Liberare dalle catene la Repubblica e incatenare la mafia, con le leggi e la blockchain

Schermata 2019-05-19 alle 11.10.49.png

Ascolta la dichiarazione di voto

Il 14 maggio 2019 è una data che il Paese dovrà ricordare perché è stata approvata la modifica di un articolo del codice penale, il 416 ter, che colpisce uno dei reati più gravi, lo definirei un attentato alla Costituzione, ovvero la promessa di voti mafiosi a chi si candida a rappresentare i cittadini nelle istituzioni, localo o nazionali che siano.

Reato difficile da dimostrare e per il quale vi sono poche sentenze definitive, eppure reato che ha condizionato la vita della Repubblica dalle sue origini: “Perfino la Democrazia Cristiana è dovuta scendere a patti con la mafia in Sicilia”, sosteneva Pompeo De Angelis, l’uomo che salutò Enrico Mattei all’aeroporto di  Fontanarossa a Catania (e che non ha mai creduto al sabotaggio), in Sicilia, appunto.

Oggi, sia il politico sia il mafioso e il mediatore rischiano pene severissime, 15 anni, interdizione perpetua dai pubblici uffici, pena aumentata della metà nei casi più gravi. Primo firmatario della legge, il portavoce Senatore Avvocato Mario Michele Giarrusso del M5S.

Alterare lo svolgimento di una legislatura o di una amministrazione comunale o regionale infiltrando rappresentati delle mafie dovrebbe essere considerato un reato ben più grave degli stessi omicidi e delle stesse stragi che gli stessi mafiosi compiono dagli albori della Repubblica, giacché tale reato non solo ha la funzione di proteggere tali crimini, bensì li legittima agli occhi dei mafiosi che dalla politica e dalle istituzioni (dai traditori del loro mandato: magistrati, militari, poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti dei servizi ecc. ecc.) sono e sono stati protetti se non incoraggiati. Che da tali reati derivi l’erosione delle fondamenta della Repubblica e il tradimento della Costituzione dovrebbe apparire evidente al punto da trovare legittimo domandarsi se non considerare una forma di guerra civile vera e propria l’attività delle mafie nazionali e internazionali. Non ritengo improprio, infatti, considerare un vero conflitto asimmetrico quello che si svolge tra bande organizzate di cittadini italiani, incluse le quinte colonne, e il resto della popolazione che ne subisce l’attacco quotidiano, al punto da domandarmi se non sia il caso di ripensare la legislazione in materia. Parlando da ex studioso di filosofia e di logica matematica mi si perdoneranno certe ingenuità.

Può darsi che la mafia si sconfigga con la cultura, ma per consentire allo Stato di edificare “scuole” e docenti qualificati in materia è necessario organizzare una difesa robusta di tali luoghi.

60298626_10217143483011442_2915599065255247872_n

Il 14 maggio 2019, nel corso della mattinata, nell’attesa che il Senato approvasse la riforma del 416 ter, contestato dal Partito Democratico e Forza Italia (e ci mancherebbe vien da dire) ma salutato con favore da Pietro Grasso, il portavoce Mario Michele Giarrusso interveniva a un convegno dedicato alla blockchain nella stupenda cornice di Palazzetto Mattei a Villa Celimontana (Roma).

Blockchain Digital Innovation“, convegno organizzato dall’avvocato Laura Cappello ha avuto il tutto esaurito, 140 partecipanti, tra i quali alti ufficiali e ultra specialisti in materia di cyber security, mentre tra i relatori ha visto, sul versante delle istituzioni, aprire i lavori il senatore Mario Michele Giarrusso, Capo gruppo in Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie. Nel pomeriggio, ha partecipato ai lavori del Convegno il sottosegretario allo sviluppo Andrea Cioffi, in sostituzione del sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo.

LEGGI ELENCO DEI RELATORI_BlockChainDigitalInnovation_14Maggio2019_Page2_V14

Mi interessa sottolineare la presenza politica, perché forse, finalmente, le istituzioni si stanno muovendo per colmare il vuoto che oltre due decenni di telecrazia e mafiocrazia hanno prodotto, nel tentativo matto e disperato di bloccare la rete, salvo dare spazio ai potenti di turno, si chiamino Facebook, Google, Twitter, Apple, Microsoft, IBM, Cisco, Huawei ecc ecc.

Non intendo aggiungere altro viste le parole che Giarrusso a pronunciato e che mi sento di condividere, aggiungendo solo la preoccupazione che, visti gli appetiti di molti, non vada sprecato questo momento.

Alberto Massari

Signore e Signori buongiorno,

nel ringraziarvi per la presenza e l’attenzione mi complimento con il Presidente Filippo Bencardino che, accogliendo in seno alla Società Geografica tale convegno, dimostra la piena coscienza dei cambiamenti che la Blockchain porterà sia in ambito culturale sia economico, quindi in ambito geopolitico, mutando così il volto del pianeta.

Altrettanto rivolgo alla collega avvocato Laura Cappello un sentito apprezzamento per l’invito ad aprire come relatore il convegno odierno, dedicato alle applicazioni possibili della blockchain, un tema culturale prima che tecnologico.

Tengo a sottolineare che nel seguito della giornata interverrà il collega senatore Andrea Cioffi, sottosegretario allo sviluppo economico, quindi nel cuore dell’elaborazione del pensiero sulla blockchain in seno al governo, in sostituzione del sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo, figura che ritengo indispensabile per il ruolo che riveste, avendo la delega alla cyber security, nel coadiuvare la Commissione antimafia.

Ricordo ai presenti che presso il MISE è stato costituito un comitato di esperti, chiamato a individuare una strategia nazionale per lo sviluppo di questa tecnologia e per capire in quali settori investire, a riprova che l’attuale governo si è impegnato a colmare un vuoto legislativo nell’ambito della rete, realtà che è stata sempre avversata e ostacolata da chi, in pieno conflitto di interesse e col pieno appoggio di una finta opposizione, ha privilegiato la somministrazione e il controllo dell’informazione dal teleschermo.

Come tutti voi sapete, il Movimento di cui faccio parte è nato, cresciuto e si è affermato anche per mezzo della “rete”, grazie alla quale abbiamo potuto connettere associazioni e singoli cittadini distanti e sconosciuti tra loro.

Ebbene, se ha un senso la mia presenza in questo contesto, non essendo un esperto informatico e prediligendo i dischi di vinile e gli amplificatori a valvole rispetto all’Mp3, è per porvi delle precise domande in merito ad alcuni impieghi in ambito civile, politico e finanziario della tecnologia blockchain.

Premesso che gli strumenti di cui l’uomo di avvale per migliorare la propria esistenza possiedono invariabilmente un lato che può essere rivolto contro l’altro da sé, la blockchain al pari di ogni tecnologia richiede da parte dei suoi promotori e sviluppatori un impegno suppletivo per studiarne l’impatto sui valori della società e sui comportamenti individuali.

Qui pongo quindi una prima questione ovvero se, oltre a magnificare le potenzialità di tale tecnologia se ne stia valutando l’impatto attraverso una attenta analisi dei rischi. Tanto per parlare chiaro, da studioso, da oltre un trentennio, del fenomeno mafioso, sono assolutamente certo che ieri come oggi, auspico non domani, le mafie si appoggino e siano appoggiate da menti raffinatissime in ambito sia tecnologico sia finanziario, ambiti che, non a caso, sono strettamente intrecciati nella vitale attività, per le mafie, del riciclaggio che assume le forme del gioco d’azzardo di Stato o delle criptovalute, quest’ultime applicazione interessantissima della tecnologia blockchain, tanto per fare un esempio.

Mafia e riciclaggio significa anche terrorismo internazionale, un tutt’uno più che un intreccio, come denuncia un rapporto, buon ultimo, del 2018 della Confederazione Svizzera. Cito in proposito le parole di un pentito di ‘ndrangheta, Luigi Bonaventura, classe 1971: “la ‘ndrangheta punta sempre un gettone sulle nuove tecnologie… quando avevo tredici anni [siamo quindi nel fatidico 1984] mi hanno fatto fare un corso di informatica”. Lascio a voi ogni commento.

Se il bitcoin è nato nel 2009, già nel 2013 l’FBI individuava un sito dal nome evocativo: Silk road, in cui, con i bitcoin si poteva acquistare di tutto, mentre nel 2015 stroncava una attività di finanziamento dell’ISIS attraverso la criptovaluta figlia della blockchain.

Se riassumo tali informazioni che sono certo siano a voi note è perché, da sostenitore delle sorti umane e progressive, non posso distrarmi dagli usi fraudolenti e pericolosi per la sicurezza nazionale della suddetta tecnologia, apprezzando la scelta dei promotori del convegno di portare sotto l’egida dello Stato o meglio dei cittadini il suo controllo.

Se l’applicazione in ambito finanziario della blockchain può riservare mutamenti epocali, secondo le intenzioni di chi ne promuove lo sviluppo, penso alle voci secondo le quali Facebook stia per varare una criptovaluta da utilizzare all’interno della propria comunità di utenti, si parla di miliardi di individui, ciò significa dover immaginare quale destino attendono istituzioni secolari quali le banche e relativo sistema di potere e di relazioni. Non sto affermando che le banche e il sistema creditizio scompariranno o che mi voglia ergere a loro difensore, bensì che la politica deve prendere in considerazione la possibilità che ciò avvenga e che sia in grado di impostare e gestire il cambiamento. Auspico in proposito che, anche grazie al vostro concorso, l’Italia o meglio la sua classe dirigente sia messa in grado di strutturare il futuro e non di limitarsi a prevederlo.

Vengo ora a una applicazione possibile della blockchain che mi affascina e mi interroga forse maggiormente della mia battaglia per la legalità e contro le mafie ovvero l’ipotesi, per taluni l’auspicio, di potere esprimere il voto attraverso uno smartphone.

A mio parere occorre fare qui un’ampia premessa, rivolgendo lo sguardo al passato e al contempo riconoscendo ai fondatori del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio una impegnativa previsione legata a una profonda trasformazione della società occidentale. Senza tale premessa, non è a mio avviso comprensibile né il significato di annunci in merito a una forma di democrazia cosiddetta diretta, secondo le parole di Gianroberto Casaleggio, alternativa alla forma di democrazia rappresentativa che ha portato il sottoscritto, tra i molti, nel Parlamento italiano.

Da circa mezzo secolo, gli studiosi della società occidentale stanno registrando un costante aumento del numero di lavoratori che non si occupano della produzione diretta di beni bensì di elaborare, creare e distribuire informazioni. Questo cambiamento epocale, scarsamente percepito o analizzato a livello di senso comune e politico, aggiungo, ha determinato la crescita di una ampia fascia di popolazione, di cittadini elettori, i quali aggiornano quotidianamente le proprie conoscenze, giacché è la natura del loro stesso lavoro a obbligarli a ciò, con il risultato di possedere informazioni tali da avvicinarli sempre più al livello di conoscenza di chi tradizionalmente ha occupato il vertice del potere, economico o politico che sia.

Tale evoluzione è accelerata di pari passo con la diffusione del personal computer e della creazione della rete, preceduta dalla rivoluzione delle telecomunicazioni via satellite che ha di fatto ridotto le distanze sul pianeta, avvicinando quanto mai prima nella storia gli individui.

Scrisse in modo lapidario quarant’anni fa John Naisbitt: “La nuova fonte del potere non è il denaro nelle mani di pochi, ma l’informazione nelle mani di molti”; quale migliore definizione per descrivere il senso della Blockchain?

Da quanto sommariamente espresso, ci vorrebbe ben più tempo per articolare una analisi esauriente, deriva che un cittadino consapevole e informato, tendenzialmente portato a costituire comunità o gruppi a difesa dei propri diritti o del proprio territorio e via dicendo, armato di un sapere che gli consente una buona valutazione della qualità di chi si offre di guidarlo, difficilmente demanderà ad altri la totale gestione del proprio futuro, avendo strumenti di lettura sufficienti per capire se il manovratore lo porterà alla meta in un porto sicuro o su uno scoglio…

Da tale lettura dell’evoluzione della società occidentale deriva la previsione dei fondatori del Movimento della necessità di passare a una forma di espressione della volontà politica che faccia a meno della intermediazione classicamente offerta dal politico, ricalcando un principio che lo sviluppo della rete ha evidenziato, ovvero che le mediazioni incapaci di aggiungere valore sono inutili e destinate a scomparire; dati recenti segnalano che mentre le vendite on line crescono a due cifre quelle dai negozi languono miseramente.

Appare evidente che votare mediante un’app garantita dalla blockchain assume un senso ben diverso se si intendesse potenziare semplicemente gli strumenti tradizionali di voto, piuttosto che offrire ai cittadini la possibilità di esprimersi anche quotidianamente su qualsiasi tipo di scelta, garantendo la non alterabilità di tali votazioni.

Confesso di non riuscire ancora a vedere come si possa modificare la struttura delle nostre istituzioni sulla base di tali premesse, per quanto una recente dichiarazione del gran maestro della Gran Loggia d’Italia, Antonio Binni, che si dice contrario alla democrazia diretta mi fa temere di essere sulla strada giusta, altrettanto vi confermo la netta sensazione che la crisi della politica in Occidente sia profondamente connessa con quanto denunciato dai padri del Movimento. Attendo smentite e mi preparo a un lungo e travagliato periodo storico; per dirla con le parole di Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri” e, aggiungo io, continuano ad agire quelli del passato che temono più di ogni altra cosa il rischio che scelte culturali quale è la blockchain possano restringere le zone d’ombra in cui operano.

Senatore Avvocato Mario Michele Giarrusso

Roma 14 maggio 2019