Ma come parla questo Ministro? Atto terzo.

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Non si lasciano soli gli uomini con cui si è fatto un tratto di strada insieme? Ma come parla questo Ministro dell’Interno? Suggerisce che, per analogia, se uno è stato, per qualche tempo, affiliato alla Camorra, non deve dimenticarsene e non deve fare i nomi dei suoi complici? Se Siri è a due passi (leggasi due) dalle mafie, dobbiamo coprirlo? Si rimane uniti a prescindere da cosa si combina, nel bene e nel male? Siamo al “non si processa la partitocrazia” risuonato in Parlamento nei primi anni Novanta? Quella, signor ministro dell’Ordine e del contrasto ai criminali, era retorica colpevole, preceduta e seguita dallo stragismo (quello di destra e quello mafioso) e dagli anni di piombo!

Di cosa parla il signor ministro e cosa evoca quando allude all’omertà sugli errori dei propri accoliti o compagni di Lega ex Nord? Questa è la filosofia dei criminali e, in quell’ambiente, non a caso, chi denuncia gli altri (cioè alla fine fa il suo dovere sia pure in modo tardivo) viene chiamato “infame”. Cioè senza fama di … “uomo d’onore”. Aiutoooooooooo! Il signor ministro di Polizia ci sta dicendo che se fosse “comandante” e si accorgesse che nel suo reparto c’è una mela marcia, lo coprirebbe perché era ed uno dei suoi? Ad esempi negativi possiamo andare avanti arrivando agli artefici di bancarotte (cosa fu il silenzio complice che protesse Giancarlo Giorgetti se non questo?), o a chi, scatenato in curva, è pronto a tutto in nome del tifo per la propria squadra. Per ora non siamo allo stadio di San Siro ma in quel che resta della Repubblica Italiana. O all’assenza totale dell’odore dei soldi che venissero accolti a prescindere da chi li indirizza e con che finalità. Dentro o fuori la propria associazione politica nata per coltivare idee. Ma è così che si arriva a prendere, a norma di legge, soldi da Sergio Scarpellini. Personaggetto che, anni dopo, lo si ritrova a fare il corruttore di uno scemo come Raffaele Marra.

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Direi che dovremmo tornare alla scuola dell’obbligo dove, si dice, stia nuovamente per svolgere un ruolo l’educazione civica, materia cui affidare, tra l’altro, il compito di spiegare ai ragazzi chi siano le guardie e chi i ladri. Chi i buoni e chi i cattivi. Evocando, il maestro Sergio Leone, anche i brutti.

Oreste Grani/Leo Rugens che chiude con un aridatece Francesco Cossiga con tutte le Esse e le Kappa che vorrete. Aridatece Rosa Russo Jervolino, con la sua voce impossibile ma con il rispetto sostanziale dello Stato. Aridateci persino il dottor sottile Giuliano Amato (almeno è colto). Aridateci chiunque (tranne i napoletani Vincenzo Scotti, Antonio Gava e il ligure Claudio Scajola) ma liberateci da questo che ammicca (forse inconsapevole ma questo, come è notorio, non assolve), nella ritualità, nell’abbigliamento e nel linguaggio, alla cultura dei ladri, mentre avevamo capito che doveva essere il capo delle guardie.

Oreste Grani/Leo Rugens

 


MA COME PARLA QUESTO MINISTRO? ATTO SECONDO

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E aggiungo pertanto, a quanto fino ad oggi scritto, di non sottovalutare chi sia lui (e fino a lì ci siamo) ma, da oggi, anche quelli che gli suggeriscono le battute da fare in pubblico. Temo (ne sono sicuro) ben pagati con i soldi della collettività.

Dopo aver detto quello che ha detto, per anni, oggi, il signor Ministro di Polizia (sono certo inconsapevolmente perché, a sua scusante, va detto che sa poco di cose complesse e di libri ben scritti) ha assunto il linguaggio (ha dato dei quaquaraquà agli alleati di governo) di un boss mafioso, perché gli stessi lo avevano richiamato alla gravità della vicenda Siri-Arata-Nicastri ed altri.

Nel ”Il giorno della civetta”, Einaudi 1961 (Matteo Salvini è del 1973 e quindi  proviamo a scusarlo),Leonardo Sciascia sancisce questa questione della classificazione degli umani. Ma a farlo, badate bene, nel romanzo magistrale è Don Mariano Arena. Un nome e una nemesi se si pensa che la Famiglia Arena (quella in carne ed ossa, nelle sue varie articolazioni contemporanee, oggi nell’occhio del ciclone-politico giudiziario, un tempo fedelissima del mafioso Silvio Berlusconi), il boss (il cattivo) che si rivolge al capitano dei Carabinieri, Bellodi (nei nostri valori di riferimento è il buono), e pronuncia la “famosa frase”. Il termine “quaquaraquà”, diventerà, da quel momento, per bocca di un criminale e dei suoi valori di riferimento il simbolo di ciò che è infimo. Ma di una classificazione collegata al mondo dei mafiosi, alla mentalità, e alle regole che la costituiscono.

giorno civetta

Fermatelo questo ministro dell’Interno perché oggi vi porterà al 40% ma domani vi farà precipitare precipitevolissimevolmente. La cultura è strategia e assumere, essendo Ministro dell’Interno, la veste di Don Arena, personaggio di fantasia ideato da Sciascia, è indice di confusione mentale dove dopo il Bar dello Sport vanno evocati i danni del (per altro) benemerito Basaglia. Della qual cosa potrebbe non interessarci se non che, parlando a vanvera, il Salvini ci sembra destinato a trascinare nel baratro l’ultimo simulacro di Stato. In più, da vero dilettante dei segni, queste castronerie da novello Don Mariano Arena, le pronuncia non in grisaglia ma in tuta/felpa, abbigliamento simbolico, per tornare a cose inopportune che non si addicono ad un rappresentante dello Stato, che alcuni malavitosi (anche di basso livello) utilizzano per insinuare “mafiosamente” ai loro affiliati, alle forze dell’ordine e all’odiata magistratura (quella che il ministro insulta appena può) di essere sempre pronti (senza nulla dover temere perché loro sono dei bulli duri), ad entrare in carcere, dove la vera divisa, in quanto comoda, è la felpa/tutta. E poi dicono che l’abito non fa il monaco. L’abito e il linguaggio. Non ho nulla contro le tute ma il Ministro di Polizia è bene che vesta di tutto punto, come si diceva un tempo. E che si informi prima di parlare a vanvera.

Oreste Grani/Leo Rugens che si inoltra nella savana


MA COME PARLA QUESTO MINISTRO DI POLIZIA?

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“Quattro zecche dei centri sociali”. Ma come parla questo ministro di Polizia? I ragazzotti sono veramente quattro (e in questo ha ragione) altrimenti avrebbe poco da fare lo spiritoso. Sono talmente pochi (quattro o multipli, ma non certo più di venti quelli che hanno agito a Modena) che (ho ricordi certi di come si creano situazioni artificiose in questa chiave) potrebbero facilmente essere provocatori “ministeriali” che sobillano / spingono pochi altri. Anche questi quattro/venti ingenuotti, cronometricamente, trascinati dagli odii che lievitano, danno rilievo alla campagna elettorale del Leghista. Leghista che sta sempre in giro a fare di tutto (un po’ il Ministro della Difesa, spesso, come ieri, quello degli Esteri) meno che il suo dovere. Il suo dovere è smazzare, da mattina a sera, possibilmente anche dalla sua stanza del Viminale, per impedire che i criminali si scontrino, con le armi in pugno, nel centro di Napoli. Dove alla fine – speriamo che non avvenga – potrebbe rimetterci la vita una piccoletta di tre anni.

Sembra tutto sotto una sola regia perché il Ministro dell’Interno passi il suo tempo, descamisado, a cercare consensi (e, maledizione, per questo popolo di deficienti, li avrà) elettorali.  Lui che di “mestiere”, in gioventù, ha fatto il frequentatore di uno storico centro sociale (altri lavori non risultano se non quelli pseudo fatti presso la Lega Nord/Radio Padania per giustificare il denaro pubblico che gli passavano come attivista di partito), dovrebbe sapere come funziona ciò che questo sfrontato vecchio signore insinua. Le frasi usate per dividere e aizzare gli italiani (il ministro dell’Interno dovrebbe, più di altri colleghi, fare l’opposto per i tantissimi soldi che vi costa) fanno coppia con dichiarazioni denigratorie della magistratura che mai nella storia, sia pur travagliata di questo nostro Paese, ha ricevuto, con questa sistematicità (e ripetitività), tante offese e dichiarazioni da parte di esponenti del Governo in carica. E parliamo di una istituzione repubblicana cardine perché non si passi dalla democrazia (sia pur sofferta  e imperfetta come l’attuale) alla dittatura.

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Erano i delinquenti (anche i prigionieri politici, di destra e di sinistra) che si scagliavano, con questa veemenza e modalità sfottenti, contro i tribunali. Vi prego di non rimuovere questo spunto di riflessione: una cosa sono le critiche, anche dure, che ciascuno di voi, provato dalle traversie personali e da ciò che la cronaca ci mette sotto gli occhi (corruzione-corruzione-corruzione di magistrati infedeli ma attuata da ambienti che, vi prego di consentirmi questa sottolineatura statistica, sono quasi sempre riconducibili a quel “blocco sociale di potere” che negli ultimi venticinque anni ha avuto in Forza Italia e nella Lega Nord o meno che fosse, la Stella Polare per navigare nel mare dell’illecito), possa lasciarsi andare a sfoghi ma è una cosa che non non non non non si può accettare da uno che fa di mestiere il Ministro dell’Interno. Ma siamo matti?

Vincerà le elezioni (anche Berlusconi in passato le ha vinte ed era un mafioso acclarato) ma uno che si agita come lui e che non considera grave avere commensalità con mafiosi (questa è la sostanza della linea difensiva leghista nella vicenda Siri/Arata/Nicastri filiera rizomica viceversa che se fosse provata dovrebbe avere quale conseguenza immediata la fine politica del prode Salvini) sempre un pericolo per la Repubblica rimarrà. Non fosse altro perché, se fosse stato disinformato, sarebbe un cazzone. E per di più un cazzone disinformato. Ma, notoriamente, un ministro di Polizia non deve essere un cazzone. Tantomeno un cazzone disinformato. Anzi, sarebbe il colmo. E qui cadrà l’asino. Perché, o sarà zuppa o pan bagnato. E non diminuirà la sua cazzaggine se anche fosse stravotato (come sarà) alle imminenti europee. Anche Benito Mussolini aveva vinto le elezioni, ma si è visto chi fosse quando il gioco si è fatto duro. Ma, come sapete, era troppo tardi. Anche Hitler era stato democraticamente premiato dalle urne. Anche Totò Cuffaro, prendeva voti. Così Giancarlo Galan. O Amedeo Matacena. O Giulio Andreotti o Vittorio Sbardella. Senza parlare di Antonio Gava, ai suoi tempi ministro di Polizia. Anche Vincenzo Scotti, veniva eletto “democraticamente”. E anche lui si era messo a fare il Ministro dell’Interno. Per non voler ricordare Giulio Andreotti salvato dalla prescrizione. La lista è lunga ma io sono stanco e preoccupato. Lo sbraitamento contro la sentenza di Bologna, descrive un conflitto di interessi tra uno che non sa cosa siano trattati internazionali, diritti costituzionali, prudenza e, soprattutto, i suoi doveri, e le vere forze dell’ordine che devono, onestamente e necessariamente, servire e collaborare con i magistrati (non con i delinquenti a cui i magistrati danno la caccia) se, a fine mese, vogliono buscare il pane.

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Sono troppo vecchio per andare oltre nel rimproverare la mia parte (che è il M5S soprattutto ora che perderà le elezioni) per aver voluto andare al governo con uno come Salvini.

Spero che, al di la della conflittualità elettoralistica, vi sia chiaro che l’errore strategico (dissipativo del patrimonio di speranza che vi era stato affidato) è stato pensarsi capaci di tenere “sotto tiro” un parcheggiatore abusivo (a me questo mi ricorda e, si dice, non solo a me) che fa impallidire chiunque lo abbia preceduto al Viminale. E quando dico chiunque, ci metto tutti. Anche quelli, paradossalmente, che ho citato come pessimi. Almeno quelli a lavorare, ci andavano. È sera e leggo, scrivo e ascolto da questa mattina. Rileggendo il post non mi sembra che ci siano gli estremi della querela. Comunque, sentite a me, se pure fossi scaduto in illeciti modi, con uno che parla in questo modo, sapete che vi dico: ‘stì cazzi!

Oreste Grani/Leo Rugens

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