Ruote di scorta e code di paglia – Dario Borso

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Tiziano Scarpa difende Battisti, Saviano e Janeczek

Appena uscita

https://leorugens.wordpress.com/2018/10/31/lettera-aperta-a-helena-janeczek-e-roberto-saviano-dario-borso/,

Scarpa via messenger m’inviò una reprimenda di 3.000 battute, dove mi accusava di aver designato i due come estensori dell’appello uscito su Carmilla quando invece erano solo firmatari (estensori: Wu ming, Genna, Vangelisti), e di fare indebitamente il moralista, tanto più che sono passati anni.

Io gli rispondo che nella lettera aperta non parlo di estensori ma solo di firmatari, e continuo: fosti proprio su Il PrimoAmore a definire Saviano “parresiasta”. Pasolini, parresiasta sul serio, il problema dell’autocritica se lo pose, e parresiasticamente abiurò. In parole povere: se da parresiasta affermi una verità e dopo la dimetti (cambi idea), devi parresiasticamente proclamarlo, altrimenti sei parresiasta a metà.

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Scarpa allora in 4.000 battute mi sbozza un ritratto di Saviano eroe perseguitato cui la nazione intera dovrebbe esser grata, sicché criticarlo è moralmente deprecabile. Sul merito, giustifica Saviano per la fretta con cui firmò, invoca ad attenuante il contesto politico (ossia Berlusconi) imputando a me di non averne tenuto conto… poi la giovane età… l’episodio minore… Infine gli insulti (delegittimatore i.e. pro camorra?, invidioso del successo di Saviano, fariseo i.e. infamone) e la sfida a mostrare le mie carte.

Rispondo che dovrebbe conoscerle, in quanto ne ho pubblicate anche su IPA, ad es.

http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article416.

Il mio metodo di ricerca è sempre uguale: filologia e verità. E sempre ugualmente si applica, ci mancherebbe. L’affaire Croce fu un episodio minore, come minore fu l’affaire Battisti. E continuo: ogni fatto ha un contesto e gli appelli in particolare non nascono come i funghi; ma nella fattispecie a chi spetta la contestualizzazione? La mia lettera aperta è una richiesta di chiarimento, non un saggetto. Se uno esterna a mitraglia cambiando ogni volta idea, da che parte sta l’etica? Dalla parte di chi esterna a banderuola, o dalla parte di chi segnala la banderuola? L’unico modo per salvare la parresia in caso di legittimo mutamento d’idea è che il parresiasta (Saviano&Helena qui) motivi – contestualizzando appunto, altrimenti si passa da parresiasti a struzzi. L’appello è ancora in rete con le firme (Scarpa compreso), Saviano tolse la sua nel 2009 con una motivazione bislacca: “Mi segnalano la mia firma in un appello per Cesare Battisti. Vedo che è accaduto nel 2004, due anni prima di Gomorra. Finita lì per chissà quali strade del web e alla fine di chissà quali discussioni di quel periodo. Qualcuno mi mostra quel testo, lo leggo, vedo la mia firma e mi dico: non so abbastanza di questa vicenda, non mi appartiene questa causa.” Trad. simult.: “Non so, non c’ero, se c’ero dormivo” – altro che parresia! E comunque sempre meglio di Helena che tolse la sua di soppiatto.

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Scarpa ora mi dà del provocatore, e individua il mio movente nell’invidia non più solo per Saviano, ma per Helena vincitrice dello Strega. E giù insulti ecc. Quanto a lui firmatario: oggi non lo rifarebbe perché Battisti nel frattempo non ha chiarito e il processo ha introdotto elementi nuovi.

Al che io: ritengo ragionevoli queste tue motivazioni. Ovviamente, dire una cosa in pubblico e criticarla in privato… Parresia, termine né di dx né di sx né di centro, è piuttosto una forma mentis, un carattere, ovvero un’etica. Quattro anni fa cominciai a scrivere una storia del “Domenicale” di Dell’Utri. Pensarono bene di querelarmi per diffamazione, sicché battagliai a Lecce parresiasticamente e parresiasticamente sparai
http://www.minimaetmoralia.it/wp/argonautiche-apocrife/.

Più che giudice supremo, mi sento marziano a Roma, o persiano a Parigi. Cioè: vi vedo da fuori, e vedo cose che non si vedono da dentro. Quando nel 1994 pubblicai Il Giovane Cacciari con Stampalternativa, mi furono mosse critiche analoghe alle tue da giornalisti tipo G.P. Battista (mentre a difendermi furono quelli di “Cuore” dell’Unità, ma soprattutto a esortarmi fu Fortini – e i famosi fatti mi hanno dato ragione).

Scarpa ora mi dà del delegittimatore compulsivo bravo solo a provocare.

Io: il castigamatti è solo il mio secondo lavoro (per il primo googla SBN). Questo nostro dibattito aumenterebbe in parresia se lo rendessimo pubblico.

Scarpa rifiuta e lo scambio s’interrompe, ma il 23 novembre gli invio il file dello scambio aggiungendo: ho corretto i refusi nel mio testo lasciando ovviamente immutato il tuo. Correggendo, mi sono accorto che il tuo punto di vista è stregato dallo Strega; io ho indirizzato la lettera aperta a Saviano&Helena in quanto autore&editor di Gomorra, a motivo della mia ricerca sul giovane Saviano di cui sai. Comunque, se rifiuti la pubblicazione, potrò pur sempre riassumere con parole mie.

E difatti…

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Stamane però, googlando su cattura di Battisti in Bolivia, ho incrociato un post/appello di Nazione Indiana a me ignoto, che diventa dirimente rispetto alla prima obiezione di Scarpa e alla posizione generale di Helena (la quale mi aveva dato via messenger dell’antisemita…): “non ci sembra che vi sia giustizia nel sottoporre una seconda volta, dopo tanti anni, a una procedura di estradizione la stessa persona per la quale era già stata negata una prima volta. Sarebbe come portare di nuovo sul patibolo un condannato a cui all’ultimo momento si era deciso di commutare la pena. Inoltre non ispira un senso di giustizia l’impressione che a dettare i tempi e i modi di questa operazione siano in realtà contingenze politiche interne, per di più da parte di un governo che, in questa stessa materia, si è generalmente distinto nella pratica dei “due pesi e due misure” (rogatorie, immunità parlamentare, rifiuto di ratificare il mandato di cattura europeo….) e nell’attacco frontale alla Magistratura del nostro paese. Ci uniamo perciò all’appello rivolto alle autorità francesi affinché non si prestino a un gioco che più che agli interessi della giustizia e della verità sembra obbedire a logiche di altra natura”. Firmato: S. Baratto, C. Benedetti, I. Ferrari, A. Inglese, H. Janeczek, A. Moresco, A. Nove, T. Scarpa, G. Vasta, D. Voltolini.

Quindi fra l’appello-Carmilla dell’11 febbraio 2004 e i semplici firmatari (1.500 circa nell’arco di 20 gg,) si frappose l’appello-NI del 13 stesso, un corpo intermedio decisivo (se non per estensione, per intensione).

Dario Borso