Matteo Salvini e la salute mentale

hannibal-lecter

Non so quasi chi sia questo Gianluca Savoini“. Così, da giorni, sostanzialmente dice Salvini.

Quindi avremmo, secondo la versione che lui stesso da di se, un ministro dell’Interno che, tranquillo di non ordire, ordinare, consentire piani per canalizzare soldi per la Lega, non si accorge che altri, non solo lo fanno, ma lo fanno forti dell’effetto alone (è una forma sofisticata il millantato credito) che lui emana. Un distratto a fare il ministro di Polizia? Già è cosa grave. Se poi è greve nella forma, peggio mi sento. A questi dato imbarazzante si aggiunge una dichiarazione che leggo in un nastro che scorre in un telegiornale che spero, con tutte le mie forze residue, sia falsa: il ministro dell’Interno afferma che un commando di nazisti un po’ ucraini e un semplici stronzi nostrani,  colti con l’arsenale poche ore addietro volevano uccidere lui!!! Se fosse stato anche vero lui procura l’allarme (gli date i soldi per fare il contrario e non far circolare notizie di questa gravità) e dichiara che sono i “servizi” ad averglielo detto???????????

Aiutooooooooooooooo!!!!!!

Ci fa o c’è? E se non fosse un distratto come lui vuole essere considerato? E se fosse una forma evoluta di quel ragazzotto che si aggirava al Leoncavallo in cerca di informazioni da riportare sotto l’effetto contaminante di un compagno di classe (cinque anni di Liceo sono importanti e a volte determinanti) poi dirigente di Forza Nuova? E se Salvini fosse la mutazione del provocatore che si spacciava per comunista leghista? In poche parole se Salvini lasciato per anni nell’ombra non fosse un coglione ma un uomo condizionato e condizionabile? Da come agisce, fino alla mimica facciale, dico che ci può stare che sia un burattino. E questo lo dico in presenza perfino del continuo giro di valzer delle accompagnatrici, il signor ministro appare una figura poco rassicurante e stabile e di cui direi proprio di non fidarsi.  Un ragazzetto viziato come arriva dire di lui Luigi Bisignani. E Grani che non da torto a Bisignani è il colmo. Con questa dichiarazione che fosse lui l’obiettivo dei terroristi passa la misura. Ripeto, spero che non sia vera. Nel caso, e cambio il tono, signor Presidente della Repubblica, siamo esposti ad un golpismo strisciante di uno che si sente ciò che non solo non è, ma che, in nessun modo, Lei deve lasciare che presuma di essere qualcosa. Fosse anche un malato di mente come la Storia poi (sempre poi) potrebbe arrivare a provare. La Storia infatti solo dopo trova la prova che il tale prendeva farmaci, beveva, usava droghe trasformandosi in un esaltato perverso. Non ho scritto che Salvini sia tutto questo. Dico che di altri si è scoperto solo dopo che lo erano. Fermiamolo ora che siamo in tempo. Salvini, se osservato da chi si intende della materia, verrebbe infatti descritto in modo tale da non affidargli certo (visto le fisse che connotano il comportamento, la ripetitività degli argomenti, la sindrome dell’orso di cui mi sembra essere afflitto) la sicurezza della Repubblica.

Salvini se ci vuol far credere che quasi non conosceva Savoini, va considerato “insano di mente” e indotto a non fare male a se e agli altri.

camicie di forza

Se viceversa lo conosceva bene ci dimostri, almeno rispondendo ai colleghi parlamentari che hanno dubbi, che non è uno psicopatico dissociato. A me cittadino pensionato non risulta che Lei, Presidente Mattarella, garante della Costituzione, eletto in questa posizione democraticamente (attraverso il Parlamento) e vero Capo delle Forze Armate, abbia mai incaricato, sottobanco, il Salvini di fare il premier. È lui che si sente tale. Fermiamo questa spinta eversiva, questi crescenti sgarbi istituzionali o la “guerra civile” strisciante e mai spentasi, potrebbe riprendere quota anche alimentata da un qualche episodio di sangue (questo è il Paese delle stragi impunite) determinato da uno dei tanti gruppi di esaltati, ben armati (come ormai è dimostrato), convinti che è arrivata l’ora che, da decenni, aspettavano.

In particolare suggerisco di fare chiarezza sulla provenienza di questo arsenale di Voghera e su cosa dovesse diventare nell’intendimento dei possessori. Il missile aria-aria certamente poteva solo essere venduto. Tutto il resto, maxi munizionamento compreso, nessuno sa che fine poteva fare. Direi che almeno noi che abbiamo vissuto gli anni Settanta dobbiamo evitare di credere non solo agli asini che volano ma anche che uno dichiara di giocare con le matriosche, senza sapere quale sia la simbologia d’ambiente che esse rappresentano. Uno che, recatosi in Nord Corea con il geniale Antonio Razzi, ne è tornato entusiasta. Di quelle latitudini e di quel gruppo dirigente.

Se non è uno “strano” uno così, chi lo è?

Oreste Grani/Leo Rugens