State colpevolmente alimentando un vulcano sociale

  

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Maledico di non essermi addestrato a scrivere come una materia delicata come questa meriterebbe. Scrivo male e quando mi rileggo vorrei cancellare quello che ho scritto. Ma questo è, e a questo mi devo piegare. Perché, viceversa, non rinuncio a dire la mia su quella che ormai anche l’ultimo degli “scemi organizzati”, chiama “gigantesca questione morale”, a proposito del cancro che divora la Repubblica. Certo che è anche una gigantesca questione di devastante amoralità che questa volta parte dalla Magistratura e dalle sue faide interne ma che ieri riguardava i militari, l’altro ieri, i parlamentari, l’altro ieri ancora gli imprenditori deboli con le mafie. Medici, professori universitari, membri dei Servizi Segreti, diplomatici, maestre d’asilo.

Timidamente, a fronte di queste “Caporetto” (forse, questa volta, troppe per farcela a trovare un Piave) si comincia a sentire pronunciare la nuova (e speriamo risolutiva) parola d’ordine: meritocrazia. Ma quale sorteggio signor ministro Bonafede? Abbiamo visto che razza di disastro il sorteggio (quello è stato di fatto il meccanismo di reclutamento, di selezione, di formazione che ci avete rifilato) ha generato nel Parlamento che dovevate rinnovare ridandogli ruolo strategico e dignità da offrire quale esempio di nuova moralità!!!!!

I sorteggi eventualmente si fanno “dopo” il processo meritocratico che lascia pochi selezionati a contendersi l’onore del servire. Ma tutta roba che nulla ha a che vedere con quanto, pur avvertiti, avete saputo/voluto attuare.

Tornando a quello che ci state facendo vedere, avendo bruciato l’opportunità che il divenire delle cose e Beppe Grillo vi avevano affidato, anche nella magistratura, quello che accade era già nei libri da alcune decine di anni. Dico libri, ma avrei potuto dire altre fonti aperte su cui millantavate una qualche sensibilità o abilità. Come dice con una dose di ricordi e di onestà, Claudio Martelli questa mattina su Il Foglio.

Prima di farvi diventare quel qualcosa che adesso siete, cioè determinanti (maledizione, siete oltre 300 parlamentari e rischiate di non essere ricordati come quelli delle Termopili ma, al massimo, quelli di Sapri) per la salvezza, o meno della Repubblica, io almeno una domandina, facile facile, su chi avesse pronunciato la frase che riporto a seguire, ve l’avrei fatta:

…se questa legge non passa, quelli ci arrestano tutti“.

E la legge passò. Quelli erano i magistrati uniti (come poi non saranno mai più) in una lotta corporativa.

Non si può pretendere di cambiare i paradigmi culturali di una Repubblica complessa come l’Italia non avendo memoria dell’accaduto e, cosa ancora più grave, ritenendo sufficienti i contributi professionali del sociologo Domenico De Masi o della psicologa dell’età evolutiva, la eternamente rossa, Rita Parsi. Questo, poco più poco o poco meno,  è stata Ivrea. Un signore ormai stanco di non essere ascoltato (sia pure a pagamento) e una che evolve talmente poco, rimuovendo il tempo trascorso anche per lei, caparbiamente si tinge ancora i capelli di rosso.

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Vi ho dato qualche minuto per ricordare chi avesse pronunciato la frase.

Vi arrendete?

Flaminio Piccoli.

La frase fu pronunciata in presenza di alcuni parlamentari democristiani guidati in delegazione da politici di peso quali Giuseppe Gargani e, ad onore del vero, Francesco Cossiga.

Di questo episodio e di questa “alternativa del diavolo” (“o la legge a loro favore o cominciano ad arrestarci”) il sottoscritto ne ha più volte scritto. Vi riporto ancora una volta ciò che già dovreste sapere riproducendo i contenuti di una pagina di un libro (non a  stretta circolazione riservata ma comprabile sin dall’aprile del 2000) che ho immesso in rete tempo addietro:

ESISTE UNA SCUOLA DI STATO PER APPRENDERE CIÒ CHE IL MAGISTRATO BELLOMO PRETENDE PRIVATAMENTE DI INSEGNARE?

TROPPE M SONO STATE IGNORATE E PER TROPPO TEMPO

Perché, mammolette verginelle, vi mostrate tanto sorprese di quanto accade, se oltre al patto con le mafie (1992-93), era notorio, da decenni, che la partitocrazia aveva fatto accordi con i magistrati?

Possibile che in questo Paese sull’orlo del precipizio (anche Massimo Cacciari, ieri, ad Otto e Mezzo, così si è espresso) sono il solo che sa leggere le fonti aperte e che sa trarne insegnamento?

Patti scellerati con i magistrati (anche nelle loro vesti di “burocrazia/apparato”, a Via Arenula, fin dagli anni in cui vi fu trasferito Giovanni Falcone, per poterlo così rendere impotente e in quanto tale più facilmente controllabile e ammazzabile); patti, per quieto vivere, con i mafiosi; patti, per un periodo, perfino con alcuni vertici dell’Arma dei Carabinieri; patti con i primari-professori di ogni ospedale policlinico d’Italia; patti con ogni palazzinaro massacratore di suoli e di verde strategico; patti con le gang del gioco d’azzardo; patti con ogni presidente di ogni squadra di calcio fino a ipotizzarlo azionista dell’Alitalia da far ri-volare. Patti sordidi con chiunque. Anzi, sentite a me, siamo solo all’inizio dello scoperchiamento dei vasi di Pandora e della scoperta delle foibe in cui avete sepolto lo Stato repubblicano, sbrindellandolo ad uso e consumo di ogni sottosistema di potere.

Perché vi meravigliate degli effetti devastanti su una magistratura che pensata indipendente, assioma della legalità, per il patto fatto e quel luogo imbarazzante che mostra essere? Se uno potesse guardare, da cittadino libero, ogni fascicolo di avanzamento del CSM (quello che vi meraviglia per essere un concentrato di guitti ambiziosi) scoprirebbe che tutti i magistrati d’Italia, tranne pochissime pecore nere/mele marce, erano diventati, con prosa opportuna, “forbiti oratori”, “eccelsi giuristi”, “finissimi scrittori”. Invece che ciò che erano e sono. Calpestata la Meritocrazia; finita la Libertà. L’Italia da cambiare con il Governo del Cambiamento era tutta qui. Un Paese dove il merito è calpestato, quindi, e dove, per fare un altro esempio, ogni opportunità di prendere consapevolezza collettiva del ruolo determinante del merito nella ricerca scientifica (per continuare l’elenco) viene vanificata, anche in questo settore strategico, dalla raccomandazione.

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Per non scrivere dei soliti servizi dove con il merito (cioè l’arma per eccellenza) ci si puliscono la suola delle scarpe, dopo che inavvertitamente, alcuni che contano in quei luoghi segreti, se le sono sporcate calpestando defecazioni di cani lasciate “allo scoperto” da cittadini incivili. Patti quindi con chiunque avesse strumenti sufficienti per premere, per ricattare. Questo è il Bel Paese che, pensavo lo sapeste, avete ereditato. E voi per affrontare una tale complesso “shanghai” vi siete attrezzati con “chi sale-sale tanto poi ci pensiamo noi gruppo dirigente selezionati”, a vostra volta, senza uno straccio di scientificità e di percorso programmato di reclutamento, selezione, formazione di classe dirigente? E questo ginepraio spinoso lo volevate affrontare facendovi vertice utilizzando, come modalità ed espediente, un po’ di conoscenza e frequentazione al bar? Qualcuno, addirittura, come semplice compagno di prima logistica romana? O rimembranze di frequentazioni universitarie?

Signori, la posta in gioco è la Libertà, parolina per cui in molti si sono fatti ammazzare. E non di risatine nevrotiche.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

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