Ci manca solo Alfonso Pecoraro Scanio

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Ieri l’altro, ai Fori Imperiali (intendendo durante la manifestazione per Greta e il Pianeta), ho riconosciuto, con codazzo di assistenti e collaboratori (ma questi come pagano il personale?), l’ex ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Direte l’uomo giusto al momento giusto, nel posto giusto. Vedremo. Quando è stato ministro della Repubblica, oltre che ridere durante la cerimonia funebre per i caduti a Nassiriya, di lui ricordo poco o niente. Certamente ho memoria di una sua fitta corrispondenza con tale Jaro Novak (personaggio oscuro, condannato nel Processo 7aprile, addestratore politico/militare di Valerio Morucci e di altri in Potere Operaio), documentazione di cui ho copia conservata nel mio archivio personale.  La pattuglia di comunicatori che l’altro ieri accompagnavano l’ancora aitante Pecoraro, si è fermata all’altezza del busto di Giulio Cesare (scelto, come sfondo ad un’intervista, spero, nella casualità) e ha rilasciato dichiarazioni “spontanee” su Greta e la mobilitazione romana.

Mi ha fatto un effetto raccapricciante (la qualcosa, in una bellissima giornata di sole primaverile, è il colmo) vedere il vecchissimo mondo dei paraculi che si preparano a tornare, sotto mille forme e colori camaleontici, dopo non aver fatto nulla perché l’Italia non andasse nella direzione in cui poi è andata, sia per l’ambiente che per l’agricoltura. Questa volta è il rosso-verde della Prima Repubblica e ancora una volta nulla fa prefigurare un grammo di cambiamento sostanziale se devo dare retta proprio alle dichiarazioni narcisistiche relative alla rete di relazioni in essere tra lui e il mondo che nel ministero dell’Ambiente avrebbe dovuto interpretare il cambiamento. Pecoraro Scanio sostiene (e neanche con qualche pudore ipocrita) che i suoi collaboratori di un tempo si ritrovano oggi ai vertici del dicastero. Che ci voglia dire che comanda ancora lui (o nuovamente lui ?) su un tema tanto delicato? E speriamo che li si fermi. Girano voci che spero non siano vere o dovrò dire la mia come già era accaduto a suo tempo per Link Campus, Giuseppe Spatafora, Jaro Novak (anche lui voleva buttarsi nel firmamento a cinque stelle dopo che la mossa era riuscita, nel XII° Municipio, a Roma, a sua moglie, un tempo condannata in quanto militante delle BR), su accordi elettorali tra il mio MoVimento e Pecoraro Scanio. E ho scritto volutamente “mio MoVimemto”, perché è bene che lo sappiate, noi, da quando il M5S è in caduta libera, abbiamo un certo piacere perverso a ribadire. “Hic Manebimus Optime“. Anche se dovessimo rimanere solo io, mammeta e tu. Senza Gegè di Giacomo e Renato Carosone che, nel frattempo, sono morti.

Oreste Grani/Leo Rugens


 

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