Vogliamo spezzare questo cordone ombelicale tra droga e calcio? Grazie

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Quindi il 13 gennaio u.s. non ci sbagliavamo a pubblicare il post LA APALACHIN DEL CALCIO ITALIANO DA CUI NASCE TUTTO LO SCHIFO A CUI STATE ASSISTENDO.  Nell’articolo, si parlava di super tifosi (gli ultras di vario tipo e colore) collusi con ambienti criminali (spesso anche comandate da veri e propri criminali) e in particolare di “truppe” usate dai presidenti (non tutti ma quasi tutti) per gli usi più diversi.

Ieri è stato arrestato il solito vagone di spacciatori, trafficanti, violenti e tra loro trovate Andrea Puntorno che nella vita fa anche il capo delle tifoserie juventine. Ma chi se ne frega, direte. La Juventus è prima e va come una locomotiva verso l’ennesimo scudetto. E il business (perfino il rialzo in borsa) è assicurato. Invece direi anche ai tifosi “per bene” che ora di farla finita.

Ormai altri tempi da quelli in cui il barone Giovanni Mazzonis vendette un calciatore della Juventus (siamo negli anni trenta), di grande valore perché si era scoperto che aveva contratto una blenorragia con una donna di facili costumi pur essendo regolarmente sposato. E uno così amorale non poteva, secondo Mazzonis, giocare nella Juve.

Perché, ve lo ricordo, c’è stato un tempo in cui il barone Mazzonis ha giocato anche in prima squadra, ma essendo consapevole di essere un brocco faceva solo, quando era necessario, il tappabuchi perché le convocazioni dei migliori, che si facevano anche a scuola tra gli studenti, risentivano per puntualità dei motivi più diversi: “io domenica non vengo al campo o, sabato, non mi posso allenare”. E via così. Allora, spero di essere creduto da chi certe cose non può neanche supporle, si giocava nella Juventus pagandosi i biglietti del treno per le trasferte.

Giovanni Mazzonis da tappabuchi consapevole dei propri limiti si trasformò, appena fu possibile, in organizzatore. E in questo settore mostrò subito il suo valore. Negli anni trenta fu un grandissimo scopritore di talenti. Campioni che seguiva poi nella vita privata fin nei particolari che ancora una volta descrivono la qualità/ingenuità dell’ambiente.

Ad esempio, e anche qui voglio essere creduto, ci sono aneddoti intorno al calcio e alla Juve che sembrano inventati di sana pianta ma che non solo sono verissimi ma che è doveroso raccontare e, nel farlo, lasciarli nel web. Senza un vero perché, ma lo faccio. Non si sa mai. Ad esempio, mentre il Barone Giovanni Mazzonis, mi sembra quando era presidente della Juve, curava in modo maniacale lo stile di vita degli atleti, altri come il noto Cesarini (quello che segnava negli ultimi minuti dando vita alla “Zona Cesarini“), si divertivano con modalità che anticipavano quanto oggi è la regola. Mazzonis credeva di controllarlo tanto che gli telefonava a casa il sabato sera per sapere se era a letto. Cesarini in realtà organizzava delle fantastiche serate a casa sua. Quando arrivava la prevista telefonata di Mazzonis, Cesarini faceva sospendere l’orchestra di suonare e le donnine di vociare. Erano normalmente le dieci di sera e l’attaccante dell’ultimo minuto  faceva la voce del sonno rassicurando il Barone. Poi si riprendeva a fare casino, nel senso stretto del termine, fino all’alba. E poi nel primo pomeriggio scendeva in campo e faceva il fenomeno. Il Barone era contento così perché, per mentalità rigida piemontese e “liberale” (era un politico appassionato reclutatore di fuori classe tipo Marco Pannella che partecipava, tanto per fare un altro racconto falso alle riunioni politiche a Torino togliendosi la divisa in quanto era militare) o Valerio Zanone (altro talento scoperto da Mazzonis) non poteva neanche immaginare che uno potesse prenderlo per i fondelli.

Il 4 aprile 2017 (tra poco due anni) ho pubblicato un articolo che oggi sento, con una sfumatura di fierezza, di poter ripostare.

A leggere il pezzo si capisce che in troppi alla fine coprono l’illecito. Finché dura. E scrivo “fin che dura” perché se sono ciò che dicono che sono per molti mascalzoni che cito nel post LA APALACHIN DEL CALCIO ITALIANO DA CUI NASCE TUTTO LO SCHIFO A CUI STATE ASSISTENDO  potrebbe finire male, molto male. Così almeno mi auguro.

Oreste Grani/Leo Rugens


LA JUVENTUS PIACE PERCHÉ È SIGNORA E ANCHE PUTTANA?

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Ambienti juventini prima della ‘ndrangheta.

“Noi eravamo nati prima della famiglia Agnelli, nel senso che l’industria tessile è nata prima di quella automobilistica. La famiglia Mazzonis aveva conquistato una situazione vantaggiosa, molto vantaggiosa, anche dal punto di vista finanziario, tanto che si parlava di banche a Pinerolo con interessi compositi. Ma la vera potenza finanziaria era relativa, perché l’industria non dava delle grandissime possibilità. Quando l’impegno economico, negli anni Venti, è diventato più impegnativo, è stato avvicinato Edoardo (Agnelli ndr) di fede juventina; anche suo padre, il vecchio senatore Giovanni era juventino, ma di calcio non si interessò mai molto. Edoardo ha fatto il presidente, aveva anche quote, con il nome Agnelli il fido era assoluto, anche se le risorse non erano infinite, in quanto l’impegno della famiglia aveva un limite dato dalla quadratura dei bilanci. Mi sono potuto rendere conto direttamente di questo anche io, quando sono entrato nel consiglio d’amministrazione della società. Ero stato chiamato da un giovanissimo Umberto Agnelli, io ero più grande e avevo solo venticinque anni, era il 1956, eravamo più giovani dei giocatori. Ricordo spesso con Walter Mandelli quei tempi felici, era entrato anche lui in quella occasione, con l’impegno serio di Umberto che aveva ricostruito la società, mi sembra che con gli incassi lordi del primo anno della nostra gestione furono 72 milioni. Gianni prima e Umberto dopo hanno avuto, al contrario di Edoardo, la gestione diretta della società. Ma soldi non ce n’erano ugualmente. Gli Agnelli non intervenivano economicamente in maniera diretta, l’amministrazione era autonoma.”
Nanni Mazzonis

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Sembrano non decenni fa, ma millenni!!!
Non solo quindi la dimensione finanziaria è cambiata totalmente, ma, da quanto ormai è certo, la Juve se la faceva con criminali, prevalentemente calabresi, che lucravano sul bagarinaggio e che in cambio garantivano tifo e chissà cosa altro.
Rocco Dominiello, un gentiluomo accusato di associazione mafiosa, Cosimo Crea, mafioso acclarato, Renato Macrì (nipote del boss Mario Ursini) condannato nel processo “Minotauro”, alcuni dei nomi che vengono associati alle attività di compravendita dei biglietti relativi alle partitone della Signora del calcio che comunque da questa vicenda mi sembra che ne stia uscendo parecchio sputtanata. Signora, ma un po’ puttana, quindi. E a molti, come si sa, questo “misto erotico”, piace.
Oreste Grani/Leo Rugens

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