Chi non ha ritenuto prioritario impegno istituzionale onorare il Ten. Col. Massimo Insalata?

massimo insalata

Per raggiungere Fiuggi, a noi comuni mortali, se proveniamo dalla Capitale, servono, mediamente, 70 minuti. Se uno ha una vettura di servizio dotata di “nottola luminosa” e sirena, può arrivare, partendo dalle sedi istituzionali romane, alla località citata, in 45/50 minuti. E non credo di sbagliarmi. Questo per dire che avremmo gradito vedere alle esequie del colonnello dei carabinieri Massimo Insalata almeno i vertici apicali dell’Arma, delle Agenzie di Intelligence, del DIS. Taccio sul Sottosegretario con delega all’Arma dei Carabinieri Angelo Tofalo, cultore del mondo dell’Intelligence e delle sue rizomiche complessità che, come ormai abbiamo dovuto constatare, anche recentemente in occasione del convegno Blockchain Digital Innovation tenutosi a Villa Celimontana il 14 u.s., “ha sempre da fare altro”.

Questo post amaro per prendere atto del silenzio, anche formale, che ha circondato la fine di Massimo Insalata certamente caduto, a Parigi, “in servizio”. Opportunamente a nessuno di noi, per ora, compete di entrare nel merito di quale delicata attività stesse svolgendo nella capitale francese il colonnello dell’AISE. Prendiamo atto che non si è ritenuto onorarlo come era opportuno, con un gesto di rispetto adeguato alle circostanze. E nel prendere atto di questa eccessiva “indifferenza” mi tolgo lo sfizio di ricordare, a me e ad altri, che le autopsie “serie” non non non si svolgono a poche ore (due/tre?) dal decesso, soprattutto se devono essere eseguite per escludere modalità che potrebbero riguardare morti naturali o indotte in modo sofisticato. In questo secondo caso (in modo sofisticato) ci si limita, nelle prime ore, ad una ricognizione e poi, con il tempo necessario e con le attrezzature opportune, si attua l’autopsia in ambiente di massima affidabilità e con un’equipe di professionisti scelti a seconda delle circostanze in cui il decesso è avvenuto. Sperando di sbagliarmi, ma, calendario alla mano e tempistica dei comunicati stampa rassicuranti (morte naturale) della nostra ambasciata a Parigi, non ritengo che questa prudente e doverosa procedura sia stata seguita.

Per riassumere: non mi è piaciuta l’assenza delle autorità apicali dell’Arma e dei Servizi alle esequie. Tantomeno della politica con delega specifica (ai Servizi e all’Arma). Tantomeno, non mi è piaciuta la frettolosa modalità con cui si è decretato il decesso “per cause naturali”. Sempre sperando di sbagliarmi. Per quel che vale (cioè zero spaccato) da parte di un marginale e ininfluente vecchio blogger, onore al colonnello Massimo Insalata, certamente “morto” (si può dire che è morto?) mentre si accingeva a svolgere un compito delicato.

E aggiungo, perché non mi costa nulla farlo, che in epoca storica (ma ne è mai esistita un’altra?) di “segnali/avvertimenti” (cosa altro è stata, tanto per fare un esempio tra i tanti possibili, la morte di Giulio Regeni se non un brutale avvertimento che ci volevano dare, in quel luogo e in quelle circostanze temporali?), porrei il problema della sostanziale “contemporaneità” (giorno più giorno meno), a Parigi, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Sempre e sinceramente sperando di sbagliarmi.

Comunque, un’altra volta, la schiena dritta e il reale interesse per l’Arma dei Carabinieri, per il comparto dell’Intelligence (oltre che per le nomine dei vicedirettori d’Agenzia!) e per i veri servitori dello Stato che continuano a rischiare sul campo, si mostra trovando, a qualunque costo, qualche ora per recarsi a Fiuggi senza che compaiano, ad alibi per queste gravi assenze, altri (ed uno) e prioritari impegni istituzionali. Impegni che sempre altri (e due) determinano, affollando le agende di questi nostri neo-governanti che, pertanto, diretti e condizionati da altri (e tre) non si trovano mai al posto giusto nel momento giusto. In questo Rotor para-istituzionale, oggi come ieri, perché nulla cambi.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Se il termine lessicale prevalente è sempre “altro/altri” che ci fanno fare ciò che dovremmo saper decidere di fare in autonomia (a Roma si chiama il giro delle Sette Chiese a metafora della perdita di tempo scientemente indotta), ci vogliamo porre il dubbio sulla nostra reale funzione e autonomia di pensiero?  Se l’articolo interessa.

P.S. al P.S.

Cosa non quadra in questo ennesimo episodio italo-francese non spetta dirlo ad un signor “nessuno” (quale certamente sono) per cui mi avvalgo, per non colpevolmente tacere, di quanto Ignazio Panzica (avrei potuto scegliere altri ma ho scelto lui) ha voluto lasciare scritto in rete. Se Panzica non fosse un palermitano colto, a proposito di questa vicenda, immagino, avrebbe detto, utilizzando un’espressione colorita napoletana, “ca nisciun è fess“.

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