Un grazie – senza imbarazzi ipocriti – al lettore Sacco 

Lo zen

Colgo l’occasione del mio 72esimo compleanno per ringraziare tutti gli amici (anche qualche nemico che, obbligandomi a qualche scarica adrenalinica di troppo, mi tiene vigile) che in questi anni difficili mi sono stati vicini con pensieri ed opere. Intendendo anche aiutandomi economicamente. In particolare voglio ringraziare chi mi ha fatto dono, tempo addietro, di vestiti, camice, pantaloni, maglioni, giacconi. Quest’ultimi in quantità tale che mi sono potuto permettere, a mia volta, di regalarne alcuni a chi, altrettanto, ne aveva bisogno. Questo vario e qualitativo abbigliamento me lo ha donato quello che oggi è un mio assiduo lettore e un tempo, per una stagione forse troppo breve e contraddittoria, mio associato in HUT 8 Progettare l’Invisibile.

Il lettore  si chiama Gianmario Sacco e debbo a lui se mi vesto dignitosamente e in modo confortevole. Come ho lasciato scritto altre volte, porto con una punta di fierezza gli abiti che mi vengono donati. Grazie a Sacco ho anche visto comparire sul conto corrente un cifra graditissima. Il c/c spesso, viceversa, tende a zero. A questi primi due ringraziamenti se ne aggiunge un terzo per un libro di cui Sacco mi fece dono quando ci frequentavamo quotidianamente: “Lo Zen e l’arte di non rompere le scatole (ovvero, come viaggiare senza muoversi di casa)“.

Il volumetto, in realtà, lo aveva scritto suo fratello Danilo Kakuen Sacco, cantante e musicista dello storico gruppo dei “Nomadi“. Il libro era stato scritto a quattro mani con Enzo Braschi, l’attore televisivo. Preziosi gli abiti, dicevo; utili i soldi; senza valore commensurabile il libro.

A pagina 67 si può leggere:

Sacco: “Limitata è la comprensione di quelli che non hanno mai sperimentato il lato peggiore di se stessi”.

Braschi: La parte oscura chiese a quella chiara: “Hai da accendere?” La parte chiara rispose: “Non fumo”. Entrambe si abbracciarono e risero a crepapelle.

Così per 91 paginette. La sessantanovesima ve la risparmio.

Anzi, no.

Sacco: “È il mio numero preferito!”

Braschi: “Col 96 cosa si fa?.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Tenete conto che Sacco, il lettore donatore, è (spero per lui che abbia smesso) un fumatore indefesso.