Cambiare i ruoli, capire gli altri

corso formazione polis

Quanto è accaduto venerdì 14 giugno u.s., dalle 9:30 a seguire, per alcune ore, nella bella e prestigiosa Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, a Piazza Capranica 72, presso il Senato della Repubblica più che un incontro di riflessione sul Corso di Formazione alla Polis che chiudeva il suo primo ciclo di conversazioni, proverei a definirlo un evento, ben riuscito, di “convergenze evolutive”. Ma, come si sa, ogni scarrafone è bello a mamma soia, per cui essendone un po’ madre (il resto lo hanno fatto Alberto Massari come padre ed altri preziosi amici e sostenitori come collaboratori e “tifosi”), non devo essere io che lodo o meno l’iniziativa. Lascio solo detto alla rete, secondo una ritualità consolidata di questo blog, che alcune cose che per anni avevo sperato/ipotizzato potessero avvenire intorno al tema dei processi formativi complessi, sono avvenute.

Certamente è avvenuto che alcuni decisori politici, parlamentari della Repubblica, ci seguissero, con crescente stima e affetto professionale e umano, non solo iscrivendosi (cosa di se già anomala affidandoci un po’ del denaro della Repubblica che transita nelle loro tasche) ma, disciplinatamente, non perdendo una sola conversazione di quelle che, con grandi sacrifici e in ristrettezza assoluta di mezzi (ma va bene così!) siamo riusciti ad effettuare.

La pattuglia dei parlamentari assidui ha avuto campioni di presenza e continuità in Mario Michele Giarrusso, Francesco D’Uva (ha mancato solo la chiusura di venerdì u.s. – ritengo – per evidenti motivi di fase politica complessa), Tiziana Drago, Alessandra Ermellino, Giovanni Russo, Luigi Iovino. Perfino il sottosegretario Angelo Tofalo, fino a che non è stato chiamato al gravoso compito, per delega governativa, di dare soluzioni alle problematiche dell’Arma dei Carabinieri, della Sicurezza Cybernetica afferente le Forze Armate (e, quindi, sostanzialmente, della Repubblica tutta), pur irretito da una agenda di mille e mille viaggi (perfino al Pentagono lo hanno spedito per lunghi periodi!), alcuni venerdì, ha partecipato alle conversazioni. Senza ipocrisie ritengo che Tofalo abbia avuto anche altri motivi per non volermi più incontrare agli appuntamenti calendarizzati per ragionare, di comune accordo, o meno, di geopolitica o di sicurezza dello Stato.

Questo argomento (per me doloroso), comunque, è notorio quanto basta a chi è assiduo lettore di questo blog. Argomento che va trattato (come ogni cosa che riguarda la Repubblica), se dovesse servire, per tutto il tempo necessario a fare chiarezza in una vicenda che non vorrei che nessuno considerasse cosa minore. Soprattutto tengo a precisare che, nelle vicende della vita, tendo a non aver mai nemici personali ma, certamente, come il motto dell’Arma, ci obbliga a ricordare. Pro Patria, contra omnes. Pro me, contra neminem!

E aggiungo che l’amico Google ci fa l’onore di posizionarci al 1° posto assoluto quando si tratta di avere memoria di come si trattano le cose dello Stato.

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A questi audaci parlamentari sperimentatori, sin dal primo giorno, si sono uniti semplici cittadini/professionisti espressioni di quel mondo civile complesso che, partendo da altre e diverse motivazioni, coltivava comunque attenzione e rispetto per i necessari processi formativi (nel nostro caso fortemente innovativi) a che la vita stessa della Polis potesse tornare ad essere onorata e praticata. Come si merita. Mettendo in moto, ovunque sia possibile, fenomeni di cambio paradigmatico culturale che è opportuno cominciare a definire nella sua valenza “rivoluzionaria”. Il cambiamento, da queste parti, lo consideriamo soprattuto di natura culturale. In assenza di certezze da questo punto di vista, ogni ragionamento sulla sicurezza dello Stato (di questo, come cultore appassionato e assiduo praticante della materia mi interesso da oltre mezzo secolo) si chiamano “chiacchiere”. Che, a Carnevale, in tutta Italia, sono buonissime da magiare. Anche secondo una ricetta del maestro, in cucina, Massari. Sia il nostro Alberto, che Igino, famosissimo pasticcere.

Alberto Massari, durante il suo intervento a suggello di questo primo esperimento ha elencato chi siano stati i conversatori che hanno animato questi incontri di culture e mestieri. Incontri che, evolvendoci (ecco un altro esempio di convergenze o divergenze evolutive), crescendo numericamente, sono divenuti “erranti” in più luoghi dove ci è stato possibile organizzarli. In realtà, ospitati. E di questo siamo gratissimi a chi di dovere. Perché, viceversa, anche di questo abbiamo sofferto: alcune “indifferenze strumentali” e qualche prepotenza di troppo. Dicevo che sono state conversazioni a base tecnica ed umanistica, di ultra specializzazione e di globalità, di innovazione e tradizione. Le persone si sono incontrate forti del loro saperi e del loro saper fare progressivamente rendendosi conto che, in realtà, erano loro stessi l’oggetto dell’atipico reclutamento. Molti hanno cominciato ad integrarsi nel frequentarsi e a dare vita, così facendo, a concreti percorsi di conoscenza. Volevamo che si individuasse, semi spontaneamente, un luogo mentale dove trovare le energie, le simpatie, le competenze per lo sviluppo di cui tanto si “parla”. A seguito dei processi di conoscenza reciproca, frequentandosi con continuità, osservandosi nella reciprocità, sono nate delle prime attività (quando sarò autorizzato condividerò questi frutti che hanno creato, in pochi mesi e tra mille difficoltà, casi di studio e verificabili nelle loro “conseguenze” possibili sempre prioritariamente nell’interesse superiore della Nazione) che anticipano un modello sinergico futuro che, sperimentato a Roma, è nostra intenzione replicare, evolvendolo, ovunque sia possibile, ma in particolare nel nostro Sud di qualità. Questo come contributo cum-creto al prioritario compito che le Istituzioni repubblicane hanno di contrasto alla proposta di una collettività violenta che le mafie, ogni giorno, forti dei loro mezzi economici e della loro cultura corruttiva maledettamente diffusa, provano ad imporci. Con il modello attuato, riteniamo di aver dato vita a delle vere e proprie “incursioni nel futuro”, lavorando prioritariamente al sogno di una comunità armata culturalmente per difendere non generici confini da ipotetiche invasioni barbariche, ma una Patria pronta a divenire esempio mondiale di civiltà, nuovamente luogo di elaborazione di una visone umanisti-concentrica. A tal proposito, venerdì u.s. mi siete cominciati a sembrare, in quella bellissima sala (soprattutto quando, tra gli altri, ho visto arrivare anche la signora Ministra della Sanità, Giulia Grillo che, a sorpresa e per me lieta, come migliaia di cittadini in collegamento telematico hanno potuto ascoltare ha, con grande sensibilità, indirizzato un apprezzamento e pensieri benedicenti), un crogiuolo pronto ad accogliere l’ipotesi di una fabbrica di Idee sufficiente (certo che si deve essere anche ambiziosi) a contrastare il deteriorarsi continuo della situazione istituzionale. Un think tank che produca visione, anche attento (ma non solo) alle innovazioni tecnologiche e alle sue applicazioni in permanente fertilità.

Al Corso (questo era il suo scopo primo ed ultimo) si sono ritrovate delle persone che cominciano a condividere domande e sentieri di ricerca oltre i tradizionali approcci specialistici e settoriali. Volevamo dare vita ad una concreta sperimentazione transdisciplinare e questo siamo riusciti a fare.

Volevamo dare vita ad un luogo mentale di persone determinate (per libera scelta) a scambiare, senza sospetti e invidie reciproche, conoscenza, esperienze, metodologie.

In fiducia ritrovata tra gli umani. Non potevo chiedere di più, e di questo aver dato sostanza ai miei antichi desideri, sarò sempre grato ad Alberto Massari (e a mia moglie Ariela) e a chi mi ha sostenuto fino a poter vedere concludersi la giornata di venerdì 14 giugno 2019. Giornata fausta di cui voglio mantenere, grato alla vita, il ricordo.

Pensiamo al futuro.

Sono alla ricerca di una sede (la prima di una delle tante necessarie se vogliamo andare a Sud “verso” il nostro Mediterraneo) dove, ripetendo l’esperimento e, con coraggio, serializzandolo,  trovare risposte ai quesiti emergenti e dove sia possibile fare patrimonio soprattutto delle vostre esperienze, dei libri, delle “carte” che vorrete condividere, su cui costruire (perché bisogna tornare a costruire dopo aver, forse troppo facilmente, essersi ritenuti capaci di demolire) nuovi paradigmi e soluzioni operative sui temi che per semplicità (ma non in chiave semplicistica) abbiamo schematizzato in:

•Politica della Difesa

•Sicurezza Interna dello Stato e Ordine Pubblico

•Sicurezza Economica – Finanziaria

•Sicurezza Energetica

•Cyber – Security

•Protezione delle Infrastrutture Critiche

•Ricerca Scientifica e Tecnologica

•Sicurezza Ambientale

•Sicurezza Sanitaria

Questo al fine ultimo e superiore di migliorare le vite dei più poveri, la salute, la nutrizione, le interazioni pacifiche, i diritti umani, le condizioni ambientali, per arrivare, così facendo, a combattere l’ignoranza, l’oscurantismo, l’intolleranza, i fanatismi, il bigottismo, il pregiudizio, appunto. Come, dieci anni addietro, già ci suggeriva il filosofo dell’Informatica Luciano Floridi.

Queste posizioni necessarie (ma non sufficienti), le sostengo, con teoria e prassi, con le unghie e con i denti, da molti anni. Certamente da prima che in troppi si improvvisassero in materia tanto complessa.

Certamente, come mi sarebbe facile dimostrare, noi tra i primissimi.

Così come in materia di Intelligence collettiva.

Questo è stata la missione, portata a termine, di HUT8 Progettare l’Invisibile.

A tal proposito sono grato a Mario Michele Giarrusso, senatore della Repubblica, di averne colto, in questi mesi di assidua frequentazione, la natura profonda (la progettazione/svelamento dell’Invisibile) e di averne riconosciuta pubblicamente, il 14 giugno, la funzione strategica. Sono grato a lui come a tutti gli altri che ci hanno frequentato, senza pregiudizi, in questo tempo necessario ad una reciproca conoscenza.

Perché è tempo di contrastare i pregiudizi nemici certi dell’Umanità, dell’Uguaglianza, della Fraternità tra i viventi.

Oreste Grani/Leo Rugens