Perché il Fatto di Travaglio si è legato a Mediapart?

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“Mediapart è una rivista a pagamento dei servizi francesi.” Così si espresse nel 2013 un addetto ai lavori che di francesi se ne intendeva eccome…

Le rivelazioni della testata sono infatti esplosive, dai soldi di Putin alla Le Pen e nazisti europei assortiti, all’algerino rapinatore azionista di Veòlia, ai soldi di Gheddafi a Sarkozy e via dicendo.

Mi chiedo allora cosa voglia dire che il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio abbia siglato un’alleanza editoriale, ma forse la risposta me la sono data da solo leggendo la notizia; un altro tassello della guerra per bande che scuote il Mondo.

Che in questa prima metà di febbraio 2019 Travaglio abbia “fatto il matto” per sostenere che Salvini sia privato dell’immunità e abbia dato voce in proposito al Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra che si è prestato così da risultare perfettamente isolato nel coro si potrebbe interpretare o come il desiderio di togliere di mezzo Matteo Salvini o il desiderio di dare vita all’inciucio con il PD di Zingaretti; le due cose non hanno lo stesso significato.

A dire il vero quale sia la partita di Travaglio, il nuovo Scalfari a detta di qualcuno, non è che ci interessi particolarmente quanto ci impensierisce rileggere le parole che Giuseppe D’Avanzo gli dedicò molti anni or sono: “Sono questi i messaggi “barbarici” che il servizio pubblico della Rai ha diffuso con Annozero senza voler considerare la vera e propria disinformazione firmata da Marco Travaglio. Ammesso che Travaglio fosse lì come giornalista e non come leader del largo movimento d’opinione che fa riferimento a Beppe Grillo, davvero si può rappresentare l’intero sistema politico italiano come governato dal massone Licio Gelli? Si può sostenere che questo governo abbia separato le carriere di pubblico ministero e giudice?”.

A entrare nel merito delle affermazioni del giornalista scomparso si rischia di perdersi, ma che nel 2007, un investigatore del suo calibro legasse così strettamente Travaglio a Grillo offre più di una conferma e una lettura delle fibrillazioni di questi giorni. Ma anche qui, chi sta con chi non ci interessa.

Siccome ho utilizzato il termine “bande”, è bene che ne faccia un breve cenno della semplice teoria che in questi lunghi anni di apprendistato  mi sono fatto.

Partiamo dal caso Shalabayeva e osserviamo come si fosse stabilita sul suolo nazionale una netta frattura tra chi definiva il marito Ablyazov un delinquente e chi un oppositore politico. In termini generici, il centro destra pendeva per la prima ipotesi, Repubblica e affini per la seconda; ebbene, scoprire che Havas – Bolloré (“il capo dell’intelligence economica francese” disse un altro addetto ai lavori) – la France tagliava e cuciva con maestria da altissima sartoria le informazioni pro Ablyazov, puntualmente riprese dalla stampa “indipendente” nazionale (non oso dire fosse prezzolata) mi fece riflettere in merito al fatto che mentre il Ministro dell’Interno Alfano non vedeva e non sapeva nulla dei movimenti dell’ambasciatore kazako Yelemessov nelle stanze del Ministero (guarda caso anche lui appartenente al fronte Ablyazov–delinquente) di fatto favorendo l’espulsione della signora e la caccia al latitante, sull’altro versante era pronto a costituirsi un fronte pro Ablyazov. E naturalmente della sicurezza nazionale, non voglio dire del prestigio, non importava nulla a nessuno.

Curiosamente se Bollorè e il cdx (all’epoca il dominus era ancora Silvio Berlusconi) apparivano schierati su fronti opposti, trascorsi pochi anni Silvio Berlusconi spalanca Mediaset al bretone così come altri gli avevano spalancato Telecom… Geometrie variabili a quanto pare.

Ma veniamo a Mediapart e al ruolo fondamentale che riveste nella questione Ablyazov. Notiamo innanzitutto che la testata si occupa pochissimo della vicenda se non affondando un colpo micidiale su Bernard Squarcini, ex capo dei servizi francesi sodale di Sarkozy. Ebbene, Mediapart, a naso, è la voce di una componente dell’intelligence francese preoccupata della deriva affaristica di alcune grandi realtà economiche nazionali se non della commistione tra apparati dello stato e interessi di paesi stranieri. Alla fin fine, Squarcini lavorava per la svizzera Arcanum (una succursale del Mossad) che lavorava per Nazarbayev, il che, evidentemente, non coincideva con gli interessi e la sicurezza nazionale francese.

Ecco cosa fa Mediapart, ma cosa fa invece Travaglio oggi e con chi?

Alberto Massari

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DELL’EVENTUALE SCAZZO CON LA TESTATA MEDIAPART

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Giorni addietro, è comparso in questo marginale e ininfluente blog, a corredo di un post un po’ mostro, un titolo portatore di un dubbio: PERCHÉ IL FATTO DI TRAVAGLIO SI È LEGATO A MEDIAPART? Un post che ho definito “un po’ mostro”, nel senso di come, da queste parti, si intende l’atipico “da mostrare”. E infatti la “notizia-cuore” del post era, secondo noi, da “mostrare” per le sue implicazioni. Il titolo, che introduceva al pezzo, aveva la forma di un quesito che ritengo non sia stato posto in chiave retorica. Anzi. Penso infatti che Massari, pur pensandoci, non fosse riuscito a darsi una risposta soddisfacente. La risposta “autentica” non l’abbiamo neanche noi perché quella posta è questione (mi riferisco all’accordo professionale in essere tra Il Fatto e Mediapart) che lascia perplessi e sicuramente risponde ad una logica non banalmente mercantile. Un tale approccio non me lo posso certo immaginare da parte del coautore dell’Odore dei Soldi, piuttosto che È Stato la Mafia, B. come Basta!, Padrini Fondatori, Perchè no, La scomparsa dei fatti, Viva il Re!, Bavaglio, Ad personam, Mani Sporche, Se li conosci li eviti. La questione “italo-francese”, ad esempio, potrebbe essere che al Fatto non sapessero (e non sappiano) chi si dice che ci sia dietro ai professionisti della testata francese e da dove traggano parte delle loro informazioni. Preziose e spesso, se non sempre, intriganti. Non tutti sanno tutto e, pertanto, al Fatto, possono essere caduti nell’errore. In fin dei conti nessuno è perfetto, se non Dio. E Dio, se dovesse esistere, non crediamo che avrebbe le fattezze del Il Fatto Quotidiano.

Anche noi, ovviamente, ancor più del Fatto, non siamo Dio. Non siamo neanche cugini o lontani parenti del Padre Eterno. Di nessun Padre Eterno. Ci scusiamo pertanto se anche noi dovessimo aver preso un abbaglio. Sarebbe il primo ma, come si dice, c’è sempre una prima volta. Tornando nel merito, abbiamo memoria, che, tempo addietro, una fonte attendibile (specialmente di cose francesi) ci ha fatto la confidenza. Non c’era motivo alcuno perché, particolarmente in quel momento, la fonte ci disinformasse. Anzi. Comunque, siccome il mondo del doppio triplo gioco non ha pudore, siamo pronti a scusarci se ci siamo sbagliati, lungi da noi dal voler dire male del Fatto e di Marco Travaglio per cui, per anni, abbiamo avuto stima e simpatia. Come è facile dedurre, se si scorrono i nostri post. Per anni guai a chi ce lo toccava. Pertanto, o siamo usciti di senno o potremmo avere un po’ ragione. Se un giorno si dovesse sapere che non ci eravamo sbagliati, visto il passo impegnativo e, diciamolo, un po’ rischioso, ci aspettiamo non un grazie (che non è dovuto) ma opportuno rispetto, visto l’altissimo grado di affidabilità di quanto, da oltre sei anni, lasciamo detto in rete. Scritto a modo nostro perché (parlo del sottoscritto) sono tutto meno che un letterato. Ma, sempre scritto in assoluto spirito di servizio. Quando ho scelto di ritirare qualche (un numero semplice) post, l’ho fatto solo ed esclusivamente per il mio piacere, a seguito di cortese e argomentata richiesta. Nei pochi casi si è trattato prevalentemente di mogli o di figlie che erano addolorate per la verità lasciata in rete sul loro congiunto orami deceduto. Ma l’eventuale “scazzo” con la testata francese Mediapart, come è lampante, non ricadrebbe in questa casistica. Anzi.

Oreste Grani/Leo Rugens