Lo Stato Islamico potrebbe essere in silenziosa osservazione

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Qualche post addietro, ho scritto che l’emergenza in Francia ci toccava da vicino e i capi del M5S sono andati oltre le posizioni del marginale e ininfluente Leo Rugens e hanno lanciato un ponte, una gomena, una proposta che, in altri tempi storici, sarebbe stata considerata una grave ingerenza se non una “dichiarazione di guerra”: appoggiare degli “insorgenti-eversori” in un altro Paese sovrano è cosa che, eventualmente, si fa ma non si dice.

Ma, come si sa, in politica estera in particolare, i nostri amici pentastellati sono almeno  definibili bonariamente inesperti se non maldestri. Scrivo così ma in realtà non lo penso fino in fondo. In particolare non mi dispiace questa audacia verso l’arrogante inquilino dell’Eliseo e quanto leggo nell’intervista appena rilasciata a Il Fatto Quotidiano da Luigi Di Maio.

Alcuni gillet gialli hanno risposto di farci i fatti nostri, scegliendo una strada “autarchica” rimuovendo che il mondo è piccolo e che questa stronzata dei confini e del sovranismo nazionalistico è destinata a finire male. Un’arzilla signora in gillet che si sente velleitariamente “capessa” di qualcosa e di qualcuno, è stata esplicita (no al dialogo) al riguardo, sostenuta dai media, sia nostri che francesi, quasi fosse ormai una  vice portavoce dell’Eliseo.

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La verità è che, anche nel campo degli incazzati (neri?) si procede a tentoni rispetto ad un disegno complessivo europeo. Esattamente così come, per decenni, hanno fatto le varie classi politiche nazionali. A tentoni da ipovedenti più che semplici miopi. Fino a quando non ci sarà nulla di veramente unificante in questo vecchissimo continente ognuno sarà, anche quando da fuoco ad un cassonetto raccogli immondizie, convinto di essere sufficiente, se non addirittura l’ombelico del mondo. Niente localismo strategico quindi ma solo localismo. Localismo asfittico, incapace di una vera proposta di recupero dal basso (più dal basso di questo casino attuato dai cittadini francesi, serbi, ungheresi – per ora – incazzati non credo che si potesse ipotizzare) di quella amministrazione da rendere sempre più vicina ai cittadini e alle loro reali esigenze. Decine di anni dispersi in attesa dell’implosione. E come vogliamo chiamarlo se non complotto un tale grado di autolesionismo? Un complotto di imbecilli, ma un complotto. Cittadini a varie latitudine e in diverse condizioni storico-ambientali, spingono per poter rientrare “in politica”, luogo mentale e fisico/giuridico da dove le oligarchie di ladri e di incapaci li hanno, con abilità truffaldina elettoralistica, espulsi. A questo (o poco più) è servita l’U.E. dei banchieri e delle élite ed ora che i nodi arrivano tutti contemporaneamente al pettine (solo per le imminenti elezioni?), sia pur in forme e rivendicazioni diverse a Belgrado, Budapest, Parigi, Berlino, Roma, Barcellona (e ci metto anche Londra/Belfast), la debolezza strutturale dell’impianto nord europeo, avulso dal Mediterraneo e dalla sotto intesa Africa, si vede tutta. E questo mentre, a saper ascoltare, sia pur in un sottofondo disturbato acusticamente, arrivano le parole d’ordine, sommessamente bisbigliate, delle varie forme in cui si è ristrutturato/mimetizzato/evoluto lo Stato Islamico che, a differenza del mondo europeo, avendo una sua visione strategica geopolitica religiosa, sa come approfittare dello spettacolo osceno che le mezze cartucce nei vari stati dell’U.E. danno di se. Sa come approfittare osservando e, avendo tempo davanti a se, sa come superare la fase critica (qualche sconfitta militare o poco più) in cui alcuni ritengono di averli relegati. Non è così. Anzi.

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Mentre dalle nostre parti, nelle nostre periferie abbandonate, le classi dirigenti spargono il concime/letame della sperequazione (senza equità nessuna sicurezza) e, tanto per fare un esempio semi-marginale si adoperano quotidianamente per decidere chi di loro si deve rubare più valore aggiunto (e solo per loro) dall’estrazione di petrolio/gas/altro africano (un caso su tutti è la vicenda paradigmatica dell’ENI, Shell per la concessione OPL 245 in Nigeria) o nelle profondità del Mediterraneo antistante l’Egitto (ma quando cominciamo a chiederci cosa sia successo anche in questo  caso visto che le coincidenze non esistono e invece è certo che il nostro compatriota Giulio Regeni, proprio in Egitto, è stato trucidato?), come alcuni analisti di cose complesse suggeriscono (e tra questi ho conosciuto Graziella Giangiulio e Antonio Albanese) il “progetto ISIS” forse muta forma ma va avanti. In realtà non sembra che siano state disarticolate le fonti di finanziamento su cui si è basata la forza dello Stato Islamico. Il Califfato è un disegno pluricentenario e rimuovere questa caratteristica temporale che lo rende peculiare, sarebbe un errore mortale per chi non si volesse fare musulmano. In più pare che l’ISIS si sia impadronito di cassa, sia pur alcuni anni addietro, proprio in Iraq (i 450.000 milioni di dollari di cui leggo a fondo pag.39  del volume “Lo Stato Islamico”, scritto a quattro mani proprio da Giangiulio e Albanese che ho volutamente citato è cifra sufficiente per comprare tecnologia ed armi) quando ha sfondato, con irrisoria facilità, a Mosul. I vostri avversari prossimi venturi, comunque, continuano, le attività di approvvigionamento attraverso il contrabbando di gas e petrolio e tutto questo giro di soldi (scusate la semplificazione) rende difficile, se non impossibile, tagliare, in modo risolutivo, tutte le teste dell’Idra. O colpire il mostro ragionante al cuore.

Torniamo alla infelice Europa: il silenzio (di fatto così è nelle capitali europee) degli affiliati allo Stato Islamico in presenza, viceversa, del clamore francese, serbo, ungherese, anglosassone, catalano e forse, ultimo ma non ultimo, anche italiano, è pessimo segno. Eviterei di distrarsi considerando passata l’emergenza. Anzi. Temo che sia, banalmente (ma non per loro che ragionano e scelgono i tempi del loro agire), segno di una razionalità che dobbiamo considerare pericolosissima in presenza di tanto viceversa battibeccare nei pollai occidentali/europei.

Voglio suggerire – per tanto – di aumentare la vigilanza e nel farlo consiglio lo studio del fenomeno ISIS che oggi sembra aver messo la sordina. So farlo solo in un modo: cercate fonti attendibili e approfondite. Lo scontro ci riguarderà tutti. Ho citato il lavoro di intelligence culturale (cosa altro è?) del think tank ” AGC-COMMUNICATION” diretto da Antonio albanese e Graziella Giangiulio.

Che opportunamente, come professionisti, non solo non mollano la doverosa attenzione ma, con il piacere di dire la mia, raffinano sempre di più la qualità del loro lavoro.

Oreste Grani/Leo Rugens

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