L’innocenza di Francesco Paolo Arata

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Ogni persona, gruppo, associazione, istituto, ente, organismo, organizzazione, comunità, è una fonte e, al tempo stesso, un archivio di informazioni, e fa intelligence ogni giorno, poiché reperisce, raccoglie, organizza, conserva, emette informazioni utili a prendere decisioni, dalle più banali di vita quotidiana alle più complesse e determinanti per la vita dello Stato e, perfino, dell’umanità intera. Non esistono, quindi, informazioni neutre, insignificanti e ininfluenti. Il compito dell’Intelligence dei nostri tempi non può limitarsi a proteggere le proprie informazioni segrete e violare quelle dei paesi concorrenti a scopo difensivo. È un problema di cambiamento dei paradigmi culturali. Va ripensato il rapporto e il confine tra informazioni segrete (che non si vogliono divulgare) e informazioni aperte (disponibili e accessibili a chiunque). Spesso, infatti, le fonti aperte rivelano segreti a basso costo e contengono informazioni preziose per comprendere situazioni, relazioni e dinamiche e, così, anticipare gli eventi.

L’articolo comparso questa mattina su La Repubblica, con la  firma prestigiosa di Salvo Palazzolo, uno che sa, da anni, cosa scrive quando tratta di Sicilia, mafie e grovigli bituminosi, mi sembra appartenga a questa categoria di notizie. Non esistono, infatti, come teorizzato in premessa, informazioni neutre, ininfluenti, insignificanti. Nessuna esclusa.

Oreste Grani/Leo Rugens

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