Meglio un giorno da Leone Ruggente

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Non si capisce perché uno dovrebbe essere così babbeo da pagare 12.000€ per un master che ha tra i docenti una che ha riempito il suo cv di falsi (alcuni dei quali anche ridicoli) al fine di appropriarsi del denaro pubblico, quando per molto meno (anche 4.000€) può iscriversi ad un master della London School of Economics???

Esiste davvero qualcuno così babbeo da essersi iscritto ad uno dei master della Link senza usufruire della borsa di studio (offerta dalla stessa Link o, peggio, dall’INPS, cioè da noi?)

Il totale dei studenti dei master Link supera il numero dei borsisti?

E inoltre cuculo scrive:

Infatti, sono solo gli studenti dei master di intelligence e sicurezza a usufruire delle borse INPDAP (e su questi vedi la recente inchiesta di Firenze). E in questo caso c’è la massima opacità: non si sa quanti siamo I fruitori, le modalità di assegnazione e le commissioni valutatrici. Si legge anche che, in ogni caso, i curricula verranno comunque vagliati (da chi??) ai fini dell’ammissione (anche quelli a pagamento).

Per gli altri ci sono solo 2 tipi di borse: quelle INPS (pagate da noi) e quelle Link. Solo per queste ultime c’è (e non per tutti i master) una graduatoria. Nel caso del master dove la nipote di Garaci sotto processo per falso è stata inserita nel comitato scientifico per farle fare curriculum (anche se non ha alcuna competenza specifica in flussi migratori) ci sono 3 candidati alle borse Link perché gli altri non si sono presentati alle prove scritte. Non c’è uno straccio di verbale di queste prove e l’unica firma è quella di Vincenzone. Si afferma che la commissione è composta, oltre che da lui, da 2 docenti, ma non si sa chi siano. Uno si domanda se non vi siano legami tra questi fantomatici docenti ed I vincitori di borsa.

Il master in cui l’imputata nipote risulta essere docente non è mai partito, quindi NON C’È MAI STATA DOCENZA. SI TRATTA QUINDI DI UN ENNESIMO FALSO DA INSERIRE NEL CV, favorito da Vincenzone ma anche dall’ex viceministro della Giustizia GENNARO MIGLIORE, che risulta essere il direttore del master.

Babbeo? Che aggettivo appropriato sa usare il competente uccellino che mi scrive e che, nel farlo, richiama l’attenzione su ciò che nel mondo della formazione seria è considerato un vero raggiro.

Ha scritto che è da “babbei” pagare 12.000,00 ciò che si può avere con 4.000,00 iscrivendosi ad un master della London School of Economics Sottolineando implicitamente che di altra qualità si tratta.

Babbeo si dice di persona che sia preda di raggiri, senza accorgersene.

Ma anche di persona che ritiene l’essere esteriormente e moralmente allineato alla maggior parte delle persone che lo circondano, pienamente sufficiente a soddisfare la sua condizione fisica, sociale e morale, anche se tali persone non sono esteriormente o moralmente decorose; persona priva di una propria morale, che considera sé solo dal punto di vista della sua esteriorità.

Parole gravi che descrivono una persona a cui certamente non affidereste, nel caso che fosse solo un “babbeo” nel senso stretto etimologico del termine la gestione della cosa pubblica.

A rigor di logica. Eppure, non solo accade il contrario in questa rinnovata Repubblica, ma se uno, in spirito collaborativo e di servizio, evidenzia, con largo anticipo, i rischi di farsi raggirare da tali offerte formative, viene considerato un eretico fastidioso se non un emerito rompicoglioni. Donchisciottamente (Cervantes dove sei?) un po’ pazzo. Negli ultimi giorni anche, un bugiardo. E questo, come potete immaginare è troppo anche per un signor nessuno quale mi ritengo essere. Soprattutto se a provare a trattarlo da bugiardo è un che ha scelto di fare il mentitore. Anche un po’ babbeo

La verità è che, come dopo questo enigmatico esordio (ma non tanto) si evidenzierà, nella vicenda in narrazione, l’unico “babbeo” sono io che mi sono fatto indurre e, pertanto, raggirare.

Questo dice la legge.

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Ma questa volta non mi accontenterò di aspettare (non ho l’età, cantava Gigliola Cinquetti) seduto sulla riva del fiume come saggiamente ho saputo fare, in passato, quando qualcuno ha ritenuto facile indurmi (e per tanto, nella mia visione personale del diritto, anche penalmente, raggirarmi), il passaggio del cadavere. Così ho saputo fare quando il furbo di turno ha ritenuto prendersi gioco di me e delle mie idee.

Il risultato conseguito, in percentuale, quando ho deciso di aspettare cadaveri sulle rive dei fiumi è stato impressionante: cento per cento. Ma i furbi, in quei casi, erano mascalzoni di tipo tradizionale e non avevano incarichi di peso nella collettività. Erano persone altamente pericolose, ma non protette da alcuna immunità formale. Nel loro caso solo da consorterie basate su potere illecito: logge, servizi, magistrati compiacenti, mafiosi.

In questo caso non voglio concedere punti di handicap di nessuna natura o quantità. Questa volta non si gioca a golf. Tantomeno al solito stucchevole football. Questa volta si sale sul ring e alla fine ne rimarrà, in piedi, uno solo.

Sono stato indotto ad un comportamento che mi ha creato grave danno e anticipo, per il babbeo se non lo sapesse, che è un aggravante agire contro una persona in stato di bisogno. Un’aggravante aver agito non tanto contro di me ma contro chi si era fidato di me, nonostante tutto testimoniasse  che di un “babbeo” si trattava. Di un babbeo o di un paraculo? Facendomi indurre e raggirare, ho “garantito” che fosse, viceversa, un bravo ragazzo.

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Ora che tutto, compreso le puerili menzogne dell’ultima ora, conferma la doppia natura del soggetto (un babbeo paraculo) non mi resta che applicare la legge del pugilato che autorizza, unica disciplina sportiva al mondo, a demolire l’avversario. Morte compresa. A norma di regolamento. Per quello sono tra i pochissimi che è per l’abolizione della boxe. E a norma di regolamento (cioè le leggi repubblicane) proverò a demolire chi mi ha indotto e quindi raggirato. Consapevole che questa volta, vecchio, povero, malato, “nessuno” quale sono, potrei soccombere. O forse no. Ma, come si dice, meglio vivere un giorno da leone (ruggente) che cento da pecorella acquiescente.

E noi, notoriamente, siamo Leoni Ruggenti.

Oreste Grani mai come questa volta Leone Ruggente.       

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