Ma come parla questo Ministro? Atto secondo

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E aggiungo pertanto, a quanto fino ad oggi scritto, di non sottovalutare chi sia lui (e fino a lì ci siamo) ma, da oggi, anche quelli che gli suggeriscono le battute da fare in pubblico. Temo (ne sono sicuro) ben pagati con i soldi della collettività.

Dopo aver detto quello che ha detto, per anni, oggi, il signor Ministro di Polizia (sono certo inconsapevolmente perché, a sua scusante, va detto che sa poco di cose complesse e di libri ben scritti) ha assunto il linguaggio (ha dato dei quaquaraquà agli alleati di governo) di un boss mafioso, perché gli stessi lo avevano richiamato alla gravità della vicenda Siri-Aratra-Nicastri ed altri.

Nel ”Il giorno della civetta”, Einaudi 1961 (Matteo Salvini è del 1973 e quindi  proviamo a scusarlo), Leonardo Sciascia sancisce questa questione della classificazione degli umani. Ma a farlo, badate bene, nel romanzo magistrale è Don Mariano Arena (Aratra?). Un nome e una nemesi se si pensa che la Famiglia Aratra (quella in carne ed ossa, nelle sue varie articolazioni contemporanee, oggi nell’occhio del ciclone-politico giudiziario, un tempo fedelissima del mafioso Silvio Berlusconi), il boss (il cattivo) che si rivolge al capitano dei Carabinieri, Bellodi (nei nostri valori di riferimento è il buono), e pronuncia la “famosa frase”. Il termine “quaquaraquà”, diventerà, da quel momento, per bocca di un criminale e dei suoi valori di riferimento il simbolo di ciò che è infimo. Ma di una classificazione collegata al mondo dei mafiosi, alla mentalità, e alle regole che la costituiscono.

giorno civetta

Fermatelo questo ministro dell’Interno perché oggi vi porterà al 40% ma domani vi farà precipitare precipitevolissimevolmente. La cultura è strategia e assumere, essendo Ministro dell’Interno, la veste di Don Arena/Aratra, personaggio di fantasia ideato da Sciascia, è indice di confusione mentale dove dopo il Bar dello Sport vanno evocati i danni del (per altro) benemerito Basaglia. Della qual cosa potrebbe non interessarci se non che, parlando a vanvera, il Salvini ci sembra destinato a trascinare nel baratro l’ultimo simulacro di Stato. In più, da vero dilettante dei segni, queste castronerie da novello Don Mariano Arena, le pronuncia non in grisaglia ma in tuta/felpa, abbigliamento simbolico, per tornare a cose inopportune che non si addicono ad un rappresentante dello Stato, che alcuni malavitosi (anche di basso livello) utilizzano per insinuare “mafiosamente” ai loro affiliati, alle forze dell’ordine e all’odiata magistratura (quella che il ministro insulta appena può) di essere sempre pronti (senza nulla dover temere perché loro sono dei bulli duri), ad entrare in carcere, dove la vera divisa, in quanto comoda, è la felpa/tutta. E poi dicono che l’abito non fa il monaco. L’abito e il linguaggio. Non ho nulla contro le tute ma il Ministro di Polizia è bene che vesta di tutto punto, come si diceva un tempo. E che si informi prima di parlare a vanvera.

Oreste Grani/Leo Rugens che si inoltra nella savana

P.S.

Nel ore successive mi sembra di aver udito il Ministro dell’Interno, con linguaggio inusuale, invitare ” i testimoni” delle malefatte corruttive a “tapparsi la bocca”.

Quelli che sanno più di me  (e tra questi c’è sicuramente il Presidente della Repubblica, persona competente e siciliano colto che Sciascia lo ha letto) dicano al Ministro dell’Interno che, elezioni o meno , non si può invitare, con toni minacciosi, in pubblica piazza, qualcuno a tapparsi la bocca e a non rompere le scatole, se ha deciso, viceversa, di evidenziare un comportamento che non ritiene lecito. Si passa dalla padella (immedesimarsi nel boss Don Mariano Arena) alla brace di chi minaccia “un testimone”. Solo Claudio Scajola, quando era, ai suoi tempi, Ministro dell’Interno come lo è Salvini, era arrivato a tanto. ed era arrivato a dare del rompiscatole ad una persona per bene che poi fu ucciso dalle Brigate rosse. Ma non mi sembra che l’atteggiamento sprezzante e irriguardoso abbia portato bene ala “Sciaboletta” ligure.

Questo nostro Paese potrebbe, paradossalmente, ritrovare schiena dritta proprio su questo fronte (la lotta ai criminali e i doveri del contrasto alle mafie) e dopo una Caporetto quale è quella a cui assistiamo, potremmo assestarci sul Piave e, ritrovando poi forza e coraggio, mettere in fuga i nemici della Patria.