Commissariare il vertice dell’ENI

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Come sapete, mi scrivo con l’ex vice presidente dell’ENI, Alberto Grotti, che mi ricorda come il 14 maggio u.s. abbia chiesto, a fronte di un groviglio bituminoso (uno dei tanti  derivati dal petrolio) di tale portata (e ancora non circolavano queste notizie velenose) le dimissioni di Claudio Descalzi e di Emma Marcegaglia. Richiesta respinta. Cosa c’è sotto di tanto grave che nessuno, neanche il Presidente della Repubblica, se la sente di dare un indicazione di fermezza e di comissariamento? Che i 5 Stelle capiscano poco o niente di queste complessità è certo, mal consigliati (in una loro componente non minore) come sono stati, fino ad oggi proprio da ambienti in stretto contatto con l’intelligence dell’Ente. Quel che mi lascia stupito è che anche al Quirinale, il contraccolpo di uno sputtanamento (visto le voci che girano potrebbe essere dietro la porta)  implicito in una ulteriore messa sotto accusa del vertice ENI, non sembri un fatto di inaudita gravità. O lo sembri, ma non sappiano cosa fare. Sentite a me (ma chi sono io per osare tanto?), dovete decidere, motu proprio, la decapitazione (state tranquilli, metaforica), dei vertici chiacchierati o il silenzio, questo sì, potrebbe lanciare un segnale ai mercati, irreversibile. Altro che reddito di cittadinanza! Altro che rialzi. Altro che rimbalzi!

Oreste Grani/Leo Rugens