La lunga ombra dell’Eliseo sull’Italia: possiamo accettare che i francesi facciano le fighette offese?

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Se uno sa di me e di questo blog può pensare che potrei avere piacere di quanto è in essere tra la Francia e l’Italia. Ma sbaglierebbe. Sono preoccupato grandemente di “come” stiamo arrivando dove certamente non si poteva non arrivare. E in quel “come” che si celano le mie preoccupazioni. Che si dovesse arrivare ad un chiarimento con Macron e con quegli ambienti finanziari (molti personaggi che pesano in Francia appartengono a logge massoniche che non vanno confuse con gli scartini nostrani) che lo hanno inventato e messo in orbita, è un dato certo.

La preoccupazione è che senza un processo di formazione e di avvicinamento ragionato (che ritengo non ci sia stato a sufficienza) a tale confronto/scontro, i “nostri” potrebbero risultare impreparati/inadeguati.

La Francia è ingarellata sui terreni che ho sentito, a spizzichi e bocconi, proporre come base di scazzo con i vicini, da sempre e, per “sempre”, intendo dire almeno da quando è scesa in Italia seguendo le scelte militari e di grandezza di Napoleone Bonaparte.

La Francia, pur incasinata come è (ma chi non lo è nella vecchissima Europa compresa l’Inghilterra che Europa non è mai stata?), non va sottovalutata perché ha dei fondamentali (non parlo di economia di cui so troppo poco) con cui chiunque fosse attratto dai crogioli geopolitici, sa che ci si deve confrontare, e, nel confrontarsi, sia pur con coraggio e volontà strategica, si deve operare con la massima prudenza.

I francesi (e mi scuso dello stereotipo che fa di tutta l’erba un fascio) sono pericolosi e vendicativi.

Come al solito (perché di questo mi piace scrivere o alludere) mi riferisco prioritariamente ai servizi segreti e ad organismi di intelligence sperimentati, sulla piazza, da decenni.

In queste ultime settimane ho sentito alcuni nostri governanti alludere alla politica neocolonialista in Africa dei vicini. Nella nostra semplicità ci siamo permessi di scrivere di tali luoghi di elaborazione strategica sin dalla nascita del blog nel 2012 (vedi link 1 & 2) dedicando al tema un post che oggi vi invitiamo a riconsiderare. Se non vi bastasse, potreste sempre leggere o ascoltare l’intervento di Alberto Massari tenuto il 21 luglio 2017 nell’ambito del Convegno “Intelligence Collettiva – I servizi segreti del Mondo” organizzato da Angelo Tofalo e Michele Maffei, prima che l’onorevole Tofalo assumesse responsabilità di Governo.

Parimenti vi suggerisco di andare a recuperare, nelle pieghe degli altri articoli, ogni riferimento a chi, dalle nostre parti e nelle nostre istituzioni, è in realtà arruolato/iscritto al “partito della Légion d’honneur”

SIAMO SICURI CHE LA LEGION D’HONNEUR FRANCO BASSANINI SIA L’UOMO ADATTO A GUIDARE LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI?

Se vi fermaste viceversa ai pochi cenni che i nostri troppo giovani governanti posso fare in queste ore, denunciando con coraggio e lungimiranza le interferenze dei vicini/cugini, non ne verreste a capo.

Parliamo di cose ben più gravi di quelle a cui si sono dedicate semplici allusioni. Come vedete i cugini/serpenti, nonostante i nostri in realtà gli abbiano detto poco o niente, si sono talmente incazzati da richiamare l’ambasciatore! Ci deve essere un motivo e una famosa coda di paglia. Forse cominciano a ipotizzare che questi grillini potrebbero essere più problematici di quanto avessero ipotizzato.

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Paradossalmente dico che bene hanno fatto i francesi a ritirare l’ambasciatore perché ce n’è ben altro che ci divide ed è ora di parlarne. I servizi francesi (ovviamente per loro intendiamo i presidenti che si sono alternati all’Eliseo), non mi risulta abbiano spiegato, né in chiaro né in sedi riservate o informali, tanto per fare un esempio, come e perché abbiano favorito l’insediarsi a Parigi dei fuori usciti del Superclan (che non era una band canora alla Celentano) da cui, in tempi strettissimi una volta trasferitisi a Parigi i promotori in fuga dall’Italia (Duccio Berio, Vanni Mulinaris e Corrado Simioni) mentre ad opera di Carlo Alberto Dalla Chiesa venivano decapitate le BR di primissima generazione con gli arresti di Curcio-Cagol-Franceschini, nacque la Scuola/Centro studi Hyperion da cui non solo si genera tutto il terrorismo filoguidato che ciclicamente ci ha messo in ginocchio, ma in particolare quella “botta” determinante per il nostro azzeramento nel Mediterraneo che non è l’assalto alla Libia di Gheddafi (che comunque non è stato uno scherzetto da teppisti di San Basilio) ma l’assassinio di Aldo Moro. Fine di Moro che ha segnato irreversibilmente l’inizio del declino italiano. La CIA (o realtà similari folcloristicamente chiamate in causa per quei nostri guai passati) non c’entra niente con la morte di Moro. Hanno cinicamente al massimo cavalcato la tigre. È una mia opinione e quindi conta poco o niente ma questo penso e questo dico fermo restando che io c’ero ed altri non erano neanche nati.

I cattivi maestri/i capi militari del terrorismo nero-rosso (prima quello nero e poi quello rosso) che ha insanguinato la nostra Italia (centinaia di morti) hanno un origine pieds-noirs algerina (la destra eversiva italiana deve molto alla coda avvelenata dell’OAS e mi scuso per la semplificazione). A tal proposito provate a far mente locale quanto si possano essere incazzati i cuginastri per la questione della perdita delle ricchezze del sottosuolo sahariano e di come ci accusassero di aver lavorato per fottergli quei tesori. Dopo pochi anni (ma in realtà con una certa continuità) a sinistra si sviluppa il filone brigatista/operaista/autonomista dell’asse Parigi-DDR-Mosca che ha operato, in quei decenni, per stroncarci. Veri atti di guerra che il partito degli italiani filo francesi (parlo anche dei tanti giornalisti a suo tempo coltivati e ancora oggi con blandizie e onorificenze) ha cercato di “derubricare” anche indirizzando verso altre sponde i sospetti degli accadimenti che ci colpivano ciclicamente.

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Come sapete scrivo solo cose di cui mi assumo la responsabilità: tutta la vicenda Hyperion andava posta al centro di un confronto viscerale (i convegni e gli intellettuali servono a questo) con i francesi (di ieri e di oggi) e solo alla fine di questo processo di chiarimento li si doveva/poteva denunciare per quello che sono. Oppure fare pace nella verità. Bisognava spendere un po’ dei soldi che con orgoglio si restituiscono (alludo anche ai due milioni di ieri l’altro) per indirizzarli ad attività di approfondimento su cosa poteva essere successo intorno alla vicenda di Ustica. Per fare un altro esempio. Si doveva restituire questo denaro non con modalità troppo semplici (ecco, cittadini, li ridiamo) ma in parte (ci voleva poco spicci ben spesi e ben rendicontati rispetto alle decine di milioni che sono stati, speriamo con non inutile generosità, restituiti) utilizzati per preparare e interiorizzare quanto alla fine sta avvenendo. Come lo state facendo avvenire, che nessuno si offenda, tra un po’ farà sembrare quei cinici con licenza di uccidere, dei bravi ragazzi che avete, cattivoni voi, deliberatamente offeso in queste ultime settimane.

Così la richiesta dell’espulsione dei latitanti (ancora una quindicina) che erano ben altra cosa (ai tempi dell’eversione destabilizzante in Italia) che quello scemo, violento e marginale, di Cesare Battisti che, comunque, proviamo a non dimenticarlo, fu aiutato a scappare da parenti stretti del Presidente della Repubblica, il ridanciano “ladro di Stato” Nicola Sarkozy.

In quegli anni, prima e dopo il carcere italiano, Negri andava in giro per la Sorbona, Nanterre e ovunque si confrontassero teorie geopolitiche planetarie. Così faceva Corrado Simioni del Superclan/Hyperion. Comunque in Francia in quegli anni si congiurava a danno dell’Italia considerata un competitore da azzerare. E lo si faceva perfino ascoltando personaggi eminentissimi come l’Abbe Pierre, intellettuale  pesante come il Generale De Gaulle se non di più. Menti raffinatissime quindi e non come quella di un sempliciotto come Mario Moretti che si limitava a prendere ordini e con crudeltà eseguirli.

Ma ve lo immaginate se fosse successo un bel viceversa? Ci saremmo trovati la portaerei Clemenceau alla fonda davanti a Castelfusano.

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Vi immaginate se in presenza di una strage come quella di Ustica (o vi siete dimenticati anche quegli innocenti?) le nostre istituzioni preposte avessero riservato agli investigatori francesi il trattamento che l’Eliseo rifilò a Rosario Priore quando era spasmodicamente impegnato nella ricerca della verità sull’aviogetto civile abbattuto nei cieli sovrani d’Italia? Si indignano, queste fighette, per quattro frasi dette (forse con poca abilità diplomatica) dai bravi ragazzi del M5S sui fine settimana parigini invero un po’ movimentati, rimuovendo che dietro al bordello che, per anni (ho scritto per anni), nelle nostre città durante i week and e non solo, c’era la regia di Hyperion e strutture similari ben protette in Francia. Per rimanere alla strage di Ustica: due soli Paesi non hanno collaborato alla ricerca della verità e sono la Francia e la Russia. Il resto sono chiacchiere.

Se non avessimo posto al vertice di uno dei nostri servizi (Sisde in particolare con la scelta di Mario Mori) in quegli anni ufficiali dilettanti in materia internazionale (o peggio) generali suggestionabili dagli scaltri uomini dello SDECE dell’epoca oggi DGSE, come avremmo mai potuto subire la cancellazione geopolitica che quei nostri fine settimana comportarono?

Non solo nei fine settimana perché Moro fu sequestrato di giovedì e ucciso di martedì. Per anni i protetti dei francesi operavano a ribasso per destabilizzare la Repubblica. Fino a cortei di centomila semi armati abbiamo visto filare nei nostri centri storici.

Espressioni oltraggiose sarebbero quelle ingenue parole profferite in queste settimane e offensivo l’incontro con non si sa chi?

Ma quando l’uomo del passamontagna, Antonio Negri mi scappò (e ci riuscì, come mi disse – e lo giuro – Domenico Spinella perché era arrivato l’ordine di farlo fuggire per cui si operò per far saltare il piano predisposto per “non” farlo fuggire), era un fine settimana e ben altra fu per tanto l’attività aggressiva  che quattro parole mal dette e una stretta di mano a non si sa chi. Francesco Rutelli (quello) con tutto lo stato maggiore del Partito Radicale, scelsero, in accordo con Negri che a sua volta sapeva cosa fare, Parigi e non Barcellona o Lisbona in piena consapevolezza per destabilizzare ulteriormente la Repubblica italiana rafforzando la capacità di elaborazione teorica degli eversori che la Francia coltivava a danno esclusivo dell’Italia. Che poi le liti interne all’ambiente dei fuoriusciti abbia stemperato le capacità eversive di quello stato maggiore è altro discorso ma chi favorì la fuga di Negri e chi lo accolse, voleva/sperava di insanguinare ulteriormente l’Italia. Punto. E qualunque altra posizione nella ricostruzione storica rivela ulteriore malafede. Bisognava quindi far precedere questa fase, prevista e prevedibile (ma dopo l’attacco alla Libia che dubbi potevate avere?), da tavole rotonde (servono, altro se non servono), seminari, pubblicazione di documenti, inchieste giornalistiche, convegni. Si doveva pasturare e informare in modo trasparente la pubblica opinione. Si sarebbe dovuto approfondire, tanto per fare un altro esempio tra i possibili, perché all’Italia rimase lo scorno delle attività stupide e illecite attribuibili al Ministero guidato da Angelino Alfano, quando si cercava (ingannati da chi?)  di catturare il marito della signora Shalabayeva, Mukthar Ablyazov, e alla Francia, dopo pochi mesi, la cattura dello stesso in costa azzurra. Cattura che  non sapremo mai cosa ha fruttato. E questo mentre gli interessi della famiglia Ablyazov venivano curati dalla società di comunicazione Havas (quella di Vincent Bolloré e del Gruppo Veolia) che tra gli altri uffici ne aveva uno presso l’Eliseo.

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Ma vi immaginate la canizza se ci fosse stato un viceversa? Per non parlare dei legami stretti tra gli uomini dei servizi francesi (in pensione non si va mai in questo settore e non solo nei film o nei romanzi di Le Carré) che ancora mi risultano intercorrere, a fin di male, tra criminali (così li considera la giustizia italiana) che mestano continuamente a discapito degli interessi delle nostre istituzioni e in particolare degli interessi strategici legati alle telecomunicazioni e alla cyber security. O ad altro ma da sempre e sempre a nostro discapito. Altro che guerra fredda. Pensate mai che senza un’imbeccata (ed ecco un altro caso da ricordare) la ragazzetta Claudia Gioia (Come e perché Claudia Gioia fece assassinare il generale Ligio Giorgieri) avrebbe individuato il generale d’Aviazione Licio Giorgeri da far ammazzare senza un vero perché se non per tenere ancora più coperta la verità di Ustica? Va veramente pensate che senza la complicità consapevole delle autorità francesi quel Cesare Battisti (ormai un ferro vecchio) sarebbe riuscito a sfuggire più volte? E quai a non ricordare/sapere che Oreste Scalzone, rivoluzionario idealista, latitante a Parigi fin che è servito, aveva provveduto, quando agiva semiclandestino ancora in Italia a distribuire un’enorme fornitura di armi (mitra, bombe a mano, lanciagranate, bazooka con relative munizioni, perfino razzi a fonte di calore) alla propria organizzazione combattente Comitati Comunisti Rivoluzionari, parte a Prima Linea e parte, cosa non da poco per valutare la gravissima responsabilità dei parenti di Sarkozy (parlo della famiglia Bruni) quando decidono di proteggere Battisti, ai Proletari Armati per il Comunismo che facevano capo proprio a Cesare Battisti. Quello. Quelle armi dovevano essere utilizzate per diffondere i “fuochi di guerriglia” in Italia e non in Francia dove, in fin dei conti, i Gillet “gialli” sono solo, per ora, incazzati “neri” per come il banchiere-lacché fa crescere l’iniquità tra la sua gente. Il passaggio delle armi avvenne attraverso esponenti della redazione del giornale dell’Autonomia “Metropoli”, Domenico De Feo e Claudio Minervino. Tutti dettagli che quelli dello SDECE/DGSE (o altre e variegate strutture) avrebbero dovuto conoscere hanno girato scientemente la testa dall’altra parte. Pur conoscendo i particolari, i francesi che adesso prendono d’aceto hanno cinicamente operato per proteggere chi aveva fatto scorrere sangue nelle “metropoli” italiane. Non si stringono le mani di chi ha confezionato – eventualmente – bottiglie Molotov? E quelle di chi ha fatto pippa sapendo di proteggere, per anni, assassini di onesti e coraggiosi servitori dello Stato e cittadini innocenti, che ne vogliamo fare?

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La verità è che sono troppo giovani i cittadini catapultati ai vertici del governo di un Paese sofferto come il nostro. Alcuni non erano neanche nati quando i francesi coltivavano i criminali che poi ci destabilizzavano.

 E gli anziani che si sono posizionati nei loro pressi di governo non hanno forse interesse ai necessari approfondimenti. Comunque, anche in questo caso, la fretta non è stata buona consigliera.

Se fossi stato persona ascoltata nel M5S (come con semplicità e superficialità si insinua) avrei consigliato loro di approfondire questi accenni che oggi, tardivamente, faccio.

Bisognava con maggiore cura e scientificità  pre-parare la fase in cui adesso si rischia di far apparire i colpevoli vittime e chi, finalmente ne ha azzeccata una in politica estera, dei violenti aggressivi.

Come al solito mi lascio altro da raccontare. Certamente pronto a collaborare, se richiesto.

Oeste Grani/Leo Rugens

P.S. Tenete conto che le armi a cui faccio riferimento quando dico che Scalzone le aveva distribuite anche a Cesare Battisti erano provenienti da un arsenale classificato nelle disponibilità dell’URSS dico cosa grave dal momento che non mi risulta che, all’epoca, si potessero toccare questi gingilli senza il bene placet del KGB. Figurarsi quindi in quanti, sin da allora, ci volevano fare davvero male. E fra di loro in quali rapporti di complicità stavano gli aspiranti assassini. E ho fatto solo alcuni dei tanti esempi possibili. Se mi devo dilungare con maggiore precisione ci sono le carte processuali (che andrebbero sempre lette) che non lasciano adito a dubbi: le armi erano fatte pervenire con il consenso/regia della STASI che a sua volta non poteva muovere foglia senza che a Mosca si decidesse. Le armi (e non qualche litro di benzina che comunque i Gilet Gialli ritengo abbiano soldi a sufficienza per comprarseli da soli) le fece arrivare in Italia il ternano Scalzone che poi, per anni, fu lasciato operare a Parigi. Con il consenso dell’Eliseo. Direi che Francia, Germania, Russia erano e Francia, Germania, Russia sono i protagonisti dei nostri condizionamenti. La salvezza eventuale era ed è a Sud ma nessuno lo vuole capire. Anzi respingiamo da stupidi xenofobi le avanguardie della futura irreversibile diaspora africana che, come mi permisi di anticipare venti anni addietro, sono destinate “a venire anche a nuoto”.

P.S. al P.S.

Sentite a me: le cose che dice Di Maio, con coraggio ed onestà, le sanno benissimo anche i servizi di altri Paesi, anche alleati formalmente dei francesi. Non solo le sanno ma temono la spregiudicatezza di una frenetica attività internazionale (questo si intende quando si parla d’Africa) che spesso, se non sempre, vien giocata senza esclusioni di colpi, contro i propri alleati occidentali alla vana ricerca di una grandeur ormai svanita.