Trovati a Dubai immobili comprati con i soldi rubati da Galan (MOSE)

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Alberto mio (intendo il grande giornalista Statera) quanto ti vorrei ancora vivo per scambiare opinioni su quello a cui ci è dato di assistere, di giorno in giorno, dentro ai confini di quel Termitaio (ormai la nostra Italia) abitato dai signori degli appalti che, di fatto e con protervia, governano la Repubblica. L’esperimento pentastellato, in cui avevo sperato e creduto, sembra destinato ad entrare in stallo. Spesso, se non sempre, in combutta con la criminalità. Anche questa espressione e questo stato d’animo, sofferente per tale degenerazione, certamente, li avresti saputi scrivere con parole più efficaci. Comunque, conoscendomi, sai che non salgo sul carro dei vincitori e quindi anche se il MoVimento dovesse drammaticamente arretrare, come ormai dico ricordando i nostri trascorsi liceali, Hic Manebimus Optime.  Per condire la notizia del ritrovamento di parte dei soldi a suo tempo “trafugati” da Giancarlo Galan (così si esprimono gli investigatori) e per ricordare a me stesso che (ma va là!) non esistono imprenditori italiani che vorrebbero rubare sulle “grandi opere” o grazie ai cantieri che, con la massima urgenza, vanno riaperti, pesco nel tuo capolavoro che altre volte, con affetto e stima, ho saccheggiato: Il Termitaio, volume didattico che pubblicasti nel lontanissimo 2009. Il Paese infatti è in astinenza da ladrocinio e da opere opportunamente inutili se non utilissime (e uno) ai signori degli appalti di cui sopra e ai banchieri che li tengono a galla aspettando le utilissime (e due) opere infrastrutturali. Opere utilissime (e tre), tanto per fare un esempio come fu il MOSE (aiutoooooooo!) o come sarà il TAV.

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Il tutto per potersi comprare non una “Casetta in Canadà” (la canzone del 1957 cantata, a Sanremo, dal Quartetto Cetra) ma alcuni appartamenti nell’orrida Dubai. Pessimo gusto per gente che è cresciuta tra i capolavori di Venezia e le ville palladiane e che spero sia un’aggravante quando li porteranno a giudizio.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

E così, visto il congruo bottino (12 milioncini), ai tanti “sistemi” che ogni giorno scopriamo operare, pieno tempo, nel Paese, possiamo aggiungere anche quello del Nord Est che, all’epoca, si sarebbe chiamato “Galan” e oggi “Vattelapesca”. E mi lascio andare a questa affermazione impegnativa, convinto che nei libri, se sono scritti da persone di valore, ci sono le piste investigative giuste. Direi pertanto che un “sistema criminale”, anche da quelle parti virtuose, ci potrebbe essere.

P.S. al P.S.

Quando scrivo questo tipo di post descrittivo un retroterra politico-culturale funzionale alla grande necessità di riaprire, a qualunque costo e a qualunque condizione, i cantieri, il mio pensiero rispettoso va anche a Danilo Toninelli, ministro della Repubblica, che, vigliaccamente, mi sembra, in troppi lo stiano lasciando solo. Se mi sbaglio, mi scuso con chi mi appare inadeguato e traditore vista la gravità dello scontro in atto con le “termiti”. E non mi riferisco – ovviamente – al Toninelli che più di quello che ha fatto non poteva fare.

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