Servizi e disservizi. Ovvero come la saga “Bigotti, Amara, Voarino, Sarcina” vada avanti

paolo il caldo

Volete vedere come è fatto (o non fatto) il mondo delle combinazioni? Affermando in questa sede che le combinazioni non esistono, volete vedere come agisce uno che si è rotto il cazzo?

Alcuni di noi, ormai tempo addietro (come passa il tempo maledizione), mentre si trovavano nel cuore dello scontro con bellimbusti alla Ezio Bigotti, Aurelio Voarino e, lui ignorandolo, anche con l’emergente potentissimo avvocato Pietro Amara, personaggio di cui, attraverso un nostro modo di saper raccogliere indizi ed elementi probanti stili di vita professionali che non possono non essere tenuti a danno della collettività repubblicana, avevamo colto la pericolosità, hanno conosciuto un cittadino, che chiameremo “Paolo il caldo” (spero che si colga la forma ultima di rispetto che sto usando prima di passare definitivamente ai ferri corti), che, avendo una storia professionale, sia nella GdF che nel SISMI, prima che nell’AISE in cui formalmente ha finito la carriera, di un certo interesse, decidemmo di frequentare.

Addirittura, ce lo portammo per sondarne l’abilità professionale attestata nel curriculum, perfino in Havas/Siram/Veolià a discutere (che stronzi abili siamo) se proseguire o meno un rapporto professionale con la struttura denominata Campus X (quella), ma in realtà per verificare la lealtà di intenti e purezza di mente di questo Paolo dal momento che le sigle citate corrispondevano al pericolosissimo (per l’Italia) mondo imprenditoriale di Vincent Bollorè (quello), con annessi e connessi. Bigotti e Voarino compresi.  Chissà come si deve essere sentito abile “Paolo il Caldo” quando lo abbiamo portato “in carrozza” a contatto diretto degli interessi “francesi” e di quel mercato (l’acqua, l’ambiente, i rifiuti) che fanno del gruppo Veolià il più grande del mondo in questi settori tra loro interagenti. Discutemmo, in quell’incontro, presso la sede romana di SIRAM Spa, dell’eventuale ripresa dei nostri rapporti professionali in CampusX, realtà residenziale per studenti, a cui oggi facciamo solo cenno ma la cui storia, appena abbiamo respiro e voglia, vi raccontiamo con dovizia di particolari.

 

 

Ci conoscemmo con Paolo il Caldo molto tempo prima che la magistratura mettesse il sale sulla coda ad Ezio Bigotti, Pietro Amara ed altre decine di traditori della Repubblica. Compresi alcuni magistrati. Erano teppisti della convivenza civile e noi come tali li avevamo classificati e li trattavamo, da tempo, nel nostro cuore e nella mente. Perché, diciamo con sempre crescente chiarezza, questo da queste parti sappiamo fare. E, dicono quelli che ne capiscono e che ci apprezzano (pochi), che questo contrasto “creativo” lo sappiamo fare nel migliore dei modi. Ma all’inizio è cosa difficile capire dove sappiamo arrivare e con che determinazione patriottica perseguiamo le nostre finalità. Difficile capire cosa proviamo a dire quando diciamo di noi che siamo “mazziniani”. A tal proposito, ormai avendo fatto il nostro tempo ed avvicinandosi l’impegno della didattica pura, sempre di più ci dedicheremo a raccontare e a descrivere il metodo e lo stile di vita. Anche la storia di Campus X, di SIRAM /Veolià, di HAVAS, del Caso Shalabayeva (che c’azzecca direte?) e della caccia a Ezio Bigotti. Che non è ancora finita come forse si comincia a capire da questi ulteriori accenni. Ad Ezio Bigotti ma anche ad Aurelio Voarino di cui oggi torniamo ad interessarci. Faccio tutto questo perché dei giovani apprendano l’arte. Perché, oltre che di amore civico, anche d’arte si tratta. Ad esempio, saper capire, dopo poche battute, osservando gesti, riferimenti temporali, orpelli costosi (orologi, autovetture o motovetture, capi d’abbigliamento, taglio di capelli, compagnie femminili o maschili al seguito, uso disinvolto delle carte di credito, località di vacanze che vengono citati, libri letti o non letti) se ci si trova di fronte a uno che nasconde una qualche abilità nell’arrotondare (a discapito dell’erario e del vantaggio pubblico), si dice che sia la nostra specializzazione. Potete immaginare come si sono sistematicamente ritrovati quelli che, presuntuosamente, ritenendo di avere mestiere sufficiente, hanno provato a tenderci trappole o ha farci pressioni indebite o a valutarci partendo dalla nostra frugalità? Posso citare decine di episodi di teste di cazzo che erano venuti per menare e sono tornati a casa con le ossa rotte. Anzi, povero come sono, devono essere questi ricordi la moneta che mi ripaga. Certamente, a moneta dell’anima (avrebbe detto Machado) non mi posso lamentare, perché di questi sfizi me ne sono tolti abbastanza. Non tutti quelli a cui avrei diritto. Con Voarino in libertà, ad esempio, non ho ancora pareggiato il conto. Anche perché, a differenza di Ezio Bigotti o di altri, lui è doppiamente responsabile perché aveva gli strumenti culturali (conosco il suo maestro iniziatore e so chi lo ha formato e coltivato nei primi anni di “carriera”, in Italia che all’estero) per non ridursi come si è ridotto. Oltre ad aver incontrato il sottoscritto che lo aveva avvertito, con parole e scritti, come sarebbe andato a finire. Oggi, e di questo do notizia all’amico WEB, è accolto naufrago professionale, proveniente stremato psicologicamente dal sodalizio (e dalla subalternità con uno schiavista come Ezio Bigotti) con il Gruppo STI e con quell’ambiente dominato dall’avidità e dall’uso strumentale di chi viceversa dovrebbe solo esclusivamente servire gli Interessi della collettività repubblicana: magistrati, dirigenti ministeriali, appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi di intelligence. A tal proposito torno a chiedere con quella pericolosa petulanza che mi caratterizza, perché uno come Francesco Loreto Sarcina – AISI – è stato arrestato in quanto presso il suo domicilio privato è stato trovato, tra le tante carte compromettenti che avrebbero dovuto stare nell’archivio del servizio, un passaporto intestato a Rodrigo Martinez con la bella faccia di Voarino appiccicata sopra e lo stesso è libero di proporsi come specialista di intelligence e sicurezza senza aver fatto un giorno di carcere? Direte che uno deve pure mangiare. Ma se questo lo fa in accordo con Paolo Il Caldo, al caldo di un super lussuoso esclusivo studio professionale, nel cuore della Capitale, a poche decine di metri da strutture strapagate che dovrebbero sovrintendere alla sicurezza dello Stato, io non solo mi incazzo ma continuo a chiedere giustizia dal momento che il collezionista di cimeli napoleonici (Voarino) prima di finire in vera povertà hai voglia ad andare per mercatini a vendersi bronzi e quadri.

Come vedete, cretini organizzati, ho orecchie e occhi sufficienti per essere andato già questo agosto u.s. a fare un sopralluogo e aver fatto capire, In un colloquio tempestoso a chi non voleva capire, che non era opportuno proseguire su quella strada di collaborazione che continuo a considerare offensiva per come viceversa era stato trattato e accolto, anche con simpatia umana, Paolo il Caldo.

Comunque, come vedete, la “saga” continua e continuerà fino a quando Voarino (ormai non più con Bigotti) non verra a Canossa. E non credo che basterà cospargersi il capo di semplice cenere.

Oreste Grani/Leo Rugens

uomini-uccidono-

P.S.

Sono ancora in attesa dell’esito dell’incauta lite che prima degli arresti dei componenti della sua banda (Bigotti, Amara prima e Sarcina dopo) Voarino mi ha intentato nel tentativo di fermare ciò che non è ormai più fermabile. Se non lo vorrò io e quando lo vorrò io. E questo dal momento che non vi faccio capaci di fermarmi se non minacciandomi, a freddo, attraverso il Sarcina/Giardino (era un sabato mattina, per lui infelice, e in presenza di testimoni) raccontandomi che qualcuno aveva cercato di raccogliere soldi per far uccidere il mio più stretto collaboratore. Ma voi, gente indegna di qualunque forma di rispetto pensate che io, quel pezzo di merda che sono, vi darò pace finche respiro dopo un maldestro tentativo di questa natura? Perché come le cose poi sono andate e i legami certi che sono emersi grazie a chi li ha catturati, non pensate che, vero o falso, so chi, nel dire di Sarcina, fosse il mandate di questo tentativo da operetta di colpirci come se fossimo un Ablyazov qualunque ?

P.S. al P.S.

A voi sembra reato minore cercare di trovare soldi per far uccidere un cittadino irreprensibile? E non parlo ovviamente di me che sono tutto meno che irreprensibile e che qualche volta sarei il primo a volermi uccidere?

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