Convergenze evolutive tra massoneria ed eversione fascista

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Il Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo, nato nel 1970 in Calabria e Leo Rugens, del 1947, possono sembrare figure troppo diverse per pensarla allo stesso modo e, comunque, sono di calibro e funzione nella società civile, di misure incommensurabili. Invece, lo dico sommessamente, non solo la penso come il giudice (lo ammiro profondamente per il lavoro che svolge e per i rischi che corre) ma (ecco il solito dettaglio autobiografico inventato di sana pianta), essendo stato compagno di scuola (e di altro), per anni, del nono figlio della marchesa Rosa Contestabile e del marchese Domenico Genoese Zerbi, figura eccentrica, accolta nell’Ordine di Malta fin dal 1950 (!), vi dico la mia. Antonio, il mio amico del cuore, inoltre, era fratello di Carmelo, commercialista di successo (la lista dei 500 maxi evasori forse fu una sua invenzione), tessera P2 n° 501 e poi Console, a San Diego in California. Un altro dei fratelli Genoese Zerbi, era Felice (Fefè), il vero capo, a mio modesto avviso, della rivolta di Reggio. Come ho già scritto, anche in questo blog, sono ricordi che coinvolgono persone ancora vive e un tempo a me carissime, per cui scrivo con qualche pudore. Non reticenza.

La massoneria e i capi della rivolta, e mi scuso della semplificazione, sono stati, sin dal 1970 (è l’anno della nascita di Lombardo), una sola entità in quanto alcuni di loro erano massoni e rivoltosi al tempo: erano fascisti e massoni. Anche se può sembrare un paradosso  in quanto un massone non potrebbe, non dovrebbe, essere dalla parte dei violenti, nemici delle Libertà altrui. Certamente, per tornare a Reggio nel 1970, i massoni/fascisti erano le teste pensanti dei moti. Ho precisato questo dettaglio (l’ibrido) perché ne ho certezza per i contenuti di un incontro che ebbi, in un bar a Roma, in Via Domenico Cimarosa, nel pieno della rivolta che andava in scena, in quei gironi, in Calabria, proprio con Fefè Genoese Zerbi che, sapendo dal fratello della mia esistenza, voleva sapere, da me, se poteva fidarsi o meno di alcuni personaggi, anche romani, dell’estrema sinistra che si erano presentati a Reggio per aprire un dialogo tra ambienti che, evidentemente, avevano deciso di toccarsi. Sia pur giovane e inesperto di tali complessità (sono passati cinquant’anni da allora) sentii estremamente pericolosa, per la Repubblica, una tale compenetrazione e contaminazione di esperienze eversive. Una Valle Giulia (per chi capisse cosa sto dicendo) all’ennesima potenza. E dissi la mia, usando l’opportunità che mi offriva. Scelsi di rispondere, mimetizzando il mio vero sentire, con modalità atte a difendere lo Stato a prescindere dal fatto, paradossale, che forse la classe dirigente dell’epoca del mio Paese non tutta si meritava tanto amore e dedizione. E fedeltà. Ma questo feci, facendomi Repubblica (vizio che non ho mai più perso) e indirizzando le mie risposte affinché alimentassero diffidenza tra gli ambienti eversivi, sperando, per tanto, che non avvenisse la saldatura. Che non avvenne. Questo so e non so se quel matrimonio non avvenne anche per merito mio.

Per il resto (e quindi il mio è solo un dettaglio minore ma che sentivo il bisogno catartico di lasciare in rete) il Procuratore Lombardo ha straragione su quanto è avvenuto, continua ad avvenire, come dice, da quaranta anni. Io, suggestionato dall’esperienza di campo, sposto indietro di dieci anni l’inizio di quella mutazione genetica (gli ambienti criminali + la visione eversiva+ la massoneria nerissima) a cui ancora oggi assistiamo. Le chiamo convergenze evolutive. Amavo, non ricambiato, la Repubblica, femmina, sin d’allora; ne sono disgraziatamente innamorato a tutt’oggi, ma ancora una volta la sento femmina indifferente ai miei sentimenti. La vedevo fragile ed esposta alle farneticazioni di estremisti in quella stagione. La temo vicina ad essere lasciata in balia di pericolosi estremisti, alla vigilia di questa estate. Quasi lo stupro viterbese avvenuto in queste ore, fosse metafora di quanto potrebbe accaderle se fosse lasciata negli artigli di bestie come, opportunamente, le ha definite la Ministra Elisabetta Trenta.

Oreste Grani/Leo Rugens

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Ed ora un po’ di nostre carte (anche se sono elettroniche sempre carte noi le chiamiamo) sperando che nessuno le consideri “disinformanti”.

In particolare modo i suggerimenti del cittadino sofferente ed accerchiato Garagista/Aschei che in questa redazione, al di la delle apparenze tecnico-giudiziarie in cui versa, consideriamo altamente attendibile. Oggi più di ieri. E, vedrete se mi sbaglio, meno di domani.

E rifirmo Oreste Grani/Leo Rugens


I CAVALIERI DELLE TENEBRE DI MALTA

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“Covert Action Information Bulletin” fu una rivista fondata dall’ex agente della CIA Philip Agee nel 1978. Nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto svolgere un semplice ruolo di denuncia delle malefatte dell’Agenzia ma, secondo Christopher Andrew, Agee era stato reclutato dai servizi cubani e la rivista, ispirata dal KGB, avrebbe dovuto costruire abili contro informazioni o disinformazioni. Agee, che oggi avrebbe l’età dei miei genitori, è morto nel 2009 esule a Cuba; leggendone la biografia su Wikipedia, diteci voi se non vi ricorda un certo Edward Snowden…

Degli agenti doppi che non si sa mai quale sia la parte grassa; Agee fu educato in una scuola dei Gesuiti. L’articolo “Knights of Darkness: The Sovereign Military Order of Malta”, pubblicato nel numero 25 della rivista nel 1985, dedicata ai rapporti osceni tra nazisti, Vaticano e CIA, contiene una quantità di informazioni straordinaria.

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Che i Cavalieri di Malta, ben definiti quali cavalieri delle tenebre, siano gente da non frequentare, ce lo raccomanda in tempi recenti lo stesso Papa Francesco, che ne ha decapitato il vertice, cacciando il Gran maestro, Matthew Festing, protetto dal cardinale Raymond Burke, chi sa il perché…

Il Sovrano militare ordine di Malta è da tenere lontano il più possibile dalle istituzioni proprio per l’ambiguità e la continuità del proprio operare, e non ci riferiamo alle attività ospedaliere che lo rendono noto e forse popolare in tutto il mondo.

Insomma, il testo che segue va trattato con delicatezza, vista l’ambiguità della sua origine, e va tenuto presente che non c’è riscontro del fatto che gli autori della rivista fossero a conoscenza della “doppiezza” di Agee, quindi che abbiano operato secondo coscienza e con cognizione di causa e cognizione di verità. Buona faticosa lettura, nel caso potete scaricarlo dal sito della CIA al seguente link: www.cia.gov/library e se non volete fare fatica, direttamente da qui: Knights of Darkness: The Sovereign Military Order of Malta.

La redazione

 

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3 THOUGHTS ON “I CAVALIERI DELLE TENEBRE DI MALTA”

  1. C’ é una lotta fratricida dentro il Vaticano, costante. Che è equamente ripartita tra gruppi di Servizi segreti tutti operanti all’ interno del Vaticano. Che sono I Veri gruppi di Potere.

    Questa suddivisione la si può “intercettare” da una intervista alla vedova di Roberto Calvi, dalla quale si riesce a capire una leggera sfumatura di ciò quando parla di due fronti del Vaticano che lottano tra loro, uno per eliminarlo ed uno per salvarlo.

    Uno è lo SMOM che citate, che è in realtà il Servizio Segreto che si occupa di Europa, compresa la Russia che ha il centro operativo in Polonia e vira fino ad USA e Sud America con i Suoi Ordini Minori.

    L’altro è l’ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme OESSG. ed ordini collegati Minori. Si occupa dei territori del Medio Oriente. identificato in Gerusalemme.

    In Entrambe gli Ordini, i Gran Priori sono nominati direttamente dal Papa e le loro sedi godono di extraterritorialità. Una in via Condotti, lì Altra in Via Conciliazione.

    L’ OESSG è pienamente legato alla Massoneria ed in questi ultimi Anni ha avuto un potere Assoluto Grazie a Giovanni Paolo II, la sua bretella Italiana finanziaria è quella frangia legata a Formigoni, un tempo, Compagnia delle Opere-Comunione e Liberazione.
    Ha la sede Principale dentro il vaticano e finanziariamente è collocato nel Torrione di San Giovanni. Ad ovest.
    La parte dello SMOM invece penso sia legata ad Opus DEI dal punto di vista finanziario; di questa ultima parte non sto a ricordare i danni che subisce il territorio Italiano quando prende il sopravvento (ad Es Calvi-Banco Ambrosiano e gli ultimi 20 Anni di Berlusconi-Dell’ Utri). Come sapete la sede è nel Torrione Nicola V ad est.

    Sono strutture PERICOLOSISSIME, nonostante i loro nomi “caritatevoli” e quando uno entra nel loro mirino è spacciato. Posso garantire che fanno paura in quanto sono dei maniaci psicopatici.

    Il fatto che il Papa, ora, metta all’ Angolo lo SMOM, significa che l’ altro ordine prende il sopravvento. Oppure è in atto una “ristrutturazione”.

    Per la cronaca io ne ho provato un pochino, sulle mie natiche, dell’ OESSG, in quanto il Gran Priore per il Nord Italia era Mons Giovanni Giudici Vescovo di Pavia legatissimo ai fratelli e genitore, Calvi (Bertolaso, Tarantini, Laquila, Maddalena, Mirmex, Pfizer, ecc).

    L’ ambasciatore presso la Santa Sede, sapeva perfettamente che stavo imbarcando riso verso la Siria e sapeva che la mia nave era bloccata al Porto di Ravenna. Con questo tizio ci parlo per intervento di Giuseppe Bianco (Uomo di Dell’ Utri a Pavia), che lo chiama direttamente al telefono e me lo passa.

    Nei miei confronti la loro azione è stata come schiacciare un moscerino, un alito di vento e sono stato spazzato via.

    Sono stato accolto dalla parroco attuale della chiesa dentro il Vaticano alla porta di Sant’ Anna (omonima chiesa) e visito in macchina tutto il Vaticano (quale onore!) con il parroco di Sant’ Anna che faceva da cicerone. (per la cronaca è dove si è sposato Carlo Sama parente di Raul Gardini).

    La cosa che noto, ancora oggi mentre scrivo, è il particolare piacere psicopatico che queste persone provano nel fare del male alle persone. Caratteristica di base per essere affiliato al GOI oppure ad Opus DEI.

    N.B. Con questi io NON ho mai fatto Affari, ma venivo da loro contattato con iniziative volte al mio soccorso.

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  2. Dimenticavo; sapete chi mi procura quegli incontri direttamente da Barcellona? …. La nostra comune amica Aurora Bolici !

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  3. http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2002/04/22/Cronaca/ROMA-AD-ELIA-VALORI-LA-GRAN-CROCE-DELLORDINE-DI-MALTA_190000.php

    Pure….



    LA RIVOLTA DI REGGIO CALABRIA: IL PRIMO KIWI NON SI SCORDA MAI. COSÌ COME LA VISTA, DAL VERO, DEI BRONZI DI RIACE.

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    Il primo kiwi della mia vita l’ho mangiato colto nel giardino di una splendida villa (così la ricordo), a Taurianova, nel cuore della Locride. La Villa era della Famiglia Genoese Zerbi. Il ricordo di Taurianova è quello di una cittadina per come mi si presentò, in quella prima occasione di visita: rare le superfici che non recassero i segni di uso di armi da fuoco. Il degrado non si limitava (parlo di decine di anni fa) ai buchi dei proiettili infissi nei portoni delle case ma ad un stato generale di trascuratezza, diffusa in quasi tutta la città, di natura tale e così grave, che non avevo mai visto. Oltre ai libri che trovai, bellissimi e rari, nella biblioteca di quella casa, mi aggrappai al segno vitale rappresentato da quella esperienza “agroalimentare” per non deprimermi, in modo sproporzionato, rispetto alla mia gioventù d’allora: un frutto mai visto e mai mangiato prima (non era ancora esplosa la moda alimentare e l’importazione dei kiwi), bello e misterioso, con quel suo disegno frattalico, nero e verde, che appare una volta sbucciato e tagliato a metà. Pensai che una terra che sapeva produrre un frutto così unico, non doveva temere per il proprio futuro. Oltre ad un kiwi, in quel giardino colsi e mangiai un lychee, frutto ” cinese” profumato di rosa. Pensai che una terra che sapesse riservare tali sorprese era benedetta da Madre Natura e che la criminalità si sarebbe, prima o poi, arresa, davanti a tanta bellezza e salubre bontà. Mari, monti, kiwi, lychee, libri e grande ospitalità. Mi sembrò, ingenuamente, una formula sufficiente per sconfiggere tutti i “sequestratori” di riccastri che in quegli anni infestavano l’Italia e la Calabria, in particolare. Mi strasbagliavo. Da allora, quando penso alla Calabria dove, negli anni successivi a quella prima incursione, sono tornato molte volte, mi ritrovo sempre più frustrato nelle mie speranze giovanili.

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    Anzi, mi faccio vecchio e nulla cambia, in quelle terre, se non in peggio. Veniamo alla confessione del giorno che, come tutti sanno, toglie il medico di torno: nonostante tutte le implicazioni “oscure” che si portò dietro, ho nostalgia della Rivolta del ’70 e di una gioventù calabrese capace di mettere, a ferro e fuoco, Reggio, per mesi e, così facendo, ribellarsi a Roma. So bene, quanto ci fosse di ambiguo in quella rivolta “spintanea” ma pensare la terra che per prima mi offrì i colori del kiwi e la sua vivificatrice vitamina C, in mano agli uomini della ‘ndrangheta dove, alla fine, i delinquenti sono Giocchino Genchi, Luigi De Magistris o Agostino Cordova, mi riesce veramente insopportabile. Ancor più insopportabile mi riesce il pensiero dell’intreccio politica e criminalità, mille volte – quasi inutilmente – denunciato da Nicola Gratteri. Ancora più insopportabile (fin dove posso “salire” nell’insopportabilità?) è l’idea che ancora una volta si andrà a votare per eleggere il Governatore della Calabria (uscirà un qualunque Agazio Loiero o un Chiaravalloti Giuseppe qualunque) mentre, non so chi, è riuscito a rendere “inamovibili” i Bronzi di Riace, impedendone il trasporto a Milano, per l’Expo 2015. Unica idea vivace, in tanto piattume previsto per la “fiera milanese” nota, per ora, al mondo, per gli arresti e le appropriazioni indebite, Se la gente di quella terra che vide agire – da re “moderno – Ruggero I°, Tommaso Campanella partorire la Città del Sole, Mattia Preti e Umberto Boccioni imparare a dipingere, Corrado Alvaro a pensare e a scrivere, avesse ancora una sia pur larvata speranza di riscatto, in occasione di questa idiozia della presunta intrasportabilità dei Bronzi, doveva emulare (questa volta a buon ragione), la rivolta del 1970 e continuarla fino a quando il burocrate di turno non fosse stato piegato alla volontà popolare, obbligandolo a portare i “guerrieri”, sia pur in carrozza e tutte le prudenze del caso, a Milano. Così facendo, finalmente e “orgogliosamente”, mostrarli a qualcuno. Oltretutto, pagante. Incassando, finalmente, denaro legittimo (oltre che con le solite melanzane, fichi, soppressata e caciocavallo) mettendo in mostra quelle meravigliose prove delle abilità artistiche e del pensiero antico mediterraneo. In questi anni, perché i Bronzi nessuno li vedesse, li abbiamo lasciati in balia di paranoici/fobici, nemici della Calabria, che si spacciano per donne e uomini di cultura, impiegati di uno Stato latitante, non solo contro la criminalità, ma che aspetta solo queste occasioni per battere un colpo e fare la voce grossa. Gente senza dignità, senza memoria, senza altra capacità se non quella utile a fare piccole carriere locali. Tredicesima e TFR compresi. In questa occasione, neanche l’ndrangheta a fatto sentire la sua voce, confermando che si tratta di individui senza altra prerogativa che quella di saper esercitare la violenza e il ricatto contro povera gente già vessata e sfruttata dalla politica partitica, locale e nazionale. La ‘ndrangheta ha altro da fare che pensare al bene della Calabria. Ve lo do io il ragù di capra, capre ignoranti, tutte e tutti, violentatori e violentati, questa volta, direbbe bene, Vittorio Sgarbi. Che, ho capito, si è battuto inutilmente, perché i Bronzi, patrimonio dell’Umanità, fossero “trasportati” e mostrati all’Expo 2015.. Mostruosamente belli, come sono.

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    Oreste Grani/Leo Rugens

    P.S.

    Nel post, ho evocato la “Rivolta di Reggio” del ’70 e, a questo proposito, aggiungo altre considerazioni.

    Un’era fa, una donna intelligente (Adele Cambria) scrisse, per il n.° 34 del 1970 del settimanale L’Europeo, un pezzo/reportage (che riproduco) certamente anticonformista e scevro degli stereotipi che, in quei momenti, connotavano la “Rivolta di Reggio” come una cosa esclusivamente “nera”. Certamente lo fu ma non si trattò solo di quello. All’epoca, in pochi, potevano cogliere il significato di quanto oggi affermo: quella di Reggio, fu una rivolta voluta e fomentata dalla massoneria “calabrese” che aveva, in quegli anni, in alcuni membri delle famiglie Genoese Zerbi/Contestabile, un crogiolo di pensiero politico/filosofico/esoterico tale da influenzare e indirizzare gli avvenimenti locali, nazionali ed internazionali. Basti pensare al primogenito, marchese Carmelo Genoese Zerbi (tessera P2 n° 159 – Stati Uniti), commercialista professionalmente legato ad ambienti, tanto complessi e di vertice delle istituzioni politiche finanziarie dell’epoca, da aver inventato lui, per quella gente, il metodo che era alla base dei trasferimenti di capitali all’estero. Erano suoi clienti i 500 di quella lista che la GDF cercava il giorno in cui fece irruzione a Villa Wanda, residenza sontuosa nelle disponibilità di tale Gelli Licio. Da quella perquisizione e da quel mancato ritrovamento, nasce il Caso P2. La magistratura cercava la lista dei 500 miliardari che depauperavano il paese e trasferivano, “al sicuro”, i loro bottini. Carmelo Genoese Zerbi era il fulcro di tale meccanismo già all’epoca in rapporto non solo con tutta la crema della P2 ma con i fratelli Alberto e Marcello Dell’Utri tramite il “pasticcio della Venchi Unica”. Carmelo Zerbi, dopo essere emigrato/riparato a San Diego, in California, USA, chiuse gli occhi quale Console Onorario d’Italia, in quella città. L’altro fratello, Fefé Genoese Zerbi, ad onor del vero, fu il sostanziale promotore dei moti di Reggio scoppiati, anche “spontaneamente”, in quell’estate del ’70. Troppo semplice e insufficiente sarebbe stato il pensiero politico e l’agire del capo popolo, Ciccio Franco. Carmelo e Fefé furono figli (in una famiglia composta di altri nove fratelli e sorelle, alcuni di destra, altri di sinistra) della marchesa Contestabile, donna cultrice, tra l’altro, di quel pensiero che alcuni fanno risalire agli antichi saperi mediterranei ed, in particolare, all’Egitto alessandrino. Molti dei libri che mi affascinarono, in quella visita a Taurianova, appartenevano alla biblioteca personale della marchesa Contestabile, successivamente, Genoese Zerbi.

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