Signori, si balla! Ma noi della vecchia guardia hic manebimus optime

tempesta6

Recessione? Si ferma la produzione industriale su base annua fino ad un drammatico -19,4%? Tonfo del settore auto? Non solo si sapeva (nella sua marginalità Leo lo dice da tempo non sospetto) ma un crollo di quasi un quinto (-19,4%) potete accettare che non si “vedesse” da mesi? Ed oggi si sfila a Torino per mettere all’angolo quello che è sopravvissuto dello spirito del M5S che aveva vinto le elezioni del 4 marzo 2018. Neanche un anno addietro.

Il cerino rimarrà in mano a Luigi Di Maio, senza se e senza ma. Per affrontare queste complessità ci sarebbe voluto il coraggio di “non” andare al governo con la Lega (i pontieri con la conservazione gattopardesca, con i luoghi comuni, con tutte le idiozie da bar e da posteggiatori abusivi, sono loro e questo non si poteva non sapere), scommettendo sulla crisi economico-finanziaria, ciclica e inevitabile, prevista e prevedibile, che si sapeva si sarebbe diffusa come contagio pestilenziale a partire da un’Europa mancata (e perversa nel suo autolesionismo) a fragile (incredibile dover scrivere fragile) trazione tedesca. Abbiamo provato a chiamarlo bluff questa ipotesi europea il 4 maggio 2014; siamo tornati sul tema il 6/2/2015; e poi il 24/3/2017/ ancora il 26/3/2017; per finire con un altro post “Il Pedaggio di Vilnjus”, il 30/10/2017. E altre decine di volte con riferimenti “dentro” ai nostri post. Quando dico decine, dovrei dire centinaia.

schermata 2019-01-12 a 16.14.44

Ma chi eravamo noi per essere ascoltati quando si è dovuto/voluto dare retta, per le scelte e nelle scelte (chi ha portato fino ad oggi i pizzini metaforici indicando quel nome o quell’altro alle orecchie di Di Maio?) ai troppi Vincenzo Spadafora? Come si fa ad immaginare di andare incontro alla tempesta (sperando che non sia un tifone caraibico spazza tutto) facendosi consigliare da uomini che erano/sono platealmente e notoriamente espressione e continuità, per stile di vita, formazione ideologica, ossequio ai piccoli o grandi boss della Prima Repubblica, il vecchio che permane? E quando dico Repubblica, in realtà dovrei dire, banalmente, il Regno di Luigi Bisignani o la Prelatura dell’Opus Dei. Ecco le Scilla e Cariddi che, viceversa, Giuseppe Grillo da Genova, coraggioso e metaforico eroe nuotatore, aveva saputo affrontare (e tenere a distanza) intraprendendo e portando a compimento la traversata dello Stretto. E per chi conosce le catene di comando occulte che da queste due “agenzie di potere” (ho indicato le due maggiori) si dipanano su-su fino ai veri burattinai (altro che élite) che, Baricco o non Baricco, Mieli o non Mieli, non solo esistono (altro che complottismo paranoico) ma vivono nel perverso desiderio di avere quanti più umani al loro servizio, è chiaro dove sta il guaio che non è la recessione ma la selezione.

La selezione e la formazione di quel ceto dirigente che avrebbe dovuto essere fatto emergere per sguardo visionario, competenza comprovata e polso fermo, visto l’arrivo certo del mare forza 9. Meritocrazia quindi e non piccoli nepotismi da combriccola. Ora vediamo se aver dato ascolto al pupazzo assiso sulle ginocchia di Luigi Bisignani  (il ventriloquo paramassonico, mestatore plurinquisito, che nessuno ha mai potuto/voluto sbattere in galera e lasciarcelo) e alle donne e agli uomini scelti tra i graditi alla Prelatura ecclesiale, ci salverà quando il vento comincerà a ululare e la pioggia a farsi bomba d’acqua. O viceversa, coleremo a picco. A prescindere dal reddito di cittadinanza o dalla giusta indignazione per la sentenza salva Autostrade ieri emessa ad Avellino. Comunque, se una speranza c’è è quella di distribuire reddito (anche se poco) a quanti più persone possibili, certamente tra gli ultimi che, come giurato, non si dovranno lasciare indietro.

jean paul fitoussi

In  questo Jean Paul Fitoussi non solo ha ragione a dare dell’imbecille a Macron ma nel dire che Luigi Di Maio ha ragione e che l’unica speranza di sopravvivere è un po’ di equità e il serrare i ranghi in attesa che passi questa ennesima nottata recessiva, figlia dell’avidità sanguinaria di alcuni a danno di troppi .

Si balla signori e l’Italia lasciataci in eredità ultra decennale dai servi dei servi, non è proprio il natante ideale per andare per mari procellosi. Il fasciame è logoro e le falle numerose. L’equipaggio spropositatamente scelto tra gli amici di Spadafora e Carelli, certamente inadeguato. Avrei preferito che si continuasse a dare ascolto rispettoso a Beppe Grillo, non solo ideatore e fondatore del MoVimento, ma uomo che si era, con coscienza e dedizione, preparato alla traversata dello Stretto di Messina, sconfiggendo Scilla e Cariddi. Appunto.

Noi comunque, sia pure nella nostra marginalità e ininfluenza, non ci tireremo indietro, ora in particolare che topi e vigliacchi tenderanno a scendere dalla nave, che si ipotizzerà in procinto di affondare.

hic manebimus optime

Hic manebimus optime, nel senso che fregandocene delle invasioni dei celti (sarebbero i leghisti di un tempo, con corna e ampolle e, a nostra opinione, nel loro segreto, ancora tali), non abbandoniamo la città.

Anzi, a similitudine di quel leggendario centurione romano, ora che l’ora si fa difficile, piantiamo nuovamente le nostre insegne (siamo liberi grillini della prima ora e portiamo l’onore di non esserci mai voluti iscrivere per farci codazzo di nessuno) e speriamo di essere di buon auspicio (e di indicazione) per i “senatori” in difficoltà.

Fu un episodio di “comunicazione” felice e tempestiva quella riportato da Tito Livio nel Libro V dell’opera “Ab urbe condita”.

Già all’epoca, come forse oggi, la comunicazione si riteneva poter essere tutto. In quel episodio si dice che sia stata determinante. Come certamente sapete, eravamo all’epoca del Sacco di Roma del 390 circa A.C. e i Celti la facevano da padroni.

hic-manebimus-x-e1478457056401

Così Tito Livio:

“… quello che risultò decisivo in quella situazione di incertezza fu una frase pronunciata al momento giusto. Mentre il Senato era in riunione nella Curia Ostilia per dibattere la questione, poco dopo le parole di Camillo, transitarono per caso nel Foro delle coorti in ordine di marcia di ritorno dal presidio e il centurione esclamò proprio nel luogo del comizio: “Pianta l’insegna qui, signifero; questo è il posto giusto per noi“. I senatori usciti dalla Curia, udirono la frase e dissero che la interpretavano come un presagio; la Plebe, accorsa tutta intorno, approvò”.

Hic Manebimus optime, per tanto. Se funzionò all’epoca, vediamo di non tirarci indietro oggi che non si tratta di Brenno ma di un Salvini qualunque.

Oreste Grani/Leo Rugens