LEADERSHIP e Alternativa del diavolo. Ovvero il guaio in cui oggi si trova Luigi Di Maio

le28099alternativadeldiavolo.

Il Presidente degli Stati Uniti lesse il memorandum con un’espressione sempre più inorridita. «Ma è spaventoso – disse, quando ebbe terminato. – Non ho alcuna possibilità di scelta. O piuttosto, qualsiasi scelta faccia, degli uomini moriranno».

Adam Munro alzò gli occhi su di lui, senza la benché minima simpatia. […]

«É già accaduto altre volte, signor presidente – disse con fermezza – e senza dubbio accadrà ancora. Noi, nell’Azienda, chiamiamo la cosa “l’alternativa del diavolo”».

Frederick Forsyte, L’alternativa del diavolo.

Sono trascorsi quasi vent’anni da quando cominciai un documento sulla leadership (sapete di quell’argomento di cui ancora si prova a ragionare nel tentativo di cavare un ragno dal buco) con la citazione che oggi riporto prendendola fedelmente dal testo originale. In realtà sul testo di Forsyte avevo esercitato un’autocensura per evitare di lasciare scritte parole troppo forti nei confronti del mondo politico e del suo cinismo. 

Oggi riproduco il testo originale preso dal volume che ho conservato dal lontano 1980, anno in cui lessi il racconto di “fantapolitica” (fanta un cazzo come gli avvenimenti successivi sul Pianeta testimoniarono e confermano di giorno un giorno) nella edizione degli Oscar Mondadori.

William Matthews (il Presidente degli Stati Uniti ndr) lesse il memorandum con un’espressione di crescente orrore.

“Ma è spaventoso” disse quando ebbe terminato. “Non ho alcuna possibilità di scelta. O piuttosto, in qualunque modo possa decidere, degli uomini moriranno.”

Adam Munro (l’agente segreto inglese protagonista del libro ndr) alzò gli occhi su di lui, senza la benché minima comprensione. A suo tempo aveva imparato come, in linea di principio, gli uomini politici siano ben poco contrari alla perdita di vite umane, purché non risulti in pubblico che vi è coinvolta la loro responsabilità personale.

“E già successo altre volte, signor presidente” disse con fermezza “e senza dubbio succederà ancora. Noi nell’Azienda (i servizi segreti inglesi ndr), chiamiamo la cosa “l’alternativa del diavolo”.

Le differenze mi sembrano evidenti e mi scuso ancora oggi per la viltà dell’autocensura. Feci male tanto i politici dell’epoca (ed altri) non capirono un cippa di quello che volevo dire/anticipare.

Ipazia-logo

Potevo dirlo e lasciarlo scritto “offensivo” come se lo meritavano. Il testo dei primi del millennio proseguiva così:

Un gruppo dirigente che sia pienamente tale deve evitare, mediante l’esattezza delle sue previsioni, informazioni, analisi, che un leader, a qualsiasi livello, si trovi in quella che è chiamata l’alternativa del diavolo, cioè l’obbligo di decidere tra due scelte ugualmente negative. Solo a questa condizione può delinearsi una leadership autonoma da condizionamenti e quindi in grado di esercitare la propria funzione.

Leadership è la capacità di guida in un procedimento decisionale consensuale e condiviso. Essa si contrappone, da un lato, al caos della miriade di impulsi di volizioni, interessi, proposte che, provenendo da un qualsiasi contesto di forze in contrasto tra loro, non trovano una mediazione e creano disordine e anarchia e una permanente conflittualità; e dall’altro lato si oppone a un’imposizione autoritaria della volontà, che annulla o deprime la molteplicità delle idee e genera una rigida gerarchia tra “capo” e sottoposti, con tutte le degenerazioni che questa comporta: di conformismo, di ortodossia, di sclerosi del pensiero.

La pratica della democrazia è connaturata al concetto di leadership. Tutte le idee vi trovano libera espressione, senza censure o autocensure, in un confronto aperto che arricchisce di utili apporti l’analisi delle situazioni e la ricerca dei modi di intervento. Ma da questo dibattito il leader ricava una propria indicazione di guida che trae giustificazione e autorevolezza dall’essere la sintesi di un processo di ricerca collettivo e insieme dal dare a questo processo una risposta motivata. La decisione finale non viene imposta di autorità dal vertice, ma si forma invece attraverso un lavoro in comune, che si conclude tuttavia in una scelta univoca, impegnativa per tutti, scaturita da un metodo di “persuasione”. Si può pensare a un gruppo dirigente in cui tutti partecipano alla formazione delle scelte e tutti sono corresponsabili della loro attuazione, ma dove proprio questo metodo di coinvolgimento conferisce alla volontà del leader pienamente la sua funzione di guida.

Leadership è sinonimo dunque di egemonia, cioè di una preminenza esercitata, nell’ambito di una libera consultazione, sulla base della qualità delle proposte e delle decisioni formulate.

La leadership è essenzialmente laica, nel significato più ampio del termine. La dipendenza, nel processo decisionale, da un credo ideologico vanificherebbe infatti inevitabilmente la libera ricerca, prefigurando o condizionando fin dall’origine la formazione delle scelte.  Essere laico in questo caso significa commisurare le decisioni esclusivamente sulla qualità dei fini e sulla congruenza dei mezzi per raggiungerli. E significa ugualmente disponibilità assoluta alla tolleranza, al dialogo, alla comprensione dell’altro da sé.  S’intende che nella “qualità” dei fini entrano molte componenti: accanto alla liceità etica, alla fondatezza scientifica, al progresso tecnologico, rivestono pari importanza la convenienza economica e l’utilità pratica sia a livello del gruppo che ne è promotore, sia a livello dell’interesse generale e della “qualità della vita” della collettività.

La leadership implica per sua natura un elemento utopico, cioè una prospettiva di cambiamento. La semplice conservazione dello stato delle cose non esigerebbe una capacità di guida; essa richiede tutt’al più un equilibrio (sempre instabile) tra le forze in contrasto, una sorta di accordo diplomatico tra interessi consolidati. Guidare un gruppo, un’istituzione,  un partito, una società significa interpretare il loro divenire, le loro energie emergenti, le loro potenzialità di progresso, finalizzandone il movimento a un disegno ordinato, razionalmente e responsabilmente governato. Per fare questo è necessario spostare in avanti, in un luogo altro (l’utopia, modello ideale ma realizzabile) la linea del consenso, il che implica sia la critica alle situazioni esistenti sia un positivo orientamento verso forme innovative. Come il pensiero laico, anche l’utopia così definita – misurandosi dinamicamente sulla realtà – si contrappone alle ideologie, alla loro tendenziale rigidità e ortodossia.

La cultura è il nutrimento essenziale della leadership. Soltanto le idee, in tutte le loro accezioni (riflessione critica, autoconsapevolezza, responsabilità etica, conoscenza attraverso le arti, espansione del senso positivo della vita e della sua fruizione), possono infatti assicurare la fondatezza e la ragione stessa di un’egemonia. E possono trasferire la convivenza tra gli uomini a ogni livello, dalla conflittualità quotidiana di interessi particolaristici, a una prospettiva di sviluppo nel futuro, com’è nella natura della mente umana e nelle inarrestabili conquiste della scienza.   

Sono passati due decenni e in queste ore qualcuno ha saputo mettere Luigi Di Maio e il vertice del M5S in una sorta di alternativa del diavolo. Vediamo se in questa situazione di trasposizione dal romanzo alla realtà, qualcuno sa assumere il ruolo risolutivo di “Adam Munro”.

Comunque, un gruppo dirigente che si voglia considerare tale (che nessuno si offenda) doveva evitare, mediante l’esattezza delle previsioni (quanto sta accadendo era previsto e prevedibile), di trovarsi dove adesso si trova: in piena alternativa del diavolo.

Sperando che almeno sia “alternativa del diavolo” e non banali conseguenze di scelte più consone ai mitici Ladri di Pisa che a politici impegnati in uno scontro dialettico e culturale. Un tempo si sarebbe detto “ideologico”.

Oreste Grani/Leo Rugens  

P.S.

Disperato, alcune ore addietro, un giovane nigeriano si è suicidato buttandosi sotto un treno. Furbetto? Difficile. Spacciatore? Non credo. Pappone senza più pappa? Lo escludo.

Meditate gente, meditate.

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

oppure un bonifico a Oreste Grani – IBAN  IT98Q0760103200001043168739