Dall’oscuro impiegato dell’Ufficio Brevetti al Buco Nero Luminosissimo il passo è stato breve

EinsteinCover

Ieri proprio, facevo riferimento ai libri che avevo fatto in modo che vedessero la luce (in realtà vi introducevo al ragionamento sull’ultima fatica di Jacobo Iacoboni) e sottolineavo, celebrandomi, l’importanza di una tale attività “meritoria”. Uno dei volumi che ho editato e a cui sono più affezionato (e “fiero”) è “Einstein 1905 – Dall’etere ai quanti” di Françoise Balibar, con prefazione di Carlo Bernardini, ISBN  88-89564-08-3 (ecco l’immortalità di cui ieri parlavo), uscito nel lontano 2005.

Come sapete proprio ieri è arrivato l’annuncio che donne e uomini intelligenti sono montati sulle spalle di quel gigante riuscendo ad allungare lo sguardo fino a 55 milioni di anni luce di distanza dalla Terra e, nel farlo, hanno “trovato/documentato” un Buco Nero, che, a vederlo “in foto”, tanto nero non ci sembra essere. Lo hanno potuto fare perché in molti, senza distinzione di razza, senza altro amore che quello di scoprire, di investigare il possibile, sono saliti, associandosi in centinaia di astrofisici, sulle “spalle di Einstein”. Questo “gesto atletico”, a sua volta, lui lo aveva saputo fare. Senza pregiudizio e senza subire il feroce odio messo in campo dalla muta accanita dei tradizionalisti. “Se ho visto più lontano, è avvenuto salendo sulle spalle dei giganti che mi hanno preceduto”.

Isacco Newton

Così il genio, tra l’altro espressione della comunità ebraica, si sarebbe potuto esprimere se tale affermazione non fosse stata già lasciata al giudizio della Storia, da Isacco Newton. In omaggio a tutti gli astrofisici, quelli di ieri e quelli di oggi, lascio traccia della prefazione di Carlo Bernardini al volumetto di cui sopra. E aggiungo un pensiero sempre tratto dal libro (è in postfazione a cura di Luisa Bonolis) di cui vi scrivo: «Le equazioni di Einstein stabilivano con esattezza come lo spazio-tempo prodotto dalle masse che vi si trovavano viene curvato a causa della presenza di tale materia. Egli era stato quindi in grado di calcolare quale avrebbe dovuto essere la curvatura dei raggi emessi da una certa stella, situata in un certo preciso momento dietro il sole, quasi ai margini del disco solare, prevedendo che la stella sarebbe stata visibile in un luogo diverso da quello che ci si attendeva. Il 29 maggio del 1919, nel corso di una eclissi solare, la previsione fu puntualmente confermata. Avutane notizia per mezzo di un telegramma inviatogli da Lorentz, sembra che Einstein abbia commentato: “In caso contrario mi sarebbe dispiaciuto per il buon Dio perché la teoria era corretta“».

Era iniziata la carriera ufficiale della “relatività”, mentre Einstein, di un sol colpo elevato al rango di Newton, era destinato a divenire uno dei miti del XX secolo, sinonimo di genio, icona di saggezza, creatività e immaginazione”.   

First Image of a Black Hole

Il Buco Nero Luminosissimo mostrato al mondo ieri, 10 aprile 2019, cento anni dopo quell’eclisse, conferma chi sia stato, è, e sempre sarà, l’oscuro impiegato dell’Ufficio Brevetti di Berna.

Oggi luminoso e illuminante come non mai.

Oreste Grani/Leo Rugens

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