Chi ha ragione e chi ha torto

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Giuseppe Caruso

 

Questo leggo il 25 giugno 2019… peccato che la notizia l’avessi già letta il 2 maggio 2017!

E ora vediamo chi ha ragione e chi torto.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

Capitolo XXI. Sono Quattro amici al Bar; ovvero la massoneria Pavese e San Luca. Ipotesi di origine della faida: lancio di uova ed arance?…Ma mi faccia il piacere!

Ma come è piccolo il mondo! E come al solito, “tutti i nodi, poco alla volta, vengono al pettine”. La successiva narrazione, non è una autocommiserazione, ma vorrebbe tentare di evidenziare il metodo, utilizzato con meschinità nei confronti del prossimo, ai puri fini personali, e con l’ ausilio delle Istituzioni; che in teoria, dovrebbero evitare e prevenire quanto alcuni personaggi fanno accadere. Tale aberrazione Sociale, ha visto il massimo splendore sotto il dominio del disadattato di Arcore. Lo sviluppo di tale “procedura”, che attinge la sua forza ed energia direttamente dalle Istituzioni, ha alterato il normale sviluppo Sociale del Paese, favorendo alcuni a danno di molti altri. Ora ne stiamo raccogliendo i frutti, quelli “di mare”, in particolare, pescati quotidianamente dalla moderna mattanza schiavista Africana.

E’ facile, nel corso di una esposizione descrittiva di contesti ed avvenimenti, passare da, corretto redattore di elementi e circostanze, a “Chiacchierone”, o peggio, “infame”; cioè per un soggetto totalmente inaffidabile, in quanto si presta a Tradire un accordo, per lo sviluppo di un progetto, tra persone, “vendendo” le informazioni pattuite, ai soli fini personali, senza curarsi del danno immediato e futuro, causato a persone e cose. Questo può accadere, in particolare, quando si evidenziano i nomi dei partecipanti ai fatti.

Chi scrive è tranquillo da questo punto di vista, essendosi “fidato”, da “buon padre di famiglia”, di persone (tra cui, fratello e madre) e circostanze create ad arte, al fine di danneggiare tutto ciò che tentava di costruire, sia nelle cose che nella persona. Non è un infame, ma vittima di infamita’.

Remembering dei fatti e connessione delle “casualità/coincidenze”:

  1. il primo dei quattro Amici al Bar: Ruggero Ravizza

Faccio un flash-back di 37 Anni; sono all’ Istituto Tecnico Agrario “C. Gallini” di Voghera (PV), presso il quale nel 1980 frequento il “V C” ultimo anno per l’ ottenimento del diploma di Perito Agrario; nell’ inverno di quel periodo ricordo le battaglie a palle di neve, in particolare con un bidello rossiccio di capelli, taciturno e con una “legnata” pazzesca, che girava per la scuola con la sua Fiat 125 blu. Si scoprì successivamente che era Giuseppe Nirta “u’ Versu”, futuro capobastone di San Luca ed, in quel periodo, basista Vogherese partecipante al rapimento di Giuliano Ravizza, il pellicciaio di “Annabella”, padre del PRIMO dei quattro amici al bar Ruggero.

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Giuseppe Nirta “u’ versu” compago di baloccate all’ ITAS Gallini

…«Ma la sua non è una storia qualsiasi. E non solo per le origini. Ma per capirla bisogna fare un salto all’indietro. Un salto di trent’anni al 24 settembre del 1981, quando uomini incappucciati e con il mitra in spalla sequestrano il re delle pellicce, il patron del marchio Annabella di PaviaGiuliano Ravizza. Tre mesi dopo, il giorno di Natale, i carcerieri liberano Ravizza. Per lui è stato pagato il riscatto record di 4 miliardi. Del commando, o meglio, del gruppo dei sequestratori faceva parte anche ‘u Versu. Giuseppe Nirta viene arrestato pochi giorni dopo, il 4 gennaio del 1982. Il Tribunale lo condanna a 27 anni di carcere. Ma cosa c’entra ‘u Versu con questo sequestro? Per la procura di Pavia prima, e la corte d’Appello di Milano poi, Giuseppe Nirta è stato il basista del gruppo, l’uomo che ha dato l’imboccata ai sequestratori. Ma c’è di più, perché nel lontano 1981 Giuseppe Nirta non stava a San Luca a controllare gli affari di famiglia, bensì a Voghera a uno sputo di chilometri proprio da Pavia. A Voghera, ‘u Versu faceva il bidello in un istituto tecnico. E per i giudici avrebbe sfruttato la sua “faccia ripulita” per avvicinare la famiglia Ravizza. Oggi Giuseppe Nirta, si chiamerebbe collaboratore scolastico. Come suo figlio Antonio che in qualche modo ha seguito le orme del padre. Dalla faida di San Luca, passando per la strage di Duisburg, fino a una tranquilla scuola media comunale di Milano. La dinastia dei Nirta – in silenzio – continua. (cg)»… ‘U Versu è un boss della famiglia alleata con gli Strangio nella faida contro iPellee i Vottari. (fonte ammazzateci tutti lombardia 04.06.2010)…

Il figlio di Giuseppe, Francesco Nirta, in compagnia dei cugini Strangio, sarebbe arrivato a casa mia a Voghera una sera del 2013; peccato che quelli veri ed autentici, fossero già nelle mani della Giustizia italiana...«’ndrangheta, arrestato in Olanda il  super-latitante Francesco Nirta, inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità (ex “elenco dei 30”), stilato dal Ministero dell’Interno: deve scontare l’ergastolo. Era fuggito nel 2007, subito dopo la famigerata “Strage di Duisburg”. L’operazione, condotta da Squadra Mobile, Sco e Interpol. Il latitante della ‘ndrangheta, era tra i dieci  ricercati più pericolosi»….(http://www.mnews.it/2013/09/un-altro-francesco-nirta-finisce-nella.html).

Osservando inoltre le foto degli “originali” arrestati in Olanda ed a San luca, non uno era somigliante con gli “attori” presentatisi sotto casa mia in compagnia del Dimasi e Ferrentino.

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Sebastiano Strangio

La sceneggiata dei Nirta, parte dal Dimasi Giuseppe da Laureana di Borrello residente a Voghera, quando decide in autonomia, in realtà “guidato”, di portarmi al “cospetto di Francesco Sempio (Curtiriso), dal quale vengo ricevuto in compagnia del Dimasi, al quale lascia il suo numero di telefono portatile. Il Sempio Francesco (che nelle intercettazioni della operazione LEX di RC, viene “storpiato” in SEPIO, e non individuato, stranamente, considerato il livello delle indagini), intavola una discussione con il Dimasi, dicendogli espressamente di essere Amico di Famiglia di Francesco Nirta, compagno di scuola di suo figlio Bruno a Lugano alla Leonardo da Vinci.

Il falso Nirta Francesco, me lo ritrovo sotto casa in compagnia dei falsi Strangio, per una “visita di cortesia” come “rappresentanti” del Sempio, insieme ai Ferrentino/Dimasi; visita pseudo intimidatoria ma non del tutto, grazie alla presenza dei Dimasi/Ferrentino. Sceneggiata che probabilmente serviva per accattivarmi la coppia Dimasi/Ferrentino, come persone “influenti” nel mondo della Mafia.

E’ di Pubblico dominio come sia gli Strangio (originali) che i Nirta (originali) non fossero in libera circolazione, essendo già allora in custodia della Autorità Italiane, fonti di cronaca ricavabili in quantità industriale sul Web solamente digitando i vari nomi.

Anche i miei colleghi Carcerati sostenevano questa ipotesi, cioè che i vari personaggi fossero dei semplici teppistelli, truffatori, con funzione di danneggiamento del sottoscritto. In realtà leggendo i documenti della Procura di RC che mi riguardano, quella rappresentata è una reale ‘Ndrina Calabrese (anche se secondaria), molto probabilmente, con disponibilità finanziarie, originate dallo spaccio di stupefacenti, ma che quel poveraccio di chi scrive, non ha mai avuto la possibilità di verificare. In realtà il Vero mandante di questa sceneggiata è/era l’ Avvocato Domenico Chindamo da Laureana di Borrello, “consulente” dei fratelli Siciliani Gitto dei quali il defunto Domenico, pare fosse l’ufficiale di collegamento di Bernardo Provenzano, certa è la amicizia di questi personaggi con il presidente petroliere della Pro-Recco di pallanuoto, Gabriele Volpi. Certo è che il Sempio Francesco si spaccia per “amico fraterno” di Francesco Nirta, esibendo la copia del rolex di acciaio regalato, in triplice, a suo figlio ed al fantomatico latitante arrestato, Francesco Nirta.

2. Sceneggiata numero due: il secondo dei quattro amici al bar Angelo Dario Scotti.

Una sera dell’ inverno 2016; qualche mese dopo aver siglato una serie di contratti di compravendita di riso per qualche milione di €, tra United Seeds Keepers e la Riso Roncaia SpA di Castelbelforte (MN), i cui soci di minoranza sono i fratelli Roncaia, mentre la maggioranza societaria è detenuta da Massimo Scotti da Pavia, cugino ed ex socio di Dario Scotti della omonima “riso scotti spa”, mi ritrovo sotto casa, una ventina di Calabresi capitanati da tale Giuseppe Caruso, membro Pdl Piacenza ex Alleanza Nazionale, calabrese, che conosco negli uffici di Riso Roncaia SpA, come dipendente della Agenzia delle Dogane di Piacenza. Anche questa sceneggiata intimidatoria, avente lo scopo di far cancellare i contratti stipulati con riso roncaia (documenti presso la DDA di RC), con le buone e con le cattive, viene organizzata dal Dimasi e Ferrentino, ai quali il Caruso afferma che alle spalle dei Roncaia ci sono loro come rappresentanti della Ndrina di Nicolino Grande Aracri.

Immagine Caruso Giuseppe dogana Piacenza
Marco Civardi, Giuseppe Caruso, Giovanni Botti del Pdl Piacenza

Anche di tutta questa sceneggiata, nulla è riportato nelle intercettazioni telefoniche, in particolare quelle tra il Caruso ed il Dimasi. E questo aspetto non mi è chiaro, per il fatto che le persone citate, avevano una strana attitudine a descrivere ogni azione  compiuta, telefonicamente; inoltre, avrei potuto dettagliare meglio il Dottor Cafiero de Raho, se fossi stato interrogato, in particolare, su come non esistessero riferimenti, nei documenti della Procura, su due persone intercettate, tal SEPIO (francesco Sempio) e tal MASSIMO (Massimo Scotti).

Questa seconda sceneggiata è più credibile e corrispondente al vero, in quanto ciò che si “mormora” a Pavia è che Dario Scotti sia la “lavanderia” della Ndrangheta; io preciso che una vocina mi ha suggerito, nel periodo carcerario, che Dario Scotti ricicla il denaro di Grande Aracri, famiglia alleata con la Cosca Pelle di San Luca, alleata con la famiglia Nirta “La Maggiore” di San Luca, ma in faida con la cosca, sempre di San Luca, Nirta (u versu, il bidello di Voghera) Strangio. Elemento suggellato dal fatto che Francesco Pelle detto Ciccio Pakistan, fu arrestato a Pavia dopo mesi di degenza quando presidente della ASL era Carlo Chiriaco arrestato nella operazione Crimine Infinito.

COSA NON QUADRA?  Che Sempio (Curtiriso) e Scotti (Riso Scotti); siano partner commerciali “in sintonia”, mentre a LORO dire, sono supportati, uno dalla famiglia Pelle di San Luca /Scotti), l’ altro dalla Ndrina Nirta Strangio (Sempio), in faida tra loro. Mentre il supporto dei Pelle/Grande Aracri corrisponde alla realtà per Scotti; per Sempio è falso, in quanto mi ha indirizzato verso il Nirta sbagliato (Francesco), quando avrebbe dovuto indirizzarmi verso un Nirta La Maggiore meglio conosciuti con il nome Scalzone, e sempre di San Luca. Fatti che ho potuto verificare in carcere.

Qualcuno (Sempio e Scotti) ha organizzato, errando malamente, tutte queste articolate peripezie, per farmi “cascare” ancora di più tra le braccia della cosca secondaria di Laureana di Borrello Ferrentino/Chindamo, inviatami dal Mandante  Mafioso vero, Domenico Chindamo Avvocato consulente dei Siciliani Gitto.

VENIAMO AI PRIMI DUE DEI QUATTRO AMICI AL BAR, SCOTTI, RAVIZZA:

Riporto alcuni spezzoni di articoli, pescati nel mare nostrum informatico, in questo sito: http://misteri.newsbella.it/pedofilia-rituale-satanica-mafia-sette-e-servizi-segreti/ , trovo una dichiarazione del Questore Arrigo Molinari (assassinato), al Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, presieduta da G. Pellegrino.

… Come la P2 frequentava la pellicceria di Pavia “Annabella”, (1978) gestiva anche questa struttura, perché doveva utilizzarla, non come ha ritenuto la magistratura per compiere truffe alla regione, ma per avere uno strumento, e avere in mano tutti i medici di San Martino e d’Italia che dovevano servirsi di esso quando avevano dei malati da curare. Dico di più. Quando capitava qualche politico o qualcuno che volevano disturbare o molestare, o che sapevano che stava poco bene, effettuavano anche una diagnosi falsa, dicendo che aveva un tumore. I malati poi, magari, si recavano in Inghilterra e scoprivano che il tumore non esisteva. Per cui questa TAC era una struttura della P2, non di Rosati, lo si sapeva, lo sapevano praticamente tutti…

Fonte Roberto Galullo Blog Sole 24 Ore del 10,11,12 gennaio 2017 …Sempre secondo le dichiarazioni di questi collaboratori di giustizia (Saverio Morabito), già acquisite dalla Commissione Stragi, Nirta sarebbe stato legato al colonnello Delfino in quanto simpatizzante della destra eversiva e, in virtù di questo legame ideologico, che condivideva  con  la  famiglia  De  Stefano,  avrebbe  tentato  di  inserire  nel  contesto ’ndrangheta l’eversione di destra, in ciò agevolato dal colonnello Delfino, massone e legato alla P2… In sostanza, Antonio Nirta – di cui pur numerosi  brigatisti,  esaminati  sul  punto,  hanno  escluso il coinvolgimento nell’affaire Moro – è tratteggiato dalla Commissione parlamentare presieduta da Fioroni come «’ndranghetista presente in via Fani, massone, di estrema destra, legato alla famiglia De Stefano, implicato in sequestri di persona e collegato al colonnello dei Carabinieri Francesco Delfino»…Alcuni pentiti raccontarono infatti gli stretti rapporti diNirta con l’allora colonnello dell’Arma Francesco  Delfino,  originario  di  Platì,  che  avrebbe  ricevuto da  Nirta  informazioni relative a sequestrati nell’hinterland milanese che venivano “liberati” con operazioni di polizia dopo che avevano già pagato il riscatto… Luigi Guardigli, escusso su delega della Procura generale di Roma, ha chiarito la sua appartenenza all’area della Sinistra e ha illustrato le attività della società Racoin nell’import- export di armi, spiegando che le esportazioni del materiale di armamento – a suo dire autorizzate – erano relative a paesi del Nord Africa e del Medio Oriente quali, in particolare, Egitto, Arabia Saudita, Libano ed Algeria…Un (altro) nominativo emerso nel traffico d’armi, quello di Frank Coppola, detto “tre dita”, boss italo americano, è stato più  volte  evocato  in  relazione  al  possibile  coinvolgimento  di ambienti  criminali ’ndranghetisti nelle vicende relative a contatti con la ’ndrangheta per l’individuazione della prigione di Moro

Fonte La Repubblica 15 Ottobre 1993; dichiarazioni di Saverio Morabito, avallate da Domenico Papalia:… calabrese di Platì che parla lombardo…  L’ “infiltrato”, secondo questa ricostruzione, si chiama Antonio Nirta, detto l’ Esaurito, oppure Due Nasi, detenuto nel supercarcere di Carinola: è uomo di ‘ ndrangheta, ma anche legato ai servizi segreti, in particolare – secondo le prime ricostruzioni della magistratura – al generale dei carabinieri Francesco Delfino, che in quel di Platì viene soprannominato Francu u Sbirru… data 28 ottobre 1992, allorché ebbe a spiegare le infiltrazioni della ‘ ndrangheta all’ interno della massoneria e quindi le infiltrazioni del Nirta sia in tale associazione…Su queste informazioni e su quelle di un altro filone – che vorrebbero anche i servizi segreti libici in contatto con la ‘ ndrangheta -… Morabito fornisce i riscontri per nove sequestri di persona, tra i quali il lungo rapimento di Cesare Casella, il ragazzo di Pavia rapito nel 1988 e rilasciato nel gennaio 1991. Morabito ha confermato quella che era stata una vecchia pista d’ indagine, mai messa a punto: ha mostrato agli investigatori il box alle porte di Milano ove il prigioniero venne tenuto per quasi quindici giorni, prima di essere portato in Calabria. E’ un box a Buccinasco, via Aldo Moro, intestato a un prestanome senza contatti apparenti con la malavita. In quel box Morabito ha portato il Valium e un piumone, cibo per cercerieri e rapito…Ha dunque confessato di aver partecipato alla prima parte del sequestro, organizzato dagli Strangio di San Luca…dice Gianni De Gennaro, direttore della Dia. ERA NELLA PERIFERIA DI MILANO LA PRIMA PRIGIONE DI CASELLA Per anni gli investigatori hanno cercato il primo rifugio dove l’ Anonima Sequestri aveva tenuto Cesare Casella, il ragazzo di Pavia rilasciato dopo una lunga prigionia in Aspromonte.

A questo punto dopo tutti questi estratti faccio una sintesi che cerca di attualizzare le relazioni tra cosche massoneria ed imprenditori Pavesi.

Le cosche di riferimento sono DE STEFANO-TEGANO-BARBARO PAPALIA (questi ultimi stanziali a Buccinasco;

I De Stefano sono legati alla famiglia di San Luca NIRTA (La Maggiore) alleati dei Pelle Vottari;

I NIRTA La Maggiore, sono membri della Massoneria come il loro “Amico” Generale Delfino, affiliato alla P2;

Il riciclatore Pavese dei Pelle-Vottari-Grande Aracri, è Dario Scotti della omonima Riseria, che secondo alcuni pettegolezzi Pavesi pare fosse stato il “suggeritore ai calabresi” dei Nomi delle “potenziali famiglie” oggetto di prossimi rapimenti (Casella, Ravizza padre); rapimenti alquanto “discussi” a Pavia, in quanto i bene informati, spettegolavano, sulla reale credibilità dei rapimenti pavesi, che fruttarono in quegli Anni circa 6 miliardi di lire alle famiglie Nirta (Versu)-Strangio (cioè quelli che si sarebbero presentati sotto casa mia per conto di francesco Sempio).

Azzardo una ipotesi, ben vicina alla realtà: probabilmenti i Nirta (u Versu) con Strangio e Saverio Morabito erano i “manovali” dei rapimenti, mentre i Nirta La Maggiore, con i Pelle e le loro connessioni con Delfino, P2, Servizi, erano gli ideatori e strateghi. La faida probabilmente inizia a causa della gestione dei denari dei rapiti, che probabilmente non sono stati consegnati agli ideatori. I Barbaro-Papalia-Morabito, sono stanziali a Buccinasco dove ha sostato Casella gli 11 giorni iniziali del rapimento, queste tre famiglie originano da Platì, come anche Gaetano Piccolo socio occulto di Dario Scotti.

Ritengo che i rapimenti fossero falsi o “telefonati”, viste anche le connessioni dei Ravizza con la P2 ( come afferma il Questore Arrigo Molinari ), e di questa con Delfino, Servizi, Nirta; e che i denari risultanti fossero messi a frutto dallo spaccio di stupefacenti e riciclati dai primi due amici al bar Scotti e Ravizza.

I NIRTA che Sempio e Dimasi-Ferrentino-Chindamo, mi indirizzano sotto casa, erano quelli sbagliati!

3. PASSIAMO AGLI ALTRI DUE AMICI AL BAR: LUCIANO NIETO E MASSIMO DEDOMINICIS;

Luciano Nieto è il Direttore di Confagricoltura Pavia che mi spinge al progetto di filiera agricola come già ampiamente descritto; il Nieto, però arriva in quel di Pavia, dalla ridente cittadina Santa Margherita Ligure, dove era, a suo dire, componente del Consiglio Comunale ed assiduo frequentatore del “Covo di Nord Est”, zona VIP, quando era gestito dal famoso Lello Liguori, uomo di rappresentanza e riciclatore amico di Angelo Epaminonda, Vogherese luogotenente e successore di Francis Turatello, figlio di Frank “Tredita” Coppola, rappresentanti Liguro-Vogheresi-Lombardi dei Clan Siciliani di Palermo. Fatti di cui ho scritto in precedenza dettagliatamente.

Massimo Dedominicis, è il quarto amico al bar, che studia con l’avvocato Domenico Aiello come far sparire i fondi pubblici della Lega Nord attraverso la struttura di un Trust, per conto di R Maroni, ed è quello che prima mi fa concedere le linee finanziarie da Unicredit per poi farmele revocare.

Tutti questi quattro amici al Bar più uno Francesco Sempio, per la briscola in 5, li conosco da decenni, e credevo fossero Amici, invece, dopo avermi deriso, mi hanno derubato.

La ciliegina sulla torta è rappresentata dal legame tra i De Stefano, Cosa Nostra ed i Casalesi e P2, collegati al traffico di armi con la Libia & C della signora Annamaria Fontana; mentre la Signora Aurora Bolici si vantava con chi scrive di essere stata la segretaria di Licio Gelli, al quale telefona in mia presenza (!); grembiulini, come quelli del farmacista Mario Jafaar Di Leva.

Garagista.

PS Per riciclare è necessaria una Banca “disponibile”, andrei a dare una occhiata allo share societario e da chi è rappresentato, della Banca Regionale Europea, e se, per caso, nel CdA c’è qualcuno dei 4 amici al bar. Anche i miei contatti con la Bolici e Fontana, partono da Pavia, dal Massone Tito Bianchi, massone è DiLeva, Massoni sono i Ravizza, Massoni sono i rapporti della Bolici; il traffico di armi era già abitudinario tra Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra con l’ avallo di massoni e Servizi Militari già dagli anni ’70.