Incompatibilità. A vita

Debertoli

Come promesso ai miei lettori solo poche ore addietro (noi anziani sentiamo fuggire il tempo e ci diamo da fare a tamburo battente) mi interesso, da oggi e con le modalità consone a questo Blog, del signor Claudio De Bertolis.

Lunedì 14 dicembre 2015, il già generale di squadra aerea con incarichi speciali, Debertolis, interveniva, in qualità di Presidente della STE, ad un corso organizzato da DemetraEnac e intratteneva il pubblico di specialisti ragionando di droni ed altre diavolerie tecnologiche, facendo riferimento ad un “Caso Piaggio”. Lo faceva, ho scritto, da Presidente della società STE. De Bertolis aveva lasciato il servizio, passando alla Riserva, il 10 agosto 2013.  Brillante carriera, a quanto si legge. Dal 13 novembre 2013 le santissime fonti aperte (Wikipidia) lo danno al gruppo BCUBE (un vero colosso della logistica ed altro, con 6.000 dipendenti ed oltre 600 milioni di fatturato) senza mai citare  la “piccola” STE. A me risulta (vedi programma ufficiale) che invece di presentarsi come l’uomo della BCUBE (erano già essere rapporti professionali) quando deve parlare di droni, il 14 dicembre 2015 come ho detto, viene presentato come il Presidente di STE. Questo curiosone di vecchio barbagianni (parlo di me e lo faccio come più mi aggrada) attratt da un dettaglio apparentemente minore, si mette in allerta. Chi sia BCUBE andatevelo a vedere.  Cosa sia STE, o meglio cosa fosse prima del “passaggio” da quelle parti (mi sembra a Pomezia) del signor De Bertolis, è ciò che mi interessa farvi sapere.

Punto.

E se riesco a dirvi di STE e della sua travagliata fine (dopo una vita aziendale onoratissima, lunga oltre 35 anni, passata di padre in figlio, forte di una qualitativa presenza sul mercato di riferimento, la STE tracolla, in pochi mesi, finendo senza un centesimo di fatturato e ormai, così mi risulta, in liquidazione, svuotata di ogni asset di un qualche valore tecnologico) vi rivelerò del perché mi interesso all’ex dipendente dello Stato, Claudio De Bertolis.

E qui apro una parentesi non di poco conto, a cui, anzi, tengo particolarmente: mi sarei aspettato che il Governo del Cambiamento, bene intenzionato a risanare i conti della Repubblica, aprisse una stagione di assoluta moralizzazione, soprattuto nell’industria della Difesa, elaborando un codice, non scritto ma sostanziale, costituito  da un articolo solo che io chiamo, da sempre, l’Articolo Uno. Tale dettame di sintesi recita: chi fa il furbo scende e, trattandosi di sicurezza nazionale, anche in modo brusco.

A cosa serve questo Articolo Uno?

Quando si va in pensione (e che pensione!!!!!!!!!) e si sono ricoperti incarichi di grande delicatezza, anche legati alla sicurezza della Repubblica, non non non non non (e non mi si è incantato il cervello con le dita annesse e connesse) si possono ricoprire incarichi, in gruppi privati, attinenti la professionalità che si è conseguita a spese (e che spese!!!!!) della collettività.

Punto.

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E non si fanno eccezioni. Figurarsi se poi, mettendosi a fare il “privato”, si combinano guai o si può determinare perdita di posizioni su un terreno dove, lo spionaggio (parolaccia, forse, non più di moda ma non in questo luogo telematico) la fa ancora da padrone.

Se proprio vi sentite arzilli pensionati, si può prestare l’opera, ma gratuitamente e solo se è lo Stato che vi chiama o vi da dispensa.

Altro che, quando si è in servizio, prepararsi il futuro autostendendosi tappeti rossi e poi passare all’incasso. Invece, su questo delicatissimo e spinoso (direi pericoloso) argomento il Governo del Cambiamento, almeno fino ad oggi, ha fatto pippa.

Intendendo dire che di moralizzare l’ambiente in un’ottica futura, non se ne parla proprio.

Anche negli altri Paesi (primo fra tutti Israele) quando gli uomini si ritirano dalle forze armate, danno vita a società di consulenza o di capitale ma con la differenza profonda che vengono tutti da carriere dove il merito (leggete a tal proposito Roger Abravanel) ha determinato o meno il successo. Ce li vedete il MOSSAD o lo SHIN BET che fanno fare carriera a dei raccomandati incapaci che poi operano, andati in pensione, contro gli interessi del popolo d’Israele? Tornando all’Art.1° (quello del divieto sognato da questo inguaribile utopista), ci saremmo aspettati venisse messo allo studio, per passare dalle chiacchiere ai fatti, una legge tale da dare una sterzata etico morale patriottico-sovranista in settori dove, viceversa, piccoli e grandi opportunismi fanno della politica il luogo, per incompetenza o malafede, si consuma il tradimento sostanziale della Repubblica. Perché, se si trattano armamenti e super budget che indebitano gli italiani, per decenni, come volete chiamare le eventuali slealtà, se non “alto tradimento”? E di conseguenza chiamiamo con il loro nome gli eventuali protagonisti di queste vicende, qualora avessero risvolti loschi: traditori.

Tornerò alla STE e alle sue repentine catastrofiche sfortune imprenditoriali nei prossimi giorni. Ora è l’una del giorno 11 marzo e vado a letto). La repentinità del tracollo è quello che, in questa vicenda, mi ha colpito. E il tempo del tracollo, e questo mi inquieta particolarmente (sono pronto comunque a ricevere documentate smentite e a correggere la mia eventuale errata opinione scusandomi), coincide con quella in cui, per una stagione, in STE è stato presidente il signor De Bertolis. Decine di anni di lavoro andati in fumo neanche fosse un Attila piuttosto che un Claudio.

Se mi sto sbagliando, mi scuserò. Se non mi sto sbagliando, vediamo di capire meglio che cazzo è successo.

Oreste Grani/Leo Rugens