Essere o non essere Movimento 5 Stelle

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Il previsto e prevedibile sta accadendo: la dissipazione del patrimonio politico, etico-morale rappresentato dagli undici milioni di voti espressi il 4 marzo 2018 a favore del M5S non solo è in essere (oltre sei milioni di cittadini si sono chiamati fuori) ma si sostanzia (cosa gravissima) anche con le prime defezioni formali di parlamentari. I trecento sono ancora la possibile diga al dilagare della ideologia assolutista salviniana e questa è la loro residua preziosità: i Trecento devono rimanere uniti ad ogni costo, almeno per non non non non fare sciogliere il Parlamento. Almeno per arrivare determinanti per le nomine ai vertici di ENI, ENEL, TERNA, LEONARDO. Per non dire del capo dello Stato quando sarà. Non bisognava mettercisi in questo cazzo di “vicolo cieco” ma ora bisogna lavorare politicamente (ma lo sanno fare quelli che guidano il MoVimento?) per scongiurare l’evento dello scioglimento. Anche se si dovesse passare all’opposizione e favorire altro. Ma non farsi complici della restaurazione nazi-leghista. Bisogna isolare la Lega e la sua componente eversiva, lasciandola in buona compagnia con i parlamentari di Fratelli d’Italia, in numero insufficiente per farsi maggioranza. Il tempo e i comportamenti illeciti tenuti in passato da non pochi leghisti, potrebbero fare il resto. Ma bisogna organizzare la resistenza o tutto sarà perduto. Bisogna avviare un processo di presa di coscienza accelerato tra gli smarriti attuali parlamentari pentastellati a suo tempo mal reclutati e ancor peggio formati. Che nessuno, nonostante il ricco budget e le tante simpatie di cui era circondato il Movimento, ha saputo preparare a ciò che non poteva non accadere. E non intendo dire come ci si mostra in TV. È tempo di ben altro. I trecento, quasi si fosse sulla spiaggia di Dunkerque (e dove pensate di essere se non da quelle parti?), hanno bisogno di essere lealmente coinvolti  in un processo decisionale che, azzerato (vuol dire correre il rischio implicito dal momento che peggio di così non potrebbero essere) il gruppo dirigente salvi il salvabile. Bisogna che qualcuno però, prima e in modo incontrovertibile, ammetta i gravissimi errori consumati e se qualcuno ci deve dire qualcosa sui motivi reconditi di tali scelte da conventicole e combriccolette di amichetti, parli ora o taccia per sempre ritirandosi, sull’esempio di Rosario Crocetta in Tunisia. Qualora volessero, anche in dolce compagnia. Il Paese che non ha mai risolto la guerra civile strisciante che la caduta del fascismo e la guerra ci hanno lasciato in eredità, è sull’orlo del baratro. Per detto popolare si dice che la brace si conserva sotto la cenere. E sull’orlo in bilico era anche quando per rivoluzionare vi siete scelti quelli che, da 25 anni (!) organizzavano in combutta con Berlusconi il saccheggio delle casse pubbliche. Follia, imbecillità o scelte complici? A vedere a chi avete dato potere (pagandoli profumatamente con i soldi pubblici) fino a spacciarli per uomini di governo, si potrebbe propendere per la terza ipotesi. Siete riusciti a mettere in posizioni  apicali delle vere macchiette o degli avanzi scampati ad inchieste su corruzione e poteri oscuri testimoniati da brogliacci redatti da onesti investigatori, documenti giudiziari rivelatori di anime servili se non delle complicità favorite dallo stile di vita e dalle frequentazioni pubbliche e private. Compaiono questi profili in una percentuale tale e in posizioni di potere da destare il sospetto che una vera e propria lobby si sia, con abilità, infiltrata nel MoVimento per impadronirsene. Il complottismo è altro e vediamo di non utilizzarlo per smentire questi gravissimi comportamenti comprovati. Il Pianeta, solo poche ore addietro sembra essere stato sull’orlo di una nuova guerra dagli esiti imprevedibili.

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Non credo che i contraccolpi di una tale degenerazione potrebbero essere gestiti da personalità fragili e senza esperienza come alcuni ragazzotti si sono mostrati. Anche nelle relazioni interpersonali. Troppi episodi, troppi pettegolezzi, troppi riscontri. Troppi errori nelle scelte di collaboratori.
Al tempo assenza totale di scelte che confermassero che, viceversa, la cultura veniva considerata risorsa strategica per lo sviluppo e la ripresa sostanziale. Niente che facesse ritenere il MoVimento fosse pronto a dare alla cultura quella centralità che le compete quale tessuto connettivo del Paese. Siete arrivati a nominare Lino Banfi ambasciatore presso l’UNESCO senza dirci il vero perché di quella bizzarria. Un due meno con il reddito di cittadinanza di cui un giorno torno a parlarvi. Zero spaccato sulla fine delle pubblicità per il gioco d’azzardo per cui si moriva prima e si muore adesso. Forse ancora più di prima. Uno meno meno per lo sforzo sinergico con la Sindaca della Capitale lasciata, da subito, in balia di se stessa e dei soliti pessimi consiglieri infiltrati. Sull’Antimafia e il contrasto ai criminali mi sono altre volte pronunciato.

Oreste Grani

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