«cuore caldo, mente fredda e mani pulite»

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Dzeržinskij ‹dʃ’irˇʃï´nsk’i›, Feliks Edmundovič. – Rivoluzionario russo (Vilna 1877 – Mosca 1926). Prima della Rivoluzione d’Ottobre più volte arrestato, nel 1917 fu chiamato da Lenin a organizzare e dirigere la Čeka contro il brigantaggio e la controrivoluzione. Ricoprì poi (1921) la carica di commissario dei Trasporti e (1924) di capo del consiglio economico supremo. Fonte Treccani.it

dzerzinskij

Nel suo primo anno come capo della Čeka, Dzeržinskij lavorò, mangiò e dormì nel proprio ufficio alla Lubjanka. La sua capacità di sopportazione e lo stile di vita spartano gli valsero il soprannome di «Feliks uomo di ferro».10 Il «vecchio čekista» Fëdor Timofeevič Fomin così illustrò, più tardi, la determinazione con cui Dzeržinskij rifiutava qualsiasi privilegio che non fosse concesso anche agli altri čekisti: Un vecchio inserviente gli portava la cena dalla mensa comune usata da tutti i dipendenti della Čeka. A volte cercava di servire a Feliks Edmundovič qualche piatto un po’ migliore o più gustoso. Feliks Edmundovič lo guardava di traverso con occhi inquisitori e chiedeva: «Vuoi dirmi che tutti hanno avuto questo per cena, stasera?». Il vecchio, nascondendo il proprio imbarazzo, si affrettava a rispondere: «Tutti, tutti quanti, compagno Dzeržinskij». Come Lenin, Dzeržinskij era un incredibile maniaco del lavoro, pronto a sacrificare se stesso e gli altri alla causa della Rivoluzione. «La mia forza» dichiarò nell’ultimo discorso che tenne prima di morire «deriva dal non essermi mai risparmiato.» Dopo la sua morte, queste qualità vennero usate per costruire un ritratto che sembra piuttosto la fiacca caricatura dell’agiografia di un santo medievale. Secondo Viktor Čebrikov, presidente del KGB dal 1982 al 1988: Feliks Edmundovič tentò generosamente di eliminare l’ingiustizia e il crimine dal mondo; sognava un’era in cui le guerre e l’ostilità tra le nazioni sarebbero svanite per sempre. Tutta la sua vita fu coerente con la massima che espresse in queste parole: «Vorrei abbracciare tutta l’umanità con il mio amore, scaldarla e ripulirla dalla sporcizia della vita moderna». Difficilmente San Feliks avrebbe apprezzato l’elogio blandamente comico di Čebrikov, perché il senso dell’umorismo non rientrava tra le sue doti. Però negli anni Ottanta il possesso di tale qualità era quasi d’obbligo per gli «alti umanitari» come Dzeržinskij. Pertanto Čebrikov fece un pallido tentativo per difenderlo dall’accusa di mancanza di humour. Dzeržinskij non era, affermò, «l’asceta che taluni credevano che fosse. Amava la vita in tutte le sue manifestazioni e in tutta la sua pienezza, sapeva scherzare e ridere, amava la musica e la natura». Il culto di San Feliks in seno al KGB ebbe inizio subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1926. Al circolo ufficiali del KGB, in una sala delle conferenze, l’effigie di Dzeržinskij in uniforme, con la maschera mortuaria e il calco delle mani, fu collocata in una bara di vetro come oggetto di venerazione così come lo erano le spoglie imbalsamate di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa. La sua fama sopravvisse intatta all’era staliniana, offuscata solo in parte dal presunto genio di Stalin in fatto di servizi segreti, spionaggio e in quasi ogni altro ramo dello scibile umano.

Andrew, Christopher. La storia segreta del KGB: Gli uomini e le operazioni dei più temuti servizi segreti al mondo (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1026-1050). RIZZOLI LIBRI. Edizione del Kindle.

Anche Dzeržinskij, al pari di Lenin, pur non essendo un uomo crudele, bruciava di odio ideologico contro la classe da cui proveniva. Diceva alla moglie che si era addestrato a essere «senza pietà» nella difesa della Rivoluzione. Uno dei suoi principali subalterni, Martin Ianovič Latsis, scrisse sul periodico «Krasnij Terror» (Terrore Rosso) della Čeka: “Non stiamo combattendo una guerra contro degli individui. Stiamo sterminando la borghesia intesa come classe. Nel corso delle indagini, non cercate di dimostrare che il soggetto ha detto o fatto qualcosa contro il potere sovietico. Le prime domande che dovete porvi sono: a quale classe appartiene? Qual è la sui origine? Quali sono la sua cultura e la sua professione? Le risposte a queste domande devono determinare il destino dell’accusato. In ciò risiedono il significato e l’essenza del Terrore Rosso.”

Andrew, Christopher. La storia segreta del KGB: Gli uomini e le operazioni dei più temuti servizi segreti al mondo (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1077-1084). RIZZOLI LIBRI. Edizione del Kindle.

Lungi dal voler incensare qualcuno o sostenerne la visione politica, chissà mai che qualcuno lo possa immaginare, tuttavia non posso che condividere la necessità che in un epoca “rivoluzionaria” sia indispensabile fare piazza pulita di chi ha le mani sporche. Sicché, se sostituiamo a “borghesia”, “corrotti e corruttori”, con particolare riferimento a coloro i quali rechino danno alla Repubblica con il proprio agire per interessi privati o di altri paesi, non vedo cosa vi sarebbe di male a istituire una qualche forma di “terrore”, nella certezza che, senza arrivare a gulag o forme estreme, siano sufficienti fermezza e durezza con cotanta vigliaccheria. Un discorso a parte merita il potere massonico-mafioso che di tanti vigliacchi si fa scudo e manovratore.

Alberto Massari