Siparietto: Che Iddio vi protegga dall’ira di Oreste, amico fedele di Pilade

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Ho accettato, per alcuni mesi, quasi fossi un ritardato mentale e non quel rotto in culo che sono, la bubbola dei limiti caratteriologici e della eccessiva muscolarità del mio amico, che chiamerò, per ora, Pilade.

Poi, passo dopo passo, corrispondenza dopo corrispondenza, estrazione dopo estrazione (e non dentaria in quanto ho ancora tutti i miei denti alla bella età che porto), ho cominciato a farmi l’idea che per “muscolarità” si poteva/doveva intendere che il cittadino probo di cui sto scrivendo poteva, viceversa, avere un cervello troppo sviluppato, da libero pensatore e, in quanto tale, pericoloso. “Muscolare” come pseudonimo di “eccessivamente intelligente” è una scelta semantica e allusiva che, per la prima volta nella vita, mi e capitato di sentire utilizzare. E non da un novello Umberto Eco o da un dotto Italo Calvino. Soprattutto nella Pubblica Amministrazione dove, viceversa, troppo spesso, vengono piazzati i meno dotati e i meno meritori. Ma, come si dice, c’è sempre una prima volta e, sempre come si dice, non si finisce mai di imparare.   

Che il loro Dio – se ne hanno uno – li protegga se scopro, viceversa, che il problema fosse altro e che, in realtà, non si voleva avere troppo vicino, in organico, un patriota, più che competente (era questo il vero problema?), perfettamente in grado, da anni, di difendere, sempre e comunque, gli interessi della Repubblica. Anche con modalità muscolari. Come è facile dimostrare. Che non scopra, rimuovendo il merito e la competenza (cioè l’interesse superiore della Nazione, fino a prova contraria, Lei il vero nostro datore di lavoro), che non lo si è neanche preso in considerazione per non averlo, vigile e pronto, a capire troppo. E da dentro. Spero per loro che, sia pur sorteggiati in posizione di comando e responsabilità, mal consigliati, ritenendosi non guardati, abbiano ritenuto di potersi fare i cazzi loro, presumendosi non solo dotati a sufficienza, ma autorizzati dalla “sorte benigna/Dea Bendata”. Ora che altre scelte attinenti la sicurezza cibernetica, presente e futura, della Repubblica (quella che, lo ripeto, paga gli stipendi) sono state fatte e con modalità (il silenzio e la compartimentazione) inopportune il mio dovere è, come ho sempre fatto, ideare, assumendomene la responsabilità di legge a cui sono tenuto, misure di contrasto sufficienti a vanificare l’uso privato di ciò che è – incontrovertibilmente – pubblico. Sono tenuto, a norma di legge, a sventare il piano “eversivo”, se tale mi dovesse apparire. Non ci sono solo i Carrai in questa Italia, sempre più sbrindellata.

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Si chiama, nell’ambiente e nei processi formativi evoluti, “acqua alle corde“, grido salvifico, da utilizzare, anche se imperasse, in “cantiere”, l’ordine di tacere. Pronti a pagare, se si stesse sbagliando. Viceversa, è come se avessi girando la testa dall’altra parte quando mi resi conto che Alberto e Marcello Dell’Utri (e quindi Berlusconi) si stavano per impadronire della società (la Carro Srl/Monitoring Italia) che era destinata a garantire l’uso equo e efficace del Braccialetto elettronico quale misura alternativa della semplice custodia cautelare prima, e del Sistema Nazionale delle Intercettazioni Telefoniche, nelle maggiori procure della Repubblica, dopo.

Se avessi taciuto e non avessi scelto il grido d’allarme “acqua alle corde” (e lo scontro durissimo che ne seguì con quei poteri fortissimi, intendendo quelli imperanti nel biennio 2005/06 quando la mafie erano al governo della Repubblica, anche formalmente, tramite Silvio Berlusconi), oggi non sarei legittimato a quanto sono pronto, ancora una volta, ad attuare. Emulo di me stesso. E non avendo capi se non la mia coscienza e le regole della Costituzione repubblicana. La sicurezza cibernetica dello Stato non è cosa di alcuni, liberi di agire senza il controllo dei cittadini. Punto. Soprattutto in presenza di un fenomeno evolutivo quale la Bockchain. Ripeto: che nessuno ci provi. Capire chi sia io per farmi Stato, ancora una volta, nell’interesse superiore della Nazione, è onere di chi ritenesse di non essere stato, civilmente e in modo inequivocabile, avvisato. Ho il diritto/dovere di agire così alla luce di troppi racconti che mi stanno raggiungendo.

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Alcuni, addirittura, sostengono, che siete solo stupidi nella sottovalutazione dei bonari avvertimenti che da tempo vi invio. Stupidi o arroganti, se siete pericolosi per lo Stato, fatto quello che faccio anche oggi (avverto implicitamente chi di dovere perché, eventualmente, vi suggerisca maggiore attenzione alla delicatissima situazione in cui vi state mettendo), attuerò la procedura. Che prevede il racconto pedissequo di tutti gli avvenimenti e delle carte intercorse. Ed io, notoriamente, non sono DagoSpia del simpatico Roberto D’Agostino.

Oreste amico, fino alla morte, di Pilade e della Repubblica.

P.S.

Avevo, dopo aver superato un travaglio umano e professionale, deciso di non non non usufruire di quella “professionalità” (ed io ragionavo, come è notorio e come i conti confermano, di una iniziativa totalmente privata) che, viceversa, agendo voi  per conto dello Stato, avete ritenuto di mettere in posizione preminente nell’organigramma di una iniziativa, ormai resa pubblica. Avevo fatto il passo dopo aver, in coscienza e in presenza di autorevoli testimoni, richiesto alla persona di interrompere ogni rapporto, umano e professionale, con ambienti certamente (per carte processuali inequivocabili) riconducibili al Sistema Amara. Quello ormai notorio anche ai distratti. Sfumature, direte in tempi in cui state facendo finta di non sapere chi fosse quello o quell’altro, ma la prudenza, avendo noi rapporti con voi (per me siete il Governo), mi era sembrata doverosa. Io mi taglio un braccio, con oneri e perdite oggettive, e voi, a mia completa insaputa, non solo raccogliete, con gesto spregiudicato e macabro, l’arto, ma lo fate diventare architrave di un ragionamento che riguarda lo Stato?

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Il “muscolare” (a vostro insindacabile giudizio) non va bene, ma va benissimo chi, per suo calcolo (non è un espressione dispregiativa), non si distacca da un sistema universitario che chiunque sa essere il cuore delle perizie compiacenti nei tribunali, capriole utili a giustificare sentenze comprate? E non mi devo insospettire, soprattutto se fate le scelte a mia insaputa dopo che ero stato io ad introdurvi la persona? Se uno sa perfezionare percorsi utili ai fondi europei, non è detto che lo faccia solo ed esclusivamente nell’interesse collettivo se, parimenti e in modo inequivocabile, non prende pubblica distanza da un “complice” (arrestato), così dicono i magistrati, di Pietro Amara (arrestato), Giuseppe Calafiore (arrestato) e quindi, alla fine della fiera, di Ezio Bigotti (arrestato), Francesco Sarcina (arrestato) e decine di furbi magistrati (tutti arrestati), spesso trovati in combutta con furbissimi professori universitari. A volte arrestati. Direi che la mia si chiama prudenza (sia pur, se si volesse, eccessiva) e la vostra, viceversa, dabbenaggine. Se poi si coniugano/memorizzano altre scelte cazzafrullone (al limite dell’inverosimile ma che fino ad oggi ho sempre difeso in ogni sede) il sospetto che uno oscilli fra il farci e l’esserci, è più che legittimo.

E così, con oggi, mi sono fatto un altro po’ di nemici.

P.S. al P.S.

Alcuni saranno più sintetici, altri più creativi. Ma gli uomini di domani dovranno essere migliori. Per sopravvivere. Migliori, ho scritto, non peggiori. Ci sono numerosi tipi di intelligenza ma senza rispetto e altruismo il futuro (anche personale) è davvero “incerto”. Oltre non sono in grado di scrivere a tale proposito.

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