Errare umanum est perseverare autem diabolicum

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New York, 1909 Duello con pallottole di cera

 

Piero Messina, in quel di Palermo, alcuni anni addietro ha pubblicato un libro (Il Cuore nero dei Servizi – BUR Rizzoli) che tutti i cittadini dovrebbero, prima o poi, leggere. Soprattutto quei giovani che aspirano ad entrare nei servizi… per “servire” la Repubblica.

Esiste una regola non scritta nel mondo dell’intelligence italiana. A un agente segreto non va mai chiesto come abbia fatto a entrare nei servizi. Tanto, la risposta la conoscono tutti.

Nonostante la legge obblighi alla selezione mediante procedure concorsuali, infatti, le pieghe del diritto consentono mille spazi di manovra per i percorsi «raccomandativi».

Nell’estate del 2010 il settimanale «Panorama» pubblica una circolare riservata, firmata dal generale Giorgio Piccirillo, direttore dell’Aisi, che ha per oggetto «la riservatezza dell’identità degli appartenenti al comparto informativo». Piccirillo non solo vuole ricordare ai suoi agenti che sarebbe il caso di mantenere segreta la propria attività, ma chiede anche di smetterla con le raccomandazioni.

Insomma, scrive «Panorama», «niente più spintarelle per entrare nei servizi segreti o per scalare posizioni». La circolare viene inviata ai dirigenti delle divisioni del servizio e ai capi centro delle stazioni dislocate su tutto il territorio nazionale. Nella nota si «intende richiamare l’attenzione sulle implicazioni sotto il profilo della riservatezza delle segnalazioni che pervengono da fonti esterne al comparto, in ordine a possibili determinazioni di favore e al programmato svolgimento degli scrutini di avanzamento di carriera. Tali forme di interessamento comportano il disvelamento non solo dello stato di appartenenza agli organismi d’informazione, ma anche la possibile fuga di notizie relative all’ordinamento interno afferenti al beneficio invocato».

Quella nota non è esattamente una novità. Anche Gabrielli, e prima ancora Mori, si trovarono costretti, durante il loro mandato alla direzione dell’intelligence civile, a emanare circolari di analogo tenore. Basta rileggere poi le principali tappe della storia italiana dei servizi segreti per accorgersi del do ut des ancora oggi vigente tra politica e sistema di informazione.

Ed è per queste ragioni, più che per la voglia concreta di riforma, che a partire dal 2007 la nostra intelligence ha subito al suo interno un turn over mai visto prima.

La prima ondata è appunto del 2007. Appena varata la riforma, alla direzione dell’Aisi c’è Franco Gabrielli. Si applica per la prima volta la regola numerica del 57-20-40. È un meccanismo che manda obbligatoriamente in pensione tutti gli 007 italiani che abbiano età eguale o superiore a 57 anni, che abbiano maturato almeno 20 anni di rapporto di lavoro nei ranghi dei servizi segreti o almeno 40 anni di contributi versati.

Nel 2007 verranno tagliate circa trecento teste. Un secondo massiccio esodo, pianificato già alla fine del 201l, è ancora sul punto di partire. Si prevede una rasoiata pronta a colpire almeno quattrocento unità.

Formalmente, sia per l’esodo del 2007 sia per quello previsto in futuro, l’obiettivo è tagliare i costi. Ma le cose non sono andate esattamente così. Con i licenziamenti del 2007, non un euro è stato sottratto dal bilancio economico delle due agenzie del DIS che, anzi, come abbiamo visto, ha sempre ricevuto incrementi costanti nel corso del tempo, in controtendenza con quanto accade negli altri rami della pubblica amministrazione.

E c’è di più. Quando nel 2007 si avviò la procedura di licenziamento, partì immediatamente l’ondata di nuove assunzioni. Tutte per chiamata diretta, con l’escamotage del contratto a tempo determinato. Quella procedura non concorsuale sarà ammessa anche dal sottosegretario Gianni Letta, che tenterà di smorzare i toni, sostenendo che le assunzioni erano poche.

Per la prima volta, poi, in quel periodo, tra le file dell’intelligence civile transitarono operatori di polizia, precedentemente in forza alla DIA. Non è detto che sia sempre un bene contaminare due rami deputati a compiti così diversi: lo dimostra, come abbiamo visto, quel che è successo a Napoli, con l’arresto del vicecommissario della DIA Savarese.

 

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I tagli del 2007 causarono «direttamente» un piccolo danno collaterale alle casse dello Stato. «Molti degli agenti che vennero licenziati» racconta Paolo Fortese, «vittima» di quella stagione di epurazioni «avevano contratto con l’INPDAP la cessione del quinto dello stipendio. Ma siccome anche le nostre buste paga sono segrete, quando i colleghi vennero trasferiti, tornando alla loro amministrazione di provenienza o assegnati ad altro dipartimento, dai loro statini era scomparsa la quota di debito mensilmente ceduta all’INPDAP per rimborsare il prestito ricevuto.» Il motivo di questo inaspettato cadeau è semplice: lasciando inalterata la busta paga, sarebbe stato facile scoprire la provenienza delle nuove forze, e così lo Stato ha preferito perdere un po’ di denaro.

La stagione dei licenziamenti non sarà indolore. «In quei giorni» ricorda sempre Fortese «si era scatenata una caccia all’uomo. Dalla direzione centrale di Roma era stato chiesto ai capi centro di segnalare sacrificabili. Chi si sentiva a rischio tentò tutte le strade politiche possibili e immaginabili per evitare il licenziamento, che oltre al danno morale era un duro colpo anche economicamente, con lo stipendio tagliato del cinquanta per cento almeno.»

L’amarezza, nonostante gli anni trascorsi, è sempre presente. E con essa la convinzione di avere subito un’ingiustizia. «Per licenziare non hanno di sicuro guardato ai nostri curriculum» continua Fortese. «Se così fosse, non si spiega perché molti funzionari discussi sono rimasti in servizio.»

Gli chiedo di fare i nomi. L’ex agente non ha dubbi: Lorenzo Narracci. «Da quasi vent’anni è discusso per le indagini sulle stragi di mafia a Palermo del 1992» dice. Ma non è il solo. «Che dire dei funzionari e dei dirigenti di polizia coinvolti, processati e condannati nell’inchiesta sui pestaggi di Genova alla scuola Diaz e “promossi” all’intelligence, nel silenzio generale? Vogliamo continuare? Se cerchi bene, scoprirai che è ancora in servizio il figlio del generale Subranni, sì, proprio quello indagato per mafia e indicato dalla vedova di Paolo Borsellino come un soggetto affiliato alle cosche. Gli intoccabili dell’intelligence italiana hanno cognomi famosi, sono figli o parenti illustri di prefetti della Repubblica o di generali dell’esercito o dei carabinieri.»

Lo sfogo di Fortese potrebbe essere dettato dalla rabbia per un’espulsione ritenuta ingiusta. Ma non è il solo a pensarla così.

Contro le mosse di Gabrielli verranno presentati centinaia di ricorsi al TAR del Lazio. La paradossale vicenda giudiziaria delle spie che rivelano la loro identità professionale per salvare il posto nell’intelligence sarà raccontata da Primo di Nicola sul settimanale «Espresso»: «Sfogliando l’incartamento è possibile, da Alfonso Leone a Romeo Frezza, da Vincenzo Franco a Antonio De Mango, da Salvatore Pulvino a Piero Gobbi, da Armando Chiazzo a Oreste Cocchia, appurare nomi e cognomi di oltre cento agenti e dipendenti di SISDE, SISMI e CESIS, cioè di tutte le articolazioni dei nostri servizi, prima che cambiassero denominazione diventando AISI, AISE e DIS. Insomma, una pubblicità assolutamente sorprendente, soprattutto pensando alla maniacale riservatezza della CIA americana».

dati della giustizia amministrativa in Italia sono pubblici. Così, le controversie sollevate dai nostri 007 consentono di venire a conoscenza non solo dell’identità di centinaia di agenti, ma anche di aspetti delicati della loro vita. A Di Nicola basta fare un clic sui siti della giustizia amministrativa per scoprire che «persino la vicenda pensionistica di un super agente come il prefetto Nicola Di Giannantonio, ex vicedirettore del SISDE e attuale responsabile della Sovrintendenza centrale dei servizi di sicurezza della presidenza della Repubblica, è finita on line: Di Giannantonio ha fatto ricorso agli organi della giustizia amministrativa per chiedere l’assegnazione del vitalizio previsto per i capi dei servizi, un vitalizio aggiuntivo che si somma alla normale pensione e che viene concesso in ragione della durata illimitata dei rischi connessi allo svolgimento delle funzioni».

Nel 2011 il plot non cambia. Da un lato c’è il COPASIR che continua a sostenere che nei servizi si entra solo per concorso. Dall’altro, gli agenti segreti che lottano per restare attaccati ai loro posti. Nel mezzo, la nuova infornata dei cinquanta neo assunti per “chiamata diretta”, entrati sempre con il solito meccanismo del contratto a tempo determinato. Nel frattempo, però, arriva l’ennesimo decreto taglia agenti segreti. 

Si dice che sia stato concepito dal capo del DIS, Gianni De Gennaro e condiviso dal presidente del COPASIR, Massimo D’Alema. In sostanza è quell’atto di prepensionamento citato precedentemente. Nel mirino ci sono altri 550 dipendenti dei servizi. 

Il caso finisce anche oltreoceano: alcuni degli agenti segreti italiani che rischiano il posto hanno contatti solidi con la CIA, che arriva a inviare – in difesa dei nostri agenti – una protesta formale a Palazzo Chigi. Dopo il taglio futuro, ci sarà spazio per almeno duecento nuove assunzioni. «Dicono che vogliono fare i concorsi» ghigna Fortese «ma tutti sanno che non è così.»

Così Pietro Messina, che vive a Palermo.

Siciliano e sensibile a tali complessità.

Messina, inoltre, mi è sempre apparso ben informato da “compagni di liceo” che mai lo avrebbero tratto in inganno.

Questo penso. Così come, notoriamente, penso di altro e di altra Regione. L’altro di cui penso lo comincio ad accennare, quasi fosse un farmaco a lento rilascio. Quel tipo di farmaco che si usa perfino nelle malattie mentali. L’altra regione è la Campania.

E a tal proposito (intendo anche legami territoriali) cito che in un altro articolo si legge (la rete e le fonti aperte a questo servono) che a coordinare lo sforzo di quella causa di lavoro (250 ricorrenti dei Servizi), affollata, atipica, e, diciamolo, paradossale, fu un giurista di grande qualità quale l’attuale senatore del M5S Francesco Castiello, membro autorevole della Commissione Difesa senatoriale, il cui curriculum tranquillizza  per la vasta conoscenza del mondo giurisprudenziale. E in questo Paese di superficiali non è cosa da poco.

SERVIZI E SERVIZIETTI, TUTTI QUANTI AI GIARDINETTI! – UN PATTO BIPARTISAN D’ALEMA-LETTA-DE GENNARO (CON L’OK DI TREMONTI), PER PENSIONARE OLTRE 500 AGENTI SEGRETI FA INCAZZARE GLI 007 ITALIANI CHE SEGUENDO LA MODA ITALIANA FANNO RICORSO AL TAR – PERSINO LA CIA FA SAPERE CHE NON GRADISCE – MA VISTO CHE TANTI SOLDI NON SI RISPARMIANO (ANZI, IL BUDGET CRESCE), COSA NASCONDE IL MAGGIORE SPOIL SYSTEM MAI PRATICATO CONTRO IL SETTORE DELLA SICUREZZA NAZIONALE E INTERNAZIONALE?… Fosca Bincher (Franco Bechis) per “Libero”

La data non è ancora stata fissata. Ma probabilmente entro il prossimo mese di marzo la prima sezione del Tar del Lazio dovrà decidere nel merito della più incredibile causa sindacale che sia mai stata avviata. Da una parte 250 dirigenti e agenti dei servizi segreti italiani, difesi dal professore Francesco Castiello. Dall’altra parte il direttore del Dis, Gianni De Gennaro rappresentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri. In mezzo a loro un dpcm segreto, pubblicato solo per incomprensibile sintesi in Gazzetta ufficiale.

Non è noto chi l’abbia firmato, ma è ben noto dentro i Dis, l’Aisi e l’Aise (i tre servizi segreti nati dalla riforma del 2007) quale ne sia il contenuto e chi i reali proponenti. Il decreto è stato concepito dallo stesso De Gennaro, che ne ha portato la prima bozza al presidente del Copasir, Massimo D’Alema per averne l’imprimatur. Contiene quello che per quasi tutti i dipendenti dei servizi è stato letto come uno “spoil system” e che formalmente è un atto di prepensionamento che riguarda da luglio prossimo in poche finestre ben550 dipendenti dei servizi, alcuni anche con funzioni apicali.

È conosciuto all’interno con la formula 57-20-40. Perché manda obbligatoriamente in pensione tutti gli 007 che abbiano compiuto 57 anni, o abbiano 40 anni di contributi versati o almeno 20 anni di rapporto di lavoro con i servizi. A che serve questo maxi-prepensionamento? Formalmente a ridurre la spesa dei servizi segreti italiani in tempo di crisi. Ma secondo i dipendenti ad effettuare un sostanziale spoil system.

È evidente che chi ha 20 anni di lavoro dietro le spalle non è legato agli attuali direttori di Dis, Aisi e Aise. Che avrebbero voglia di mettere al loro posto uomini di propria fiducia.

IL SÌ DI MAX
Per questo De Gennaro ha chiesto per primo l’assenso di D’Alema. Poi ha incontrato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che ha dato il suo beneplacito un po’ distratto: “se tagliate spese, a me va sempre bene”. Infine con i due imprimatur è approdato a palazzo Chigi a farsi controfirmare il decreto da Gianni Letta. Qui non è stata una passeggiata, perché non pochi sono stati i timori avanzati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, compresi quelli sulla legittimità stessa dell’atto.

Ma dopo un po’ di incontri il via libera è arrivato anche da lì. A quel punto chi rischia di essere mandato a casa non è rimasto con le mani in mano.

PAROLA AGLI AVVOCATI
Uno dopo l’altro sono andati a bussare alla porta del professor Castiello, uno dei massimi esperti di diritto amministrativo militare. Alle fine sono diventati 250 e per loro è stato presentato al Tar del Lazio, prima sezione, il ricorso contro il dpcm. Qualche giorno fa il loro avvocato ha presentato istanza di acquisizione del contenuto integrale del dpcm, che al momento risulta segretato.

I nomi dei ricorrenti- per decisione del Tar- non sono indicati visto il mestiere che fanno. Ma secondo alcune indiscrezioni fra loro ci sarebbero alcuni dei dirigenti più importanti dei servizi. Nel ricorso fanno presente che la formazione di un vero 007 può durare anche tre lustri e che in questo modo si allontanano dal servizio gli uomini più esperti.

A palazzo Chigi è perfino arrivata una protesta formale della Cia, che ha rapporti consolidati di lavoro con alcuni di loro. Nel merito gli 007 in attesa di epurazione contestano il riferimento alla riforma Brunetta per il loro allontanamento e soprattutto la decisione successiva al dpcm di inserire in finanziaria un aumento di 78 milioni di euro per i servizi segreti con possibilità di procedere a 200 nuove assunzioni. Se il prepensionamento serviva a risparmiare, i conti finali dunque non tornano perché il budget aumenta.

Ma è chiaro a tutti- anche al Tar che dovrebbe prendere la decisione prima dell’apertura della finestra pensionistica di luglio- che qui il tema non sia di finanza pubblica: a giudizio è uno spoil system per la prima volta applicato al settore più delicato dello Stato: quello della sicurezza nazionale e internazionale.

 02-02-2011]

Il ricordo sovvenutomi potrebbe risultare utile a capire vicende (in verità ancora un po’ oscure) che hanno connotato i sei anni vissuti in Parlamento di alcuni esponenti di quella ristretta rappresentanza del MoVimento rimasta – costantemente – in rapporto con il mondo dell’Intelligence.

Per la prima volta nella mia sia pur breve vita di blogger (sette anni), scrivo che basterebbe fare “due più due” (viceversa ho cercato sempre di approfondire prima di giudicare) per cominciare a capire il senso di almeno quattro delle tradizionali W a cui si è, banalmente ma onestamente, soliti cercare di dare risposta se si è incuriositi da fatti pubblici e al tempo “sensibili/delicati” come quelli di cui stiamo ragionando in questo post. La quinta W, spesso la più importante di tutte (why/perché?), mi costringe a soffermarmi su questa relazione rizomica certa, confermata, se non rafforzata, da scelte recenti, fiduciarie ed organizzative, a cui questo marginale e ininfluente signore (si fa per dire) ha dovuto assistere, ignaro o in quanto volutamente escluso. Certamente perplesso. Scelte che considero (e ho cominciato, con discrezione, a mostrare il mio disappunto) imbarazzanti per lo Stato che, sempre e su tutto, deve essere salvaguardato. Soprattutto quando è “Pantalone” che paga. Certamente, è doverosa la prudenza massima, quando si tratta di questioni attinenti la sicurezza della Repubblica. Ma, come si dice: errare umanum est. Al tempo, ci hanno insegnato sin dal liceo, che perseverare autem diabolicum. Nel caso in questione, si tratterebbe di un imperdonabile “perseverare”. E sempre con protagonisti campani. Se si trattasse di una inclinazione a ripetere l’errore, tutto le circostanze, anche per le ingenuità pregresse, andrebbero rilette.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Chi mi conosce sa che nell’ottemperare alle W – a cui è doveroso sempre dare risposta – sono fermo nel consigliare di ricordare chi ha presentato chi a chi.  Quando tornerò sul tema, sarà tardi per aggiustare questa vicenda perché io so esattamente chi ha presentato chi a chi e chi, a suo tempo, mi ha presentato chi. Non è uno “scioglilingua” ma è una prassi prudenziale che si deve sempre utilizzare se si vuole governare la cosa pubblica. Come insegnava Stefano Rodotà, tanto per fare un nome. O Ferdinando Imposimato, per farne un altro.

Forse esempi di rigore scientifico passati rapidamente di moda in questo MoVimento di Governo.

 

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