Lino Banfi? Lo Vuole il Cuore?

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Cari lettori, come spesso ho ricordato, ho una certa età. Sono pertanto anziano, se non vecchietto. In realtà, per la vita fatta e per le cose che mi hanno appassionato, è come se avessi almeno 10 anni in più di quelli anagrafici. Sono pertanto “coetaneo” di Lino Banfi che ha 82 anni. Premessa bislacca per chiarire subito che dare un incarico a qualcuno, sia pur ad un ultraottantenne, non è di per se un errore.

Viceversa dargli visibilità in un organismo delicatissimo (avete letto bene) come l’UNESCO, potrebbe essere almeno, diciamo così, sommessamente, senza voglia di litigare, ma veramente addolorato, un’occasione mancata. O, come vedremo più avanti, potrebbe essere una decisione che rivela “ingranaggi della mente” di alcuni uomini e donne preposti al Sistema Paese che richiederebbero approfondimenti, se non pubbliche spiegazioni.

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Ho detto che l’UNESCO è un organismo delicatissimo e questa affermazione ha bisogno di qualche parola in più. Sempre con la precisazione che sono un vecchietto semi-rincoglionito di 72/82 anni e che, come Lino Banfi, non ho alcun titolo accademico riconosciuto dallo Stato. So no banalmente un po’ vissuto, come Banfi nel suo mondo, ma niente di più. Io me la sono fatta anche con brutta gente (terroristi eversori, servi di paesi terzi) e lui con attrici procaci. Ma basterebbe guardare chi attualmente presiede l’UNESCO – Italia (Franco Bernabè) per capire che Grani, quando dice “delicatissimo” si avvicina alla realtà. Bernabè, infatti, non solo è uno degli uomini più potenti del vostro Paese ma è anche dotato di cultura raffinata. Arriva ad essere, ad esempio, uno dei maggiori appassionati (e conoscitori) di archeogemme, di litoterapia e dell’iniziatico mondo che intorno a questi antichi “gioielli/sigilli” si articola. Dico questo perché tra le mille e mille cose che ho fatto nella vita sono stato anche l’editore di “Archeogemmologia“, volume rimasto unico nella sua preziosità, stampato all’epoca in duemila copie, tutte andate vendute in pochi mesi pur costando nel lontanissimo 1990, ben 120.000 lire. Il giorno della presentazione del volume alla Biblioteca Nazionale Centrale a Castro Pretorio a Roma (ci mettemmo nel grande atrio), Franco Bernabè, che aveva da fare ben altro essendo in quel momento AD dell’ENI, era seduto in prima fila e mi si rivelò essere amico intimo (anche per passione culturale condivisa) dell’autore del volume Albert Molayem.

Questo per dire che dal Presidente a scendere, l’UNESCO (anche Italia) è un luogo non minore. Non a caso dall’UNESCO sono “usciti”, in tempi diversi ma sostanzialmente con le stesse motivazioni, paesi di un qualche peso come gli USA o Israele. Dentro l’UNESCO, più che frizzi, lazzi o smutandamenti, si trattano questioni diplomatiche legate ai grovigli bituminosi che avvolgono il globo. Non c’è cosa di cui non si è interessata, con largo anticipo, l’UNESCO che non sia diventata nel tempo (mediamente ci vogliono anni per dare  forma a ciò che si delibera in quell’organismo) un elemento discriminante in geopolitica. Faccio due banali esempi: la “Via della seta” è stata prima (decenni addietro) materia di interesse UNESCO e poi, spero che lo sappiate, quella scelta logistico-commerciale è emersa come uno dei temi di politica internazionale più complessi oggi sul tavolo. Così, anche se può sembrare cosa minore e per addetti ai lavori, quanto si è articolato tra i potenti della terra per arrivare al finanziamento e l’edificazione della Biblioteca di Alessandria d’Egitto. Per non parlare del Progetto Ipazia dedicato alle donne scienziate nel Mondo e non alle furbe pronte a farsi smutandare perfino dall’avvocato Gianni Agnelli, silente il solito marito compiacente. Di queste grandi problematiche e delle loro implicazioni geopolitiche si discute all’UNESCO. Vuol dire che chi sussurra a Luigi Di Maio scelte tipo quella di nonno Banfi o non sa un cazzo neanche di UNESCO o, viceversa, ed è la versione di Leo Rugens, ne sa troppo e, con passo grave, ha indotto scientemente a questa scelta autolesionistica non solo i vertici del M5S ma, al tempo, quelli del governo della Repubblica Italiana. E questa non è cosa buona e giusta. Anzi, è cosa grave. Anzi, in un crescendo senza limiti, è cosa gravissima. Certamente più grave che qualche battuta pecoreccia che gira nei soliti media dopo la cazzata (si può chiamare cazzata quella fatta da poche ore?) di questa nomina. Il dietrologo/complottista che prevale sempre e comunque in me, dice che se il M5S (e di conseguenze come ho detto e ribadisco il Governo della Repubblica) fosse la bocciofila di un centro minore della bellissima Regione Puglia, associazione ludica rianimata con i fondi raccolti dalla onlus “Lo Vuole il Cuore“, Borgo Pio 141- Roma, attività filantropica a due passi dalla città del Vaticano, promossa a suo tempo da Lino Banfi e da altri personaggi del mondo cinematografico (a Roma si chiamano cinematografari), sarebbero cazzi suoi (di Banfi) e del medico che lo cura. Ma essendo, come ho appena detto (ma aggiungerò altro di cui si discute in UNESCO perché si capisca, la gravità dell’occasione mancata), questioni che riguardano gli affari dello Stato, non ci sto e mi alieno le ultime simpatie possibili.

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Non si può, dopo aver fatto passi importanti in politica sociale  come il reddito di cittadinanza, decisione coraggiosa (al di là delle complessità attuative che comunque sono moltissime e si vedrà) che abbassa i livelli di aggressività in una società divenuta troppo ingiusta  e in quanto ingiusta insicura, bilanciare (ma siamo pazzi?) questa scelta consentendo facili frizzi e lazzi a gente che viceversa andrebbe “rasa al suolo”, legalmente parlando. E voi invece gli date respiro? MA CON CHI STATE? Mentre la scelta di denunciare la politica estera (cioè tutto) francese in Africa stava, timidamente, facendo risalire di credibilità (comunque da poche ore si era aperto un confronto serio e impegnativo sul fronte di cosa si debba intendere per neocolonialismo francese), della componente a cinque stelle del Governo Conte, dichiarare (implicitamente questo si è fatto) che nulla si sa di questi luoghi di diplomazia, anche sommersa, è stato un passo che non posso attribuire ai vertici svelati del MoVimento ma a qualcuno che per motivi che andrebbero subito esplorati, non solo rema contro, ma oggettivamente svolge cronometricamente un lavoro da abile sabotatore. Sono facilmente definibile un complottista? Vediamo. Nel momento in cui ragionando di Africa francofona (e quindi indirettamente aprendo un fronte complesso su Fincantieri, Alitalia, ed io aggiungo, sull’acqua che deve essere pubblica/rifiuti/energia/telecomunicazioni come poi vedremo quando guarderemo da vicino il problema di Vincente Bollorè e della sua Veolia) finalmente insediamo un tavolo strategico mediterraneo, non riusciamo a fare una scelta diversa dal (per alcuni) simpatico Nonno Banfi? Ma esiste un luogo di ragionamento complessivo che ricorda che tutto si tiene nella società della comunicazione? Questa decisione bizzarra non può non far sorgere il dubbio che ci sia una regia ma che è tragicamente ed abilmente maligna che mentre vede sostanziarsi timidi passi utili alla ripresa di una egemonia che 11 milioni di elettori volevano che fosse a cinque stelle, decide che tutto deve tornare a farsi confuso prestando il fianco al gioco dei battutari disinformatori di professione. Dobbiamo porci il problema di chi, sotto rete, alza palle loffie perché altri facciano punto. E se lo si individua buttarlo fuori squadra. Non farlo sedere semplicemente in panchina. Ho lasciato, come faccio sempre per una forma ultima di rispetto dell’altro da me, un indizio in questo sofferto post su come si faccia a risalire a chi, scegliendo/suggerendo Banfi, ha ben svolto il compito di quinta colonna. Questa degli indizi e sommessi avvertimenti (questo posso fare non avendo accesso ad altra modalità e nella mia marginalità e ininfluenza) perché ci si fermi interrompendo una deriva pericolosa che indebolisce le istituzioni scelte, ricordiamolo, democraticamente il 4 marzo del 2018, giorno in cui 11 milioni di italiani hanno indicato una strada ben chiara che, passo dopo passo, va confermata, anche se non soprattutto difendendola dai sabotatori. I sabotatori della volontà popolare sono eversori della convivenza pacifica e come tali andrebbero trattati, Non si può fare questo casino gratis. Anzi, strapagati con i soldi della collettività. Anzi, prima di tutto, per non farsi complici di episodi di questa gravità che ri-definisco eversiva, si deve fare pulizia scovando (questa volta è facile-facile) i doppiogiochisti, proni per scelta antica ai soliti pupari. Banfi non ha colpa alcuna ma chi ha suggerito Banfi, certamente, qualche spiegazione al Paese, sarebbe interessante che la desse.  Anche perché, torno in modo maniacale (ma penso di essere nel giusto) i soldi che pagano questi sabotatori della volontà popolare, sono pubblici, anche se passano formalmente per i C/C del M5S.    

Torniamo all’UNESCO. Basta leggere con la dovuta attenzione la scheda che segue (fonte apertissima) e aggiungere una riflessione sull’acronimo UNESCO che ha dentro i termini Educational, Scientific e Cultural. Le tre parole strategiche sono precedute da una U, come United e da una N, come Nations. Aggiungo un documento interno all’UNESCO a firma di tale Vincenzo De Luca. Se oggi andate in rete il Vincenzo De Luca che esprime la sua opinione su Banfi (è tra le prima notizie indicizzate in Google) è quello a voi noto quale Crozza/De Luca di Salerno. Quello che, viceversa, firma la lettera che allego è omonimo ma è ministro plenipotenziario e svolge altra funzione che governare la Campania e offrire spunti a Maurizio Crozza. Chissà cosa pensa il De Luca – Unesco della nomina in oggetto. Questo per dirvi che la confusione, in rete e nelle sedi internazionali, dopo la mossa autolesionistica, è grande e tra pizze patrimonio UNESCO e Vincenzo De Luca il politico che vi garantisce che Banfi gli è simpatico, la politica estera italiana che sembrava prendere una strada seria (Di Maio e la Francia, Tofalo a lungo in USA, Fico e il caso Regeni, Morra e l’internazionalizzazione della lotta alle mafie) potrebbe fare, a mo’ di gambero, non pochi passi indietro.

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Torniamo al peso che comunque ha questo organismo in attività da oltre 70 anni.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (in inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, da cui l’acronimo UNESCO, pron. /uˈnɛsko/o, meno consigliata,/uˈnesko/) è stata fondata durante la Conferenza dei Ministri Alleati dell’Educazione (CAME). La Costituzione dell’UNESCO è stata firmata il 16 novembre 1945 e la sua entrata in vigore è del 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati.

L’UNESCO è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo[3] di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” quali sono definite e affermate dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

L’UNESCO venne messa a punto durante lavori preparatori che si ebbero tra il 16 novembre 1945 e il 4 novembre 1946, nell’ambito della Conferenza dei Ministri Alleati dell’Educazione (CAME). Questo gruppo di Ministri dell’Educazione dei Paesi Alleati contro il Nazismo si riunì la prima volta a Londra nel 1942, in piena seconda guerra mondiale.

Già a partire dal 1942 si manifestò tra i ministri europei, e per iniziativa della Gran Bretagna, l’esigenza della creazione di un organismo sovranazionale in grado di diffondere la cultura della pace, della democrazia e dell’uguaglianza degli uomini che si sarebbe dovuto occupare delle questioni intellettuali nel dopoguerra. Quasi immediatamente si sviluppò l’idea di costituire una organizzazione internazionale che avesse un impatto globale.

Durante la Conferenza del 1943 venne redatto il testo dell’Atto Costitutivo dell’UNESCO, la Costituzione dell’UNESCO, che è stato firmato il 16 novembre 1945 ed è entrato in vigore il 4 novembre del 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati: Arabia Saudita, Australia, Brasile, Canada, Cecoslovacchia, Cina, Danimarca, Egitto, Francia, Grecia, India, Libano,Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Stati Uniti d’America, Sudafrica e Turchia.

L’Italia è stata ammessa l’8 novembre 1947 all’unanimità durante la seconda sessione della Conferenza Generale che si svolse a Città del Messico. Ammissione che fu perfezionata subito dopo, il 27 gennaio 1948, con il deposito a Londra dello strumento di ratifica dell’Atto costitutivo dell’Organizzazione da parte del nostro Governo. Questo riconoscimento ebbe il valore morale di un primo passo verso l’ammissione dell’Italia all’ONU, che stava purtroppo incontrando proprio in quel periodo notevoli difficoltà. In Italia, ad ogni modo, una volta resa esecutiva con il Decreto presidenziale del 12 luglio 1949 la Convenzione di Londra sull’UNESCO, fu istituita la Commissione Nazionale per l’Educazione, la Scienza e la Cultura con il Decreto Interministeriale dell’11 febbraio 1950″.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale molti stati hanno deciso, per questioni collegate alla storia politica interna e alle vicende internazionali, di non partecipare più all’UNESCO ma sono poi tornate sui loro passi e attualmente l’Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e lo Sviluppo conta 195 Stati Membri e 10 Membri Associati.

Sono membri dell’UNESCO, all’aprile 2016, 195 Paesi più 10 Membri Associati. Il quartier generale dell’UNESCO è a Parigi ed opera programmi di scambio educativo, scientifico e culturale da Uffici Regionali che svolgono la propria attività su quasi la totalità del Pianeta. I progetti sponsorizzati dall’UNESCO comprendono programmi scientifici internazionali; programmi di alfabetizzazione, tecnici e di formazione degli insegnanti; progetti regionali e di storia culturale; e cooperazioni internazionali per conservare il patrimonio culturale e naturale del pianeta e per preservare i diritti umani.

Fu responsabile della fondazione dell’OANA. L’UNESCO fornisce fondi al Consiglio internazionale per la scienza.

Una delle missioni dell’UNESCO è quella di mantenere una lista di patrimoni dell’umanità. In questo l’Italia dovrebbe avere un peso. Questi sono siti importanti culturalmente o dal punto di vista naturalistico, la cui conservazione e sicurezza è ritenuta importante per la comunità mondiale.

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Dal 2004 l’UNESCO promuove il Network delle Città creative, a cui appartengono nove città italiane:

  • Bologna (categoria Musica)
  • Pesaro (categoria Musica)
  • Fabriano (AN) (categoria Artigianato e Arti popolari)
  • Carrara (categoria Artigianato e Arti popolari)
  • Milano (categoria Letteratura)
  • Torino (categoria Design)
  • Parma (categoria Gastronomia)
  • Alba (categoria Gastronomia)
  • Roma (categoria Cinema)

L’UNESCO è rappresentata da propri ambasciatori e promuove il Forum Universale delle Culture, che nel 2013 ha avuto luogo a Napoli.

La Commissione nazionale italiana è guidata da Franco Bernabè e ha sede a Piazza Firenze, a Roma.

Il 15 gennaio 2016 si è ufficialmente costituito il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, con un importante evento presso il Palazzo Giustiniani del Senato della Repubblica e l’Istituto Treccani. I 20 gruppi regionali attivi su tutto il territorio italiano rappresentano il primo esempio mondiale di Commissione Giovani per UNESCO in una nazione. Il Comitato Giovani suddiviso in task force interregionali che operano a livello nazionale, è impegnato in progetti di comunicazione, fundraising, organizzazione eventi sul territorio, nelle scuole e nella realizzazione di progetti culturali (dall’arte allo sport) sul territorio italiano (per il momento) nonché nella promozione della missione UNESCO. La Commissione Giovani cresce costantemente compatibilmente con i suoi impegni e necessità e i suoi concorsi sono ciclicamente aperti per raggiungere volontari meritevoli in un range tra i 20 e i 35 anni di età.

L’UNESCO è stata a volte al centro di controversie. Durante gli anni settanta e ottanta le nazioni occidentali, specialmente gli Stati Uniti e il Regno Unito, ritenevano che venisse usato dai paesi comunisti e dal terzo mondo, come forum per attaccare l’occidente. L’UNESCO sviluppò un piano chiamato “Nuovo Ordine Internazionale dell’Informazione“, per fermare le presunte bugie e la disinformazione che veniva diffusa nelle nazioni in via di sviluppo. L’occidente lo respinse come un tentativo del terzo mondo e di alcuni regimi comunisti di distruggere la libertà di stampa; gli Stati Uniti si ritirarono dall’organizzazione in segno di protesta nel 1984 e il Regno Unito nel 1985 (il Regno Unito ha nuovamente aderito nel 1997 e gli USA nel 2003).

Il 31 ottobre 2011 l’Assemblea generale dell’UNESCO ha accettato l’adesione della Palestina, con una votazione che ha visto 107 voti a favore, tra i quali quelli di Francia, Cina e India, e l’astensione di 52 altri Paesi, tra cui il Regno Unito. L’ammissione della Palestina ha creato un attrito politico con gli Stati Uniti e altri stati contrari, con un arresto dei finanziamenti a favore dell’organizzazione da parte di Stati Uniti e Israele. Il 12 ottobre 2017 gli Stati Uniti dichiarano la loro uscita dall’UNESCO. Il Dipartimento di Stato motiva la decisione sostenendo che negli ultimi anni la posizione dell’UNESCO ha assunto “persistenti pregiudizi anti-Israele”.  La decisione avrà effettivo valore a partire dal 31 dicembre 2018.

Nel febbraio 2012 l’UNESCO ha organizzato una conferenza su WikiLeaks non ammettendo ai lavori l’organizzazione di Julian Assange.

Direttori

  1. Julian Huxley (1946 – 1948)
  2. Jaime Torres Bodet (1948 – 1952)
  3. John Wilkinson Taylor (1952 – 1953)
  4. Luther Evans (1953 – 1958)
  5. Vittorino Veronese (1958 – 1961)
  6. René Maheu (1961 – 1974)
  7. Amadou-Mahtar M’Bow (1974 – 1987)
  8. Federico Mayor (1987 – 1999)
  9. Kōichirō Matsuura (1999 – 2009)
  10. Irina Bokova (2009 – 2017)
  11. Audrey Azoulay (2017 – attuale)

La sede mondiale dell’UNESCO si trova a Parigi. All’interno di questo quartier generale trovano spazio per essere ospitati 186 stati. La struttura venne realizzata dai 3 designer Pier Luigi Nervi, Bernard Zehrfuss e Marcel Breuer, sotto la supervisione di un gruppo di 5 architetti di fama internazionale, chiamato Les Cinq, formato da Lucio Costa, Walter Gropius, Le Corbusier, Sven Markelius e Ernesto Nathan Rogers. Il complesso è formato da tre edifici principali, l’edificio a Y che ospita la segreteria generale dell’UNESCO, l’edificio a cura di Pier Luigi Nervi che contiene la sala conferenze, infine la sala del consiglio è nell’edificio ideato da Bernard Zehrfuss.

Grani Oreste/Leo Rugens