Alessio Casimirri e la sua allusiva (?) segreteria telefonica

 

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Ora che l’operazione facile facile del recupero di Cesare Battisti (utile, se lo si fa parlare, al massimo per capire il versante parigino di quel guazzabuglio che fu la lotta armata negli anni di piombo) vediamo chi ha mente e coraggio sufficiente per andare a recuperare, a Managua,  Alessio Casimirri. Andare a prendere il vero super latitante e portarlo vivo in Italia sarebbe il segnale di voler cambiare qualcosa in Patria. Comunque, non mi fraintendete, anche facessimo tornare quelli protetti dai “francesi” (alcune decine) non sarebbe niente male ma sempre con la volontà di ricostruire fatti e misfatti.  Torniamo a Casimirri e, chi ha studiato la questione, sa cosa mi preparo a dire. Alessio Casimirri potrebbe fare la differenza ma è estremamente difficile fare l’operazione “Pinocchio nel baule” perché non c’è, dalle nostre parti non solo la mentalità ma un movente di Stato sufficiente per violare una dozzina di regole nazionali e internazionali e far spuntare il “cuoco-ristoratore” in località sufficiente per fare le domande opportune. Per fare le domande opportune bisogna sapere di cosa si parla. Sono passati molti anni e quelli che dovrebbero farle queste domande sono tutti invecchiati e potrebbero essere stanchi o indifferenti ala verità. Se volete sapere come la penso ritengo che Casimirri, Guglielmo Guglielmi, la D’Angelo e qualche altro finiranno i loro giorni nei loro rispettivi letti.  Invece sarebbe interessante a prescindere dalle mosse audaci che si possono solo sognare (tipo incursione e prelievo forzoso) porsi il problema del perché nel ristorante Il Covo del sub, quando non sono aperti e telefoni, una bella voce femminile, cortesemente (e in italiano), ti legge un brano di Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Potrebbe sembrare banalmente una scelta colta e un omaggio al capolavoro di Collodi (Carlo Lorenzini). Potrebbe, viceversa, essere un segnale sofisticato di qualcuno che manda a dire a qualche altro, se fosse ancora vivo o a qualcuno che, sapendo come andarono le cose della sua fuga favorita (una delle tante) potrebbe prendere le decisioni opportune: “Non mi scassate il cazzo, o, facendo riferimento al mondo metaforico massonico che fu celebrato sapientemente da Collodi scrivendo la favola di Pinocchio, comincio a parlare e svelo chi, massone, non solo mi ha fatto agire (quando ero ancora pezzo di legno informe) da burattino (o marionetta con i fili?), ma facendomi “catturare”, a tempo determinato, dai carabinieri, mi ha consentito successivamente di riprendere libero il mio percorso di vita. Ora tornato umano e lavorato il ciocco di legno che ero, vedete di starmi lontano perché ho capito bene a che gioco avete giocato, anche con la mia vita”.

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Oppure, semplicemente, la scelta del brano di Collodi è una rimembranza adolescenziale con una punta di nostalgia della gioventù/vita bruciata, a causa dell’ingaggio subito (da chi dovrebbe essere facilmente ricostruibile) in quegli anni.  Alessio Casimirri aveva 19 anni quando, in Potere Operaio, già si lavorava illegalmente per la degenerazione del confronto politico in lotta armata: questo fu in realtà l’oggetto dello scazzo tra Tony Negri, da una parte, e Franco Piperno/Oreste Scalzone dall’altra. E Casimirri era un ragazzetto di buonissima famiglia cattolica apostolica romana molto preso (affascinato?)  da queste teorie rivoluzionarie. Basterebbe, oltre ai citati, chiedere a Paolo Mieli che non può, coetaneo e militante della stessa struttura, non ricordare Alessio.  Le strutture che “lavorano ai fianchi” Casimirri si chiamarono nel tempo “Lavoro Illegale” e F.a.r.o. (camere di preparazione che poi fornirono la quasi totalità dei militanti delle organizzazioni combattenti romane) basterebbe richiedere a Jaro Novak (quello che, in tempi recenti, voleva infiltrarsi nel M5S dopo che l’operazione era riuscita a sua moglie) e, soprattutto a Valerio Morucci, se Alessio Casimirri ne avesse fatto parte contestualmente ad Alvaro Lojacono. Altro giovanissimo. Tenete conto che quando Lojacono spara a Piazza Risorgimento uccidendo Miki Manthakas non non non ha ancora venti anni. Novak vi potrebbe portare indietro in questi racconti ma nessuno, mi risulta, lo va mai a disturbare.

Tornando a Casimirri e alla segreteria telefonica di ispirazione letterario-massonica, io eviterei di non metterci la testa (si pure per pochi ma attenti minuti) sulla eccentrica scelta. O non la vogliamo considerare una scelta eccentrica?

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Direi di lasciare scritto alcune cose che nei secoli altri hanno detto bene di questo capolavoro.   

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Lettura esoterica

«Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile.»
(Elémire Zolla)

Sulle Avventure di Pinocchio è stata data anche un’interpretazione esoterica, basata tra l’altro sul fatto che Collodi apparteneva probabilmente a una loggia massonica fiorentina; secondo tale lettura, Pinocchio conterrebbe diversi elementi simbolici appartenenti all’antichissima tradizione magica e sotterranea della letteratura italiana, che parte da Apuleio, e attraverso la poesia medioevale di Federico II e Dante Alighieri, approda all’esoterismo del Rinascimento. Pinocchio, in quest’ottica, non è che la storia di un’iniziazione: una marionetta di legno, simbolo della meccanicità della persona, che aspira a ritrovare la sua anima.

I nomi dei personaggi farebbero capo infatti a una precisa terminologia alchemica: Pinocchio sarebbe un composto di pino, albero che nell’ermetismo allude alla ghiandola pineale, e di occhio, ossia la visione associata a tale ghiandola; Mangiafuoco corrisponderebbe a Mammona, che nei Vangeli è equiparato al denaro e più propriamente al potere della mondanità, mentre in Lucignolo è rinvenibile Lucifero che, come il Gatto e la Volpe, cioè le passioni del corpo, distraggono Pinocchio dalla scuola ossia dalla possibilità di accedere alla Conoscenza; nella Fata Turchina si esprimerebbe l’archetipo della Grande Madre, assimilabile a Iside ma anche alla Madonna cristiana, che aiuta infine Pinocchio a ricongiungersi col Padre.

Anche le singole vicende della storia conterrebbero chiavi interpretative attinte dal filone spirituale della classicità letteraria: ad esempio la trasformazione in asino, che rappresenta la caduta nell’animalità, e ricalca l’analogo episodio presente nelle Metamorfosi e ne L’Asino; o Pinocchio fagocitato nel ventre del Pesce-cane, che ricorda il racconto della Bibbia in cui Giona viene inghiottito da una balena, all’interno della quale giunge a ravvedersi e a ritrovare lo spirito di obbedienza a Dio.

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Lettura teologica

«Pinocchio è la narrazione della fuga della creatura dal Creatore (appena Pinocchio è costruito scappa subito) e del ritorno.»
(Giacomo Biffi)

Una visione cattolica del capolavoro di Collodi è offerta dalle riflessioni del cardinale Giacomo Biffi nei libri Contro maestro Ciliegia: commento teologico a “Le avventure di Pinocchio” e Il mistero di Pinocchio e in altri suoi interventi. Sostiene il Biffi che, al di là della laicità dell’autore e delle sue stesse intenzioni, è possibile leggere le vicende del burattino in parallelo con la storia della salvezza secondo il credo cattolico ed elenca a tal fine sette misteri, cioè sette punti chiave, presenti nel racconto:

  1. il creatore che vuole essere padre: Geppetto come Dio, pur avendo costruito la sua creatura da una materia grezza, da subito lo chiama ad essere suo figlio, ad assumere la sua stessa natura;
  2. il male interiore: a Pinocchio, come all’uomo, vien detto qual è il suo bene, ma disobbedisce scegliendo sempre l’alternativa peggiore;
  3. il male esteriore alla creatura: Pinocchio, come l’uomo, è insidiato da intelligenze maligne, diabolicamente più astute di lui (il Gatto e la Volpe, l’Omino di Burro);
  4. la mediazione redentiva: Pinocchio non avrebbe alcuna possibilità di salvezza senza l’intervento della Fata Turchina e di altre creature benevole quali sono, nel pensiero cristiano, gli angeli e i santi;
  5. il padre, unica sorgente di libertà: Pinocchio non può restare prigioniero di Mangiafuoco, perché a differenza degli altri burattini ha la consapevolezza di avere un padre. La liberazione, dunque, sarebbe frutto del sentirsi partecipi di una realtà superiore ai tiranni di questo mondo;
  6. la trasnaturazione: Pinocchio assume la natura del padre quando realizza nel suo essere la vocazione filiale e cambia vita per amore di Geppetto;
  7. il duplice destino: mentre Lucignolo, rimasto asino, muore, Pinocchio, con un ultimo intervento ex machina della Fata Turchina, riceve una nuova vita.

La Fata rappresenta, secondo Biffi, il principio della grazia cioè “la necessaria mediazione salvifica, che secondo la fede è svolta dal Figlio di Dio fatto uomo, il quale prolunga la sua azione nella storia per mezzo della Chiesa”.

Oltre alle opinioni di Biffi, sono da segnalare altri autori che concordano con il prelato o se ne discostano anche tenendo conto del punto di vista protestante.

 

Io aggiungo solo che l’ambientazione di Pinocchio è certamente in Toscana, terra massonica ma anche, secondo alcuni, il territorio dove molte cose “romane” che presero forma in quegli anni si decidevano a Firenze, Arezzo, Siena e dintorni.