La calamita “Noi con Salvini” attira gentaccia

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La calamita “Noi con Salvini” attira gentaccia (come già si è visto nel caso in corso di ArataSiri e sempre più si vedrà) e lui, pur di far credere di avere la maggioranza degli italiani dalla sua, a caval donato non guarderà certo in bocca. I sondaggi lo danno al 32% ma vorrei che aveste sempre la prudenza di considerare i numeri assoluti come base di una reale valutazione del consenso elettorale. E di mobilitazione, qualora il clima (sto parlando di violenza), tra gli italiani, dovesse degenerare. Il suo 32% è in realtà molto lontano da una maggioranza essendo riconducibile, più o meno, ad un 16/18 per cento sugli aventi diritto a decidere. Tra la gentaccia di cui sopra ci metto in modo particolare tutti quelli che, facendo i politici di professione, girano-girano-girano il valzer delle casacche fino a quando (non parlo degli elettori che hanno il sacrosanto diritto di farsi sodomizzare da chi, sotto le coperte, li eccitano di più) non ritengono di potersi fare i fatti propri con la migliore delle coperture. A quel punto scelgono. E in molti scelgono Matteo Salvini, estremamente rassicurante come storia e attuale posizione. Questi figuri hanno un naso da tartufo che li aiuta a scegliere l’ambiente più consono alla loro cultura propensa a trattare la cosa pubblica come propria. Spesso sono dei delinquenti strutturati in piccole bande locali; altre volte, fanno parte di consorterie mafiose che riportano i vantaggi  alla criminalità organizzata, a dimensione nazionale e internazionale. In queste ore siete stati informati delle triangolazioni tra un ex di Forza Italia (quello è) mister Paolo Arata, e uno come Vito Nicastri a sua volta ritenuto limitrofo addirittura alla “Primula Rossa”, Matteo Messina Denaro. Qualche tempo addietro era stata la volta di Ciro Borriello, anch’esso prima di diventare fedele di Salvini, forzaitaliota. Borriello non si era fatto mancare nulla partendo dalla DC campana, passando, come detto, per Forza Italia, ma non rinunciando a Clemente Mastella dell’UDEUR. Un abbinamento elettorale lo aveva fatto anche con l’IDV di Tonino Di Pietro. Quando deve fare il sindaco di Torre del Greco diventa il candidato di Forza Italia, AN, UDC, IDV locale (che non va troppo per il sottile) e vince. Una Dorina Bianchi coi pantaloni. Ovviamente, questo accostamento lo faccio per quanto riguarda le casacche cambiate ma non i ladrocinii perché la Bianchi è talmente ricca di famiglia (e ora che ha preso una super liquidazione a fine carriera da parlamentare lo è ancora di più alla faccia vostra e di un minimo di coerenza ideologica) che non ha mai avuto “bisogno” di rubare. O di far rubare, chiudendo un occhio. O due. Così si dice, fino a prova contraria. Mai dimenticando che la Bianchi è medico e che veniva eletta in Calabria. Onesta quindi.

Quello che non si può dire di Ciro Borriello (anche lui medico per felice combinazione) che si è fatto eleggere sindaco a Torre del Greco tra un prefetto commissario e un altro. E poi l’arresto. Prima, in tempo in tempo, per farsi fedelissimo di Salvini. E in tempo per scegliere per ingannare la Repubblica il business ambientale. Nel suo caso i rifiuti. In quello di Arata si dice il verde ecologico vento. Se non è zuppa è pan bagnato. Viva l’ambiente verde, come il colore della Lega. Quella Nord, ovviamente. Quella Neo di Salvini si ammanta del Tricolore.

Oreste Grani/Leo Rugens

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