Kim Darroch ovvero come pare abbia agito un ambasciatore “intelligente”

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Dare dell’inetto a uno durante una lite in un bar dopo un’allegra bevuta corrisponderebbe a far esplodere tutti i presenti in una contagiosa risata.

Definire l’uomo più potente del mondo (così in teoria dovrebbe essere) un “inetto” è altra cosa. Incompetente è grave come sopra. “Insicuro” (che evoca la “sicurezza”) aumenta i guai.

Dargli del vanesio è una indicazione che demolisce definitivamente la personalità del valutato e lo inchioda ad un giudizio di alta pericolosità. Nel senso che uno se oltre ad essere un incapace, insicuro, incompetente è anche un vanitoso faciele da sedurre, al massimo può, se ancora avesse soldi, farsi coglionare da un gruppo di agguerrite ed avide giovani prostitute. Ma non può certamente concorrere a governare il Mondo.

Un giudizio quello di Kim Darroch, ambasciatore in USA di Sua Maestà Elisabetta II, che, se almeno fosse stato trasmesso riservatamente (?) comunque avrebbe avuto un peso non da poco ma, viceversa, artatamente fatto filtrare (come è avvenuto) potrebbe mettere in moto scenari geopolitici (in realtà anche strettamente militari) di difficile previsione.

Immaginare personaggi (come viene descritto Trump c’è da avere veramente paura) con in mano le sorti dell’Umanità (o di alcuni milioni di iraniani) è da film dell’orrore più che di fantapolitica.

Oreste Grani/Leo Rugens

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