di meno) è uno scontro politico culturale macroscopico quello che si cela dietro all’espressione formale di “reddito di cittadinanza“. Sarebbe che ritengo di poter affermare che si tratta di ribadire chi comanda e chi deve ubbidire. Anche se lasciato in assoluta indigenza. Perché chi abbia diritto a vivere e chi no dignitosamente, lo decidono i proprietari delle banche centrali, senza se e senza ma. Perfino se alla Carige non pochi grandi ladri si sono fottuti il denaro non lo decide il cittadino danneggiato (o i suoi rappresentanti) ma chi era ed è padrone di quella banca. E non sono gli azionisti che anche loro, per motivi complessi, cominciano a non contare un beneamato.

Tornando quindi al “Bruzio” direi di tenere d’occhio (Occhiuto si chiama il sindaco di Cosenza!) queste notizie perché sono parte di un profondo malessere che sta alla base della concezione dell’Europa stessa. Per cui si andrà presto a votare. Quello di maggio p.v. non è un referendum se si possa sparare o meno al ladro che entra in casa vostra.   

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In Calabria, prima di Federico II, battè moneta Ruggero I, a Mileto. Sempre un grande normanno direte ma se omaggio si doveva fare sarebbe stato opportuno ricordare Ruggero in quanto agì per primo e sul tema specifico. Comunque, a prescindere dall’effige scelta, l’iniziativa va capita nella sua ratio, essendo Occhiuto (il sindaco di Cosenza) un personaggetto niente male per cattive frequentazioni e anche “scazzi” con il senatore Nicola Morra (M5S), attuale presidente della Commissione Antimafia. Che ad uno come Occhiuto stiano a cuore le condizioni in cui versano i cosentini poveri, è da escludere. Rimane il business e i segnali che sono impliciti ad una scelta di questa natura.

Noi per non sbagliare e “bucare” la notizia, segnaliamo l’iniziativa in atto. Ma lo abbiamo fatto per cogliere l’occasione di ricordare di cosa ragionava il dimenticato Giacinto Auriti quando pre-vedeva il “reddito di cittadinanza”.

Oreste Grani/Leo Rugens che continua a suggerire di evitare di dimenticare le proprie origini e i propri padri fondatori. Giuseppe Grillo da Genova per primo.

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