Pm: volontario l’impatto con la motovedetta della GdF

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Capisco troppo poco di “traffico e precedenze in porto” ma sono sicuro che tutta questa storia porterà molto, molto, molto bene (in chiave elettoralistica se mai ci dovessero essere elezioni) a Matteo Salvini e molto male al resto degli italiani. Molti dei quali non si potranno permettere anche queste ulteriori ostilità internazionali che l’ex secessionista va cercando. Dicevo che non saprei dire chi si è infilato e chi si diretto dando vita sostanziale alla manovra rischiosa (definita, da qualcuno, delirando, atto di guerra) a ridosso del molo d’attracco. Alcuni, e uno è il marinaio Gregorio De Falco (che proprio un cazzone non era sembrato a milioni di italiani quando quel vigliacco di Francesco Schettino si faceva bello agli occhi della ragazzotta di turno portando sugli scogli taglienti la Concordia), ritengono che la motovedetta ci si è messa di proposito, più agile nella manovra. Grovigli di cui non sentivamo proprio il bisogno. Grovigli che alimentano (come un rigore negato) discussioni allappa-palle da bar dello sport o delle slot machine.

Preferisco rileggere ciò che in un giorno particolare (il 13 agosto del 2015) ho scritto e postato, certo che in pochissimi mi potevate/volevate leggere sotto il Sol Leone. Il 13 agosto è per me giornata particolare perché nacque mio padre Giovanni e mio figlio il 12, sempre di agosto, sfiorando la data del nonno. Sono giornate in cui, tra nostalgia e speranza, mi aiuto a vivere cercando di non sentirmi totalmente inutile.

Quest’anno parto lungo (oggi è solo il 2 luglio) perché sono particolarmente preoccupato degli avvenimenti in essere e della mia sempre crescente stanchezza e inadeguatezza.

Pubblico il post del 2015, fiero di alcune espressioni critiche indirizzate, anni addietro, a Matteo Salvini. Come si vede siamo dei poveracci ma le cose le sappiamo pensare e dire con largo anticipo. Pubblico il vecchio post segnato mentalmente dal dato che il tempo strapassa velocemente (quattro anni, alla mia età, sono molto molto molto impegnativi) ma grato alla vita di avermeli concessi. E a mia moglie Ariela di aver agito con dedizione e intelligenza stimolante (vi piace l’eufemismo per definire qualche lite che inevitabilmente si accende?) e senza la quale oggi sarei trapassato. Stanco di tutto questo schifo, previsto e prevedibile.

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Tornado ad Amara Lakhous, se non bastasse quanto oggi ripubblico grazie a lui, sono depositario di altre sue considerazioni sui costruttori di civiltà. Considerazioni che forse ho già lasciato in rete ma, ripetere, come è notorio, non fa certo male a nessuno. Sono gli stupidi quelli pericolosi e che dispensano il male. A piene mani.

Oreste Grani/Leo Rugens

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P.S.

Amara Lakhous le cose che oggi saccheggio le seppe dire (insieme ad altro e ad altri ) un mercoledì 5 giugno 2002 a Vibo Valentia, dove ancora oggi bisogna avere coraggio a dire cose intelligenti. Tra gli altri con cui si espresse Lakhous metto fiero la mia fedele compagna di pensiero e di avventura Ariela Parracciani, l’intelligente Emanuela Bambara che si dedicò a coordinare l’evento politico-culturale, il fido Fabrizio Sanna (ormai deceduto); il grande critico d’arte, amico e cittadino israeliano Amnon Barzel; Lisa Palmieri-Billig, all’epoca Presidente della Conferenza Mondiale sulle Religioni e la Pace e giornalista del The Jerusalem Post; l’etnologo Vito Teti, in quel momento Direttore del Centro d’Antropologia e di letterature del Mediterraneo. Ed altri. Tanti altri.


“LA CIVILTÀ NASCE QUANDO UNA PECORA LASCIA IL SUO GREGGE”. JOSÈ ORTEGA Y GASSET

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Se non avessi i miei amori che mi tengono in vita, oggi, pensando all’ipotesi che il mio Paese possa essere sempre più condizionato dai Matteo Salvini sarebbe giusto seguire l’esempio di Gide, Genet e Mishima e farla finita. Sarebbe giusto farlo e lasciare detto che un popoli di ignavi che consente a tali piazzisti (mai la CEI si era espressa con tanta puntualità) di governarlo può indurre solo ad un onorevole suicidio o alla guerra civile. Per dichiarare guerra ai leghisti e ai loro seguaci sono troppo anziano. Rimarrebbe quindi l’onore del suicidio se non avessi, come ho detto, i miei amori e con essi il piacere dei doveri da assolvere.

Ogni giorno assistiamo al compiersi di atti votati alla nascita della civiltà quando gli uomini si mettono per mare cercando altro da ciò che hanno e che non li soddisfa. Loro eroici e noi vili conservatori del nostro trogolo.

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Che invidia di quei padri che riescono a salvare i loro figli sbarcando, con i loro cuccioli in braccio, a Kos resa “quasi” inutile dal dominio della Troika affaristica. “Quasi”, ho scritto volutamente ammirato di quanto accade in queste ore nelle isole greche dove come in nessun altro posto al mondo si fa sostanza il pensiero di Rudyard Kipling: “Ma non esiste né l’oriente né l’occidente, nessun Confine, nessuna Razza, nessuna Origine, quando due uomini si trovano faccia a faccia, anche se giungono dai confini della terra!”.

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Per tornare alla citazione di Josè Ortega y Gasset (che ho usato per il titolo di questa post) ricorro ad pensiero di un intellettuale di frontiera quale è lo scrittore algerino Amara Lakhous che considera la metafora della pecora che lascia il gregge emblematica di un percorso di conoscenza “straordinario” e trasgressivo. Che cosa c’è fuori dal gregge? Il lupo, il rischio. E ché lupo e ché rischio andare per mare con i propri figlioletti aggrappati alle stanche braccia! Eppure questi uomini coraggiosi si muovono e vanno a conoscere cosa si può trovare inseguiti dai lupi e affrontando i lupi. Di dietro che ti latrano, davanti che ti aspettano per sbranarti. Partire è, in finale, un atto di coraggiosa conoscenza, quasi un dover/voler conoscere il mondo e, paradossalmente, più di altri conoscerlo. Rischi e conoscenza obbligata fanno l’atto di civiltà. La civiltà come suggerisce Lakhous essa stessa è, infatti, l’atto finale della conoscenza, il momento nel quale essa giunge ai livelli alti, non solo sul piano scientifico, ma anche e soprattutto sul piano etico. Il risultato è, appunto, l’edificazione di una civiltà. Questo fanno, per noi vigliacchi ed egoisti, i coraggiosi che affrontano il mare e l’ignoto.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Per chi sa poco di Rudyard Kipling aggiungo che oltre ad essere ciò per cui è noto al mondo intero, fu anche un valente e coerente “massone”.