Greta, la giovane donna, ultima speranza?

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Mentre il vostro marginale e ininfluente blogger era impegnato a redigere post del tipo IL DOSSIER ITALIANO, in quelle stesse ore, era il 20 agosto 2019, la svedese 15enne (tale a quella data) Greta Thunberg pensava, molto più seriamente, a ben altro. Aveva deciso che, non temendo la solitudine, le intemperie, l’eventuale scherno dei coetanei e degli adulti, avrebbe convinto il mondo intero che non era più il caso di scherzare sul deterioramento delle condizioni climatiche.  E forte della sua natura digitale, decise che dal micro a macro, la sua volontà avrebbe trovato una strada. La rete (ormai fortemente connotata dalla filosofia “blockchain” dove, se entra una informazione/dato, a certe condizioni, è difficile, se non impossibile, che esca) avrebbe fatto il resto, deve aver pensato la Giovanna D’Arco svedese.

Greta per motivi che addirittura possono appartenere al mistero, ha cominciato a parlare della Terra come un vero organismo vivente e ha “divulgato” pensieri intorno a concetti che in nessuna aula universitaria del Mondo erano stati così ben esemplificati. È come se avesse parlato di microstati e di condizioni di equilibrio termodinamico, di ordine e disordine in stretto rapporto con la temperatura (succede anche negli esseri  umani) del pianeta e quindi delle condizioni in cui cresce il “disordine”. Comunque la giovane donna (per favore cessiamo di chiamarla ragazzina) ha cominciato a parlare di cambiamenti in essere dove la temperatura eccessiva fa degenerare il tutto. Ne ha parlato come solo i geni sanno fare. Einstein è stato ciò che è stato perché, tra l’altro semplificava, la fisica.

Greta è come se avesse fatto lezioni sull’acqua, l’entropia dei pianeti la vita stessa. E quindi riuscendo a parlare senza citarle, da saccente, di energia e di ecologia. Ha fatto emergere che di studio sincronico degli “oggetti” terrestri e viventi (cioè tutti), presi nel loro insieme, stavano per dichiarare forfait. Da quel 20 agosto 2018, ha mostrato che, come le persone (e si è posta come esempio vivente), anche i concetti crescono e maturano col lavoro intellettuale e la pratica dedicata. E Greta si è dedicata tanto che oggi il Mondo dei più sensibili si mobiliterà a suo sostegno.

La crisi planetaria ambientale, grazie alla sua decisione presa, giorno dopo giorno, silenzio dopo silenzio, indifferenza dopo indifferenza, è arrivata ad attrarre l’attenzione di parte di quel mondo che fino a ieri, al massimo, faceva spallucce, se non battute riduttive. Il merito di questa sensibilità va tutto ascritto alla Giovanna D’Arco/Greta Thunberg oggi poco più che sedicenne, perché senza la sua volontà iconoclastica neanche una piccola scossa salutare ci sarebbe stata. Per ora siamo al risveglio da un torpore complice. Vediamo cosa succederà da domani, il giorno dopo la prima giornata mondiale della reazione a quanto non accaduto dal dopoguerra ad oggi. Perché, diciamo come stanno le cose, questa questione del fottersene del clima (e quindi dell’ambiente in generale) è tema posto quando io ero poco più che adolescente. Si chiamavano futurologi e nessuno se li cazzava. Ora che in molti hanno capito che non di futuro remoto si tratta ma di tempo imminente, la reazione, anche volenterosa, potrebbe essere vana. Forse, se ricordo qualcosa sull’irreversibilità in materia climatica, potrebbe essere tutto inutile. Questo deteriorarsi, lo sappiamo, era previsto e prevedibile. Questa situazione, ormai in essere, segna la crisi tanto di un modello economico che chiamerò capitalistico finanziario, quanto di quello  di governo dell’economia fondato sulla deregulation selvaggia (come era fico deregulare e lasciare ai corsari del mercato di sistemare tutto!) e su di un capitalismo “senza regole” affidato al solo calcolo dell’utile massimo da parte dei suoi spietati attori. L’economia, letta come una scienza autonoma (è lei, lasciata fare, ha spinto tutti verso le colpevoli scelte irrazionali) mostra tutti i suoi limiti catastrofici e fa la figura che fa, messa alla prova di una sua decantata capacità di autoregolarsi. Calci in culo ai violentatori del Pianeta, altro che autoregolamentazione del mercato.

Forse è tardi, ma senza un repentino e imprescindibile ricorso a categorie valoriali di natura non esclusivamente economica, sarà impossibile approntare terapie convincenti ed efficaci per restituire un senso al concetto di sviluppo. Tornano dunque in auge grazie ai pensieri e alle parole di Greta (e speriamo da oggi di altri milioni di adolescenti incazzati), con forza, categorie del tutto trascurate dai teorici della deregolamentazione: interesse pubblico, equità, capitale sociale, democrazia e, soprattutto, fiducia nel futuro puntellato da sogno utopico. E aggiungo speranza, “materia prima” che, anche in Italia, dove invece si erano create le migliori condizioni perché non si perdesse, è stata, con violenza, consumata nell’ultimo anno passato ad inseguire i peggiori esponenti del mondo degli uomini (e delle donne) con i piedi per terra: i pragmatici concreti leghisti. Interesse pubblico, equità, capitale sociale, democrazia andavano invocati non come risultato da raggiungere ma come precondizioni, fondamenti esogeni e irrinunciabili di un buon governo. Valori il cui alveo è l’etica.

La crisi planetaria attuale è tale che anche un uomo equilibrato e paziente come il Presidente Mattarella si è accorto della prossimità al baratro sul cui balliamo.

L’etica, dunque, dicevo, a lungo ignorata dal razionalismo utilitaristico e calcolatore della scienza economica, appare oggi, come “scienza dei fini”, il rimedio più efficace tra quelli disponibili nel prontuario delle terapie anticicliche!

La crisi, come ogni catastrofe di grandi dimensioni, può essere affrontata principalmente, se non esclusivamente, proprio con l’etica. Questa crisi “fine di mondo” è certamente il prodotto di uno scenario complesso, esito di interdipendenze molteplici, ma evento annunciato da numerosi segnali premonitori.

L’interesse e il calcolo di alcuni avidi e ipovedenti hanno influito dolosamente sul generale silenzio che ha preceduto la detonazione. Ma nel ristretto circolo degli addetti ai lavori la “congiura del silenzio” non è stata totale. Taluni hanno parlato e ammonito. Ora è arrivato, in ultimo ma speriamo in modo risolutivo, il ragionamento pacato ma al tempo sferzante di Greta. Accusa morale al mondo degli adulti, da oggi, condivisa, in modo organizzato, da milioni di adolescenti “responsabili” come lei.  Certamente più seri di quei spensierati pagliacci ridanciani e cazzafrulloni che, imbottendosi di cocaina ed altri euforizzanti o semplicemente ubriachi dell’idea di essere potenti, hanno consumato il Pianeta che gli era stato dato in prestito.

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Greta interviene a conclusione di un periodo troppo lungo (decenni) in cui nessuno che avesse una delega politica determinante ha fatto nulla per ricollocare il rapporto uomo-energia (da questo binomio irrisolto nasce l’orrore dell’attuale inquinamento alla base del cambio climatico che si prepara a travolgervi) nella sua prospettiva storica e politica, rimuovendo le conseguenze che avrebbero avuto il nascere, lo svilupparsi e il decadere di questa nostra civiltà. La Storia non è stata maestra di un cazzo per questi imbecilli autoreferenziali, concentrato di classi dirigenti di ignoranti come mai si erano visti, tutti insieme, sulla faccia della Terra. Le lotte scatenate nei secoli scorsi sono state spesso (se non sempre) per il controllo delle fonti energetiche disponibili. La misura della inestricabilità del rapporto fra energia e potere è simboleggiata dal fatto che, in inglese, si usa la stessa parola “power” per indicare entrambi. È tempo che chi ha fatto un pessimo uso del “power” passi la mano. Meglio la saggezza degli adolescenti, paradossalmente già stanchi di sopportare, nonostante la giovane età. I giovani che istituzionalmente sono esclusi dalla gestione del potere, sentono il diritto-dovere di conoscere sempre di più come stiano realmente le cose per provare a fermare il suicidio di questi folli “capi banda/setta” che pensano, non solo di poter disporre del Pianeta avuto a tempo determinato in prestito, ma di far morire, in vari e fantasiosi modi, chi a loro aggrada. Quella che da oggi sarà sancita, in migliaia di città nel mondo ed in contemporanea, è un vera dichiarazione di guerra generazionale. Mentre i signori del “power” si fanno sorprendere sempre più spesso, in atteggiamenti loschi, nelle maleodoranti latrine del potere energetico (basterebbe pensare a cosa dobbiamo ascoltare/leggere di questo vertice dell’ENI impegnato tutto il giorno a ritenersi il signore indiscusso del “power” petrolifero come se i doni del Pianeta fossero cosa sua e non di tutti) il tempo scade. I Paesi dove si perpetua il massacro di Madre Natura sono ormai maggioranza assoluta e quel che hanno potuto fare, prima di Greta e della sua reazione gli ultimi “moicani/ambientalisti” sta mostrando la sua impotenza. Da domani bisogna solo sperare nel miracolo promesso dalla santa laica visionaria. Se gli adulti, viceversa, dovessero invece che incoraggiare con il gesto del Nobel, provare a demonizzarla, preparatevi al peggio schiacciati come sarete tra gli imbecilli che ancora sottovalutano Ebola e i riempitori, con tutta la plastica del mondo, degli ormai troppo piccoli, un tempo immensi oceani.   

Prevedere i fatti, coglierne i segnali, collegare e dare senso a fenomeni apparentemente eterogenei, doveva diventare il vero compito della politica. Non aver fatto niente per meritarsi il power è il crimine che questa gioventù non deve perdonare. Il patrimonio collettivo andava difeso con una cultura diffusa, connotata dalla convivenza civile e da una democrazia sostanziale. Questa teppaglia ha invece indotto l’intera società a sottovalutare le crisi e ha provato (spesso riuscendoci) a sconfiggere ogni forma di opposizione che puntasse ad una efficace prevenzione.

Questa carneficina fisica e morale è in essere e non si farà giorno se si lasciano, con atteggiamento pavido e complice, gli oligarchi devastare la casa comune.

Anche la rivolta etico-morale di Greta, fino a quando alla globalità e all’interdipendenza dei fenomeni dell’economia, come di ogni altro settore, non si riuscirà ad associare una coscienza dei problemi corrispondente alla loro complessità, sarà destinata alla sconfitta: il rapporto di forza rimarrà a netto favore delle oligarchie sanguinarie e dissipatrici.

Greta sarà consumata, più o meno rapidamente, diventando lei stessa fonte di delusione quando non dovesse riuscire a cambiare il Mondo. Greta sarà sconfitta, semplificata, sfinita da mille Picadores e nessuna calamità planetaria potrà essere risparmiata al genere umano tra quelle ormai previste e che si intravedono spuntare, mortiferi, dietro l’angolo.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S: Roma ore 11:00 Sono tantissimi e belli ed io sono andato a vederli, uno ad uno!