È meglio che non ci rivelino i perché dell’assassinio di Giulio Regeni

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Quindi, a leggere Leo Rugens nel post “MIFSUD DOVE SEI?” del 24 aprile u.s., l’attualmente irreperibile Joseph Mifsud “prefaceva” libri con Gianni Pittella, quello. E per “quello” intendo proprio quello della notoria famiglia Pittella, lucani, forse alcuni di loro anche iniziati alla massoneria. Personaggi politici, comunque, che, nei decenni, non si sono fatti mancare nulla. A cominciare dal padre Domenico e la sua atipica attività samaritana nei confronti dell’assassina brigatista Natalia Ligas. A me Domenico Spinella, Umberto Improta, Calogero Profeta chiedevano disperatamente indizi/notizie e di correre qualunque rischio, per arrivare alla cattura della Ligas (che consideravano giustamente una assassina spietata), e il Pittella, senatore della Repubblica, la metteva al sicuro?  E che dire della sua preveggenza filo leghista (del Sud) che lo rimanda al ruolo avuto nella fondazione di quella Lega delle Leghe che è sostanzialmente, decenni dopo, diviene l’operazione elettoralistica (vedremo se non anche eversiva) che, ancora oggi, stringe, da presso, l’attuale ministro dell’Interno?

Lega delle Lega che non si può smentire essere stata ideata e messa in atto da figure che con l’ordine repubblicano avevano (ed hanno) poco a che spartire. Questo per introdurre (ma anche per non dimenticare mai e, soprattutto, niente) una notiziola, solo apparentemente minore, che riguarda, uno che riceve dallo Stato pensione (potete cortesemente rendere pubbliche queste congrue cifre?) che lo rende libero, questo è il paradosso, di svolgere attività culturalmente eversiva contro gli interessi stessi di quella Repubblica che lo mantiene. Leggete il pezzo o vi perdete il passaggio. Anche perché ve ne aspettano altri di passaggi logici fino al doveroso ennesimo ricordo di Giulio Regeni. Eravamo al Contrammiraglio Nicola De Felice e alla sua fede nazifascista. Valerio Borghese è stato un criminale di guerra e la sua alleanza militare con i tedeschi nazisti, non ne consentirebbe l’esaltazione. Quanto è stato possibile che avvenisse nel dopo guerra (la progressiva tolleranza e rimozione delle colpe degli aguzzini, fino all’oblio assolutorio nei loro confronti con la giustificazione di quel necessario anticomunismo a cui, anch’io, come altre volte ho raccontato ho appartenuto) è riconducibile ad una moratoria che ancora stiamo scontando. Non siamo riusciti a “fare i conti” e ora ci ritroviamo, perfino al governo, ragazzotti che equiparano le colpe dei torturatori con quelle dei torturati; le scelte dei dittatori con quelle dei liberatori. Non a caso, uno di loro, eticamente e moralmente confuso e storicamente insufficiente, è lo stesso che considera “fatto privato” (a quando le scuse?) della famiglia Regeni l’atto, viceversa, tutto politico, compiuto dagli sgherri di Al Si-si che, non liberi di agire per loro iniziativa, ricevettero l’ordine di compiere un gesto di guerra, sostanziale e formale, contro l’Italia. Atto di guerra quale fu la cattura e la lunga consapevole attività di demolizione del fisico e dello spirito culminata nella deliberata uccisione del nostro compatriota Giulio Regeni.

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Da nessuno dei “nostri” guardato a vista; da nessuno dei “nostri” strapagati incapaci, preventivamente, di considerarlo a rischio. Almeno tenuto d’occhio dopo la sua fase inglese. Prima gli italiani? Ma di cosa cianciate, mascalzoni inetti e vigliacchi? Vigliacchi e ricattati? Gli egiziani, non le rispondono, signor Presidente del Consiglio, sul perché Regeni è stato martoriato per non, paradossalmente, peggiorare la situazione. Perché, senta a me, viceversa, dicendocene il motivo recondito, dovrebbero dirci “chi”, “cosa” e quindi, implicitamente, “perché”, tutto questo è accaduto. Sarebbero costretti a dirvi (per essere minimamente credibili) “chi” volevano avvertire che non sarebbero stati ulteriormente tollerati quelli che, anche nella malavita, sono considerati sgarri. Cioè atti oltraggiosi. Anche tra criminali.

Se ci dovessero dire la verità, questa è la mia idea fantasiosa ma non irriguardosa della figura del mio compatriota, potremmo ricevere un tale shock che, continuo a fare le mie libere ipotesi investigative, è meglio che non ci rispondano. Al Si-si, ad oggi, rappresenta/controlla un Paese che pesa, geopoliticamente, cento volte di più della ormai inesistente Italietta. Dico cento perché sono misure ormai incommensurabili. Pensi alla Libia e a tutte le cazzate che vi propinano da anni. A tal proposito, Lei che è recente in questo mondo, senta a me, inviti a cena Mario Monti (quello) così, mentre i giornalisti si inventeranno un cumulo di fesserie del perché del vostro incontro, Lei, al collega ormai senatore a vita, lo suggerisco rispettosamente, chieda se ricorda (vedrà che se lo ricorda) come fu costretto a vivere “barricato” le poche ore trascorse a Tripoli, in occasione della visita del 21 gennaio 2012. E questo dopo che l’AISE (ma chi redigeva quella cazzate?) nelle note che aveva fatto pervenire al Presidente del Consiglio nei giorni precedenti la trasferta, assicurava l’esecutivo (e quindi il capo formale dell’Agenzia) che quel Paese, per noi vitale (e ora si vede quanto lo fosse), era avviato alla pacificazione. Tenga conto che nelle note che Monti aveva richiesto (e che si era scrupolosamente studiato), si rimarcava (la prego signor Presidente del Consiglio non si imbarazzi) “la capacità italiana di controllare la situazione“. Tecnicamente si chiama “faccia come il culo”.

Lei che lo può, vada a vedere chi fossero gli estensori delle note e si faccia delle domande e, come direbbe il buon vecchio Marzullo, si dia delle risposte. Che per analogia possono aiutarLa a trovare responsabilità odierne e gravi mancanze nel Caso Regeni. In ultimo, ma non cosa ultima: questa impotenza e inganno permanente lo si deve, cento per cento, a quanto è stato consentito di fare all’ENI e a chi se ne è impadronito. Qualcuno gli ha fatto fare quello che volevano in Italia, Libia, Algeria, Nigeria, Kazakhstan, Egitto. E ovunque ci fosse una goccia di petrolio. Goccia di petrolio che si è sempre accompagnata a gocce di sangue. Così sosteneva l’armeno Calouste Gulbenkian e, dopo di lui, da altra angolazione culturale, Pier Paolo Pasolini.

Buona fortuna Signor Presidente.

Con stima crescente per il guaio che, patriotticamente, ha deciso di passare.

Il marginale e ininfluente Oreste Grani/Leo Rugens