Un omaggio a mia madre e ai COS di Aldo Capitini

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Festeggio in più modi il 25 aprile. E dico “festeggio” perché è una festa. È una festa liberatoria. Comincio da lontano a ricordare non certo i miei di ricordi perché nasco solo nel 1947, ma festeggio ricordando quelli di mia madre che nel 1944 si trovava a Perugia, con due bambine piccolissime (nate entrambe in quella città), sua suocera e mio padre che non doveva, a qualunque costo, essere portato a nord dai tedeschi in ritirata. Così si era messa in testa Jolanda e così, sannita capatosta, riuscì a fare.  Al tempo festeggio e omaggio il filosofo Aldo Capitini, che in piena “liberazione” ideò ed organizzò il Centro di Orientamento Sociale (COS), luogo dove “ascoltare e parlare”. Conversazioni più che “lezioni”. Nel 1961 Capitini, un vero indipendente di sinistra (come amava definirsi coniando l’espressione), ideò la Marcia della Pace da Perugia ad Assisi a cui se volete ancora potete partecipare. Le pagine che uso per raccontare Perugia in quelle giornate del giugno del 1944 (una delle mie sorelle è del 1941 e l’altra del ’43) sono tratte dalla Storia di Terni, Sesta Parte – Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ed. ISTESS di Pompeo De Angelis, l’amico e maestro recentemente scomparso. Il racconto dedicato a quelle ore drammatiche perugine sono servite a Pompeo per introdurre quanto avvenne contemporaneamente a Terni. Le pagine dedicate a Terni, non a caso, iniziano con  “…A Terni, era tutto l’opposto di Perugia”. E quando mai sono andate d’accordo!

In questa data sono interessato a immaginare (questo è il verbo giusto) la paura e il coraggio di mia madre che salva tutti, e salvando se e i suoi amori, crea i presupposti della mia nascita, da uomo libero. Sfollati ma liberi. Vengo infatti concepito nell’agosto del 1946, a Referendum per la Repubblica già effettuato e i Savoia in fuga. Mussolini fatto morire con violenza (andava invece processato) a Milano (in realtà a Giulino) poco più di un anno prima: il 28 aprile 1945, poche ore dopo il 25, Festa della fine della dittatura. Giornate che andrebbero meditate e ricordate con pacatezza e tanto amore per la Repubblica democratica. Non pare che sia così anche e soprattutto per responsabilità di un ministro dell’Interno che tanto tanto tanto anti fascista non solo non si sente, a vedere come opera, da anni, in spirito di continua provocazione e “appicciamento” d’animi. Comunque, chi semina vento raccoglie tempesta e nella sua Milano, i laziali, inneggiando a Mussolini, cercavano il morto. I fascisti-leghisti il “morto” non lo troveranno oggi, ma, sentite a me che ne ho viste tante di provocazioni organizzate nelle piazze e non solo, potrebbero trovarlo quanto prima. E dopo è dopo. Vuol dire che nessuno sa come potrebbe andare a finire: anche molto molto molto male per i leghisti spesso fascisti.

Viva il 25 aprile festa di Liberazione   

Oreste Grani/Leo Rugens

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