Ebola chi era costei?

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So di aver scritto di Ebola e di pandemie possibili in tempi lontani. Ho scritto volutamente “pandemie” e non epidemie. Le riflessioni mi sembra che sia state, come le piaghe, sette: 3 agosto 2014 / 5 agosto 2014 / 9 agosto 2014 / 27 settembre 2014 / 7 ottobre 2014 /14 ottobre 2014/ 19 ottobre 2014. Sono obbligato oggi a evidenziarle non per un mero narcisismo ma perché, come molte altre questioni delicate e “pericolose” come questo nuovo possibile improvviso (ma prevedibile e previsto) spargersi di infezioni, non ne ho sentito parlare con la dovuta attenzione dal Governo del Cambiamento. Questa delle epidemie, che possono virare in pandemie, è materia infatti di attinenza alla Sicurezza nazionale. E anche nel ragionare di queste eventualità delicatissime, avrei voluto assistere ad un cambio di passo risolutivo da parte del M5S.

Certo che sono critico con la mia parte! Che altro si deve fare se non evidenziarne i limiti, quando si tiene a qualcuno o a qualcosa? L’ossequio servile non è certo consono alla sicurezza. Chi ha un atteggiamento subalterno, per il proprio l’esclusivo vantaggio, in realtà tradisce il proprio giuramento di fedeltà. Che è fedeltà alla Repubblica e non agli uomini che, eventualmente, male la dovessero rappresentare.

Oreste Grani/Leo Rugens

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“EBOLA” È IL NOME DI UNA PANDEMIA (GIÀ IN ESSERE) SERISSIMA. SAREBBE NECESSARIO (E DI LEGGE) CHE IL PAESE SI PREPARASSE ALL’EVENIENZA

Il primo numero della bellissima rivista "KOS" edita da Franco Maria Ricci

Il 31 ottobre 2012, abbiamo pubblicato il post “BIG PHARMA: TRA DIRITTO ALLA SALUTE E CRIMINE ORGANIZZATO“.

Il 1 novembre 2013 (esattamente un anno dopo!), cerchio concentrico dopo cerchio concentrico, abbiamo affrontato, con i nostri limiti, il ragionamento teorico della differenza tra epidemia e pandemia con il post “QUEST’ANNO “L’INFLUENZA” SARÀ UN’EPIDEMIA O, UNA PANDEMIA DEVASTANTE?“. Concludevamo il post salutando e dando appuntamento ad un’eventuale puntata successiva dedicata a tale mondo complesso. Puntata che oggi possiamo dedicare a “Ebola”, alle sue implicazioni e alle “leggerezze”, pseudo tranquillizzanti, che la signora ministra della salute pubblica, Beatrice  Lorenzin dispensa in pubblico, sulla materia. La signora ministra dimostra di non sapere che Ebola è di fatto, ancora, un “mostro” sconosciuto, mai testato a sufficienza e delle cui “abilità” si sa troppo poco. Questo dicono virologi onesti senza nessun altro padrone se non la Verità e il servizio alla collettività. Ma chi suggerisce a Beatrice Lorenzin queste corbellerie che “escludono”, non si sa cosa? Questa storia di Ebola tende a suggerire che non si deve escludere niente.  Ebola, giustamente, spaventa non solo per i morti accertati (centinaia) ma perché gli scienziati seri non  conoscono a sufficienza il virus. Dal Congo forse, Ebola è passato, agli altri paese confinanti, portato da una scimmia abbattuta dai cacciatori e poi mangiata. Scimmia, pipistrello? Ma chi lo sa? Se può passare dagli animali all’uomo, sono dolori senza se e senza ma. Signora Ministra, taccia, per pietà, o mi denunci perché la invito a dire cose con maggiore prudenza. Prepari piuttosto questo Paese, sempre impreparato a tutto, ad una vera pandemia, qualora arrivasse.

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Oppure, se è depositaria di qualche segreto che negli Stati uniti non conoscono a proposito di come si sconfigge il virus, lo dica e, sappia, che la sua informazione potrebbe valere  un patrimonio in dollari tale da risanare il deficit del nostro amato Paese. Se invece non ha la soluzione a portata di mano, non solo non dica “cazzate” ma, dia disposizioni di operare come se potesse accadere il peggio. Cioè, diffondersi il virus. Che, non solo è spietato ma, a quanto si è capito, veloce e “intelligentissimo”. Tenete conto che, in altri paesi (ad esempio, il Regno d’Olanda) un intero capitolo della Strategia di Sicurezza Nazionale (quel documento “teorico/operativo” che da noi manca totalmente e che non va confuso con il Libro bianco della Difesa che la ministra Roberta Pinotti ha recentemente vagliato e di cui vi abbiamo dato notizia) è dedicato all’ipotesi – non remota – che si scatenino delle “pandemie”. Gli olandesi sono cretini e allarmisti? Che non siano cretini è dimostrato da tante cose e, tra le altre, che hanno disdetto il loro stand a Milano Expo 2015! Non perché sia in arrivo Ebola ma, semplicemente perché considerano, quelli per la manifestazione italiana, tempo e soldi buttati via. Dagli torto. Torniamo alle cose serie. Se Ebola uscisse dall’Africa (mi scuso di questa espressione maldestra e improntata a un qualche allarmismo razzista) si dovrebbe parlare di “sicurezza nazionale”.  Nulla è realmente predisposto, dalle nostre parti, in questa eventualità “pandemica” e ci assumiamo (come al solito) la responsabilità dell’affermazione. I piani (e anche di quelli dovremo vederne la validità) riguardano le pandemie influenzali (pericolose certamente) ma mai come potrebbe esserlo una diffusione incontrollabile del Virus Ebola. Viceversa, se la signora Ministra, responsabile della salute di noi tutti, Beatrice Lorenzin, ritiene che all’Italia “ebola” o un’altra pandemia di quella complessità “gli farà un baffo”, ce lo dica ufficialmente in una conferenza stampa e noi, come siamo abituati, non solo ci scuseremo ma pagheremo le conseguenze legali dei nostri allarmismi di oggi e di questo post.

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Viceversa se Ebola preoccupa (come preoccupa) tutti i governi del Mondo, pretendiamo che anche l’ultima arrivata in materia di sanità come risulta essere la Lorenzi ci metta la testa. Oltre che la faccia sorridente e rassicurante.

Leo Rugens


EBOLA: L’EVENTUALE PANDEMIA È UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

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Secondo l’OMS, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:

1. la comparsa di un nuovo agente patogeno; (sì)

2. la capacità di tale agente di colpire il genere umano, creando gravi patologie; (sì)

3. la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio. (sì)

Ci sono tutte e tre le condizioni perché EBOLA diventi un guaio serissimo!

Per ora, non vado oltre su un terreno tanto delicato. Mi soffermo solo ad enunciare alcune condizioni di tipo generale che descrivono la situazione peculiare italiana rispetto a qualunque fenomeno pandemico (anche di tipo influenzale) tipo quelli che al livello mondiale negli anni hanno destato più allarme (aviaria ovvero H5N1).

In Italia assistiamo a:

1. un forte aumento del numero delle persone anziane e di soggetti che presentano patologie croniche;

2. all’incremento dei trasferimenti internazionali, con il conseguente forte aumento della velocità di diffusione;

3. l’accresciuta dipendenza della popolazione da sistemi essenziali centralizzati (quali IT,comunicazioni, energia, ecc.) e da sistemi di fornitura “just in time” che sono esposti a rischio di inefficienza in caso di assenze significative degli addetti;

4. la rilevante vulnerabilità di alcuni settori economici in caso di interruzioni prolungate dei servizi;

5. la crescente presenza di ospedali “high-tech”, potenzialmente più vulnerabili in caso di infezioni e in presenza di tassi di assenteismo significativi;

6. la rilevante frammentazione dei sistemi sanitari, con possibili difficoltà di garantire interventi coordinati e rapidi per la somministrazione di farmaci antivirali

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Ho scritto le mie riflessioni sulle pandemie e su Ebola, senza alcun fine o una qualche volontà allarmistica. Viceversa, se ci si pensa bene, qualche “movente” recondito, in questa vicenda, a differenza di Leo Rugens, può avercelo il Direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, dott. Gianni Rezza, quando afferma non esserci praticamente nessun rischio che qualche persona che abbia contratto in Africa il virus Ebola, arrivi nel nostro paese e faccia innescare un focolaio epidemico. Perché, mentre si ammette che ci si trova di fronte ad un’epidemia (termine alla fine usato nei comunicati del Ministero) senza precedenti, sia per numero di persone colpite che che per estensione territoriale interessata (ad oggi Guinea, Liberia, Sierra Leone), si fanno delle dichiarazioni tanto categoriche? Nelle stesse ore, cosa spinge, viceversa, il segretario generale del SAP, uno dei maggiori sindacati di Polizia, Gianni Tonelli a fare affermazioni gravissime nei confronti del suo Ministro dell’Interno, Angelino Alfano e della compagna di partito (Nuovo Centro Destra) dello stesso, responsabile della salute di tutti noi, Beatrice Lorenzin? Se un funzionario di Polizia (esperto) arriva a dire (sia pur ricalcando uno stereotipo) che le nostre autorità, a partire dai ministri Alfano e Lorenzin, continuano a comportarsi come quei ricchi signori che brindavano a champagne sul Titanic, mentre la nave affondava, ci deve essere un qualche motivo di reale preoccupazione. Le esternazioni di Gianni Tonelli, evidentemente, si basano su elementi che gli fanno presumere l’assoluta impossibilità, qualora il fenomeno epidemico  facesse capolino anche dalle nostre parti, di una risposta organizzativa e culturale all’altezza della complessità implicita in una pandemia. Tonelli, conoscendo la scarsezza dei mezzi a disposizione dei colleghi per combattere TBC (tubercolosi), scabbia, perfino casi di lebbra quando operano in soccorso delle “ondate immigratorie” (mancanza di mascherine, guanti comprati con i soldi del sindacato), invita – giustamente – a ragionare, chi di dovere, su quali conseguenze ci potrebbero essere di fronte ad un fenomeno sconosciuto quale risulta ancora essere il virus Ebola. La cosa che “mi manda ai matti”, è proprio questa: perché l’ inesperta Lorenzin, mentre il Governo britannico parla di una grave possibile minaccia per il Regno Unito, esclude, lei o i suoi portavoce, qualunque rischio per l’Italia? Chi mente? Chi ci racconta “cazzate”? Temo, come al solito, che i bugiardi siano i giovinetti cresciuti all’ombra politica del più grande giocatore di dadi truccati, Berlusconi Silvio. Il “conta balle” per eccellenza (sembrano esserselo dimenticato in molti) del milione di nuovi posti di lavoro e, soprattutto, della crisi (italiana/europea/mondiale) che non esisteva, deve aver fatto, drammaticamente, scuola.

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EBOLA si sta diffondendo e, nella nostra marginalità, non vogliamo distrarci. Torneremo quindi sull’argomento soprattuto alla luce di quanto le aziende o le organizzazioni complesse devono prepararsi a fare qualora il “virus” impari a nuotare e arrivi anche in Italia. Una pandemia si porta inevitabilmente dietro problemi di “assenteismo” forzoso (anzi, necessario) e quindi una vera e propria rivoluzione culturale dell’organizzazione del lavoro (telelavoro?) durante la fase virulenta della “malattia”. Una pandemia può arrivare a determinare fino a tassi di assenteismo del 50%. Potete capire che ci si trova di fronte a materia che riguarda “prioritariamente” la sicurezza nazionale. E, come al solito, temiamo di scoprire, in chi di dovere, inadeguatezze se non responsabilità maggiori. Sinceramente, questa volta, speriamo di sbagliarci.

Leo Rugens


EBOLA OLTRE CHE LA MORTE POTREBBE PORTARSI DIETRO TERREMOTI FINANZIARI E GRAVI DANNI ALL’ECONOMIA REALE

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Ebola, come supponevamo, deve aver imparato a nuotare tanto che è sbarcato in Canada. Nel frattempo, l’OMS alza i toni e proclama l’emergenza mondiale per questo semi-sconosciuto virus. Non siamo certamente noi di Leo Rugens a dover sottolineare che una pandemia ha delle ricadute complesse per tutte le comunità, a prescindere se vengano o meno interessate direttamente dall’infezione. Certo che l’Italia non è la Nigeria, il Congo, l’Angola, il Kenya, la Tanzania ma, come si vedrà, la pandemia Ebola (perché tale è ufficialmente, signora Ministra Beatrice Lorenzin!), avrà conseguenze nell’economia mondiale e quindi nelle dinamiche geopolitiche, aumentando non di poco gli elementi di imponderabilità. Capisco che in Italia il calcio mercato e l’imminente ripresa del campionato, con la drammatica (si fa per dire!) ricerca di un altro “dittatore” capace di guidare la FIGC, distrae e interessa più che la pandemia denominata Ebola ma io non recedo e oggi riprendo il ragionamento da un dato che spero richiami un minimo di attenzione: non esistono stime economiche precise capaci di valutare gli impatti  che un evento pandemico può generare. Alcune valutazioni indicano “danni” quantificabili tra i 160 – 675 miliardi di dollari unicamente sull’economia americana. Come vedete la “forbice” non solo è ampissima ma è calcolata solo su uno stato. Cifre grosse, comunque!

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Calcoli a cui nessuno si dedica perché facenti perte di un atteggiamento mentale (pre-vedere, prevenire) ormai in dismissione. Pochi organismi internazionali continuano, nell’indifferenza generale, a raccogliere dati sul mondo e la sua complessità e interdipendenza. Alla fine, ormai, sembra che non gliene freghi un cazzo a nessuno, di niente: “succeda quel che deve succedere”, sembra  pensare la quasi totalità di quelli che avrebbero la responsabilità di “governare” il divenire delle cose. Ho cominciato il 3 agosto ad accennare ai tassi di assenteismo che comporterebbe una pandemia: assenteismo per malattia, assenteismo per morte, assenteismo per disorganizzazione nella logistica e nei trasporti. L’assenteismo mette in moto, per effetto domino, cambiamenti profondi nei risultati di una qualunque industria come l’ultimo dei gestori di una attività imprenditoriale dovrebbe sapere. Non vi voglio dire cosa succederebbe nel comparto del trasferimento di persone, di merci e, in generale  dei trasporti se non si riuscisse a fermare EBOLA. Il commercio mondiale è basato su una catena di distribuzione che “non credo” (direbbe Crozza/Razzi) si possa fermare senza far saltare il “banco” della convivenza civile. Farneticazioni? Cosa sapete o cosa vi hanno raccontato rispetto ai danni economici generati dalle doverose disposizioni messe in atto, a suo tempo,  per limitare i danni della SARS? Quanto è costata al gioco della roulette finanziaria del Casinò/mondo l’influenza aviaria? Vi ricordo solo che, in altra epoca storica, finito quel capolavoro autolesionistico che fu la Prima Guerra Mondiale, la pandemia denominata “Influenza Spagnola”, determinò 20/30 milioni di morti in soli due anni e che dopo, senza apparentemente nessun nesso, sulla faccia della terra e in particolare in Europa dove l’influenza si era massimamente diffusa, arrivarono gli “ismi”: fascismo, nazismo, comunismo, franchismo, salazarismo. Farneticazioni di un vecchio signore stanco o, viceversa, possiamo affermare che una pandemia può generare significative interruzioni ai sistemi sociali, economici e, quindi, politici, estesi su molte nazioni e, signora ministra Beatrice Lorenzin, con importanti effetti moltiplicativi? Non c’è bisogno che Ebola “uccida” degli italiani a Cuneo, o a Enna per vederne i danni sulla nostra condizione nazionale. Mi permetto di segnalare che i piani di “reazione” ad una pandemia mondiale non dovrebbero riguardare solo la profilassi e le prudenze rispetto al contagio. Ci mancherebbe pure!

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È il minimizzare quanto sta accadendo (e i nostri politici lo stanno facendo) che ci appare l’ennesimo atto superficiale di chi continua a dimostrare di non sapere nulla di organizzazioni complesse come quelle che ormai riguardano il rapporto costante e permanente che unisce il locale con il globale. La capacità di reazione delle nostre piccole e medi aziende (ma ritengo anche quelle quattro o cinque grandi che sono sopravvissute), già stremate dagli ultimi “sette anni di piaghe mondiali”, sarà quasi nullo se la pandemia Ebola dovesse divenire, appunto, un fenomeno mondiale. Cosa potranno fare gli smarriti e già stanchi importatori/esportatori italiani, fuori da un piano emergenziale (non sanitario!) che nessuno in Italia prepara? Una pandemia colpisce paradossalmente più le attività sociali ed economiche in generale che la sola sanità pubblica. Insisto: certo che sarebbe “casamicciola” nei nostri ospedali se arrivasse Ebola! Certo, normalmente, nei nostri ospedali si muore solo perché si commette la leggerezza di entrarci. Io parlo del fatto che nessuno dei nostri soloni/renziani, prima di andarsene in vacanza, ha provato a valutare anche questa variante per lo scenario nazionale prossimo venturo. Forse mi sono distratto ma non ricordo che qualcuno (dirigente di qualcosa) abbia fatto cenno a come potremmo reagire ai danni che il blocco dei processi produttivi e distributivi nei paesi dove la pandemia si diffonde, genera. In quelle vaste aree ci sarà oggettivamente il blocco dei trasporti con conseguenze sui sistemi economici legati ai generi alimentari provenienti dalle regioni interessate alla pandemia. Quali e quante saranno le zone dove scatterà l’embargo entro un mese? Potremmo chiederlo a Matteo Renzi! Tenete conto che, inoltre, fra poche ore, l’effetto della “guerra in Ucraina”, genererà ulteriore crisi nei sistemi finanziari Russia/Europa e che tutto questo “nuovo bordello” (califfati, medio oriente, pandemie) detterà nuove regole nel gioco delle folli scommesse di chi (come forse sapete) compra e vende merci che, un giorno, “forse” saranno prodotte o trasportate. Quante bolle speculative purulente farà scoppiare il devastante virus Ebola? Quante aziende ingenue che aspettavano soldi dalle “zone infette ” si faranno male in questo nuovo caos?  Le aziende, gli imprenditori sono già per loro natura esposti a rischi di vario genere ma non possiamo pretendere che quando si mettono a calcolare costi-benefici vadano anche con la mente all’ipotesi di una pandemia devastante. Sono gli Stati e i loro “politici” che dovrebbero pensare a queste evenienze e agli effetti valanga impliciti.

Avete idea di che quantità di denaro giri intorno a questi miei semplici accenni?

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La pandemia Ebola si potrebbe portare dietro veri terremoti finanziari. Faccio solo un accenno alle attività “strategiche” che ruotano intorno a queste complessità.

Ad esempio, tenete conto che una realtà come la GlaxoSmithKline (GSK), gruppo farmaceutico di livello internazionale, si fa carico lei stessa di dare sostegno al sistema sanitario mondiale. La GSK ha sviluppato un piano mondiale che prevede azioni in ciascuno dei 111 paesi del mondo i cui è presente e in cui fa “affari”. Ad esempio, la GSK ha pronto un suo piano “nazionale” italiano per le eventuali pandemie in accordo con il Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia influenzale definito dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero Italiano della Salute. Vi siete perduti solo a leggere le sigle, figurarsi a capire di cosa si tratta. Il piano della GSK è stato costruito in accordo alle normative di legge in tema di prevenzione e distribuzione di farmaci e vaccini “assumendo (vuol dire dandolo per scontato ndr) che durante la pandemia non sia disponibile alcun supporto significativo dal sistema pubblico”. “Questo non lo credo”, direbbe il solito Crozza/Razzi. Il solito Leo Rugens, viceversa, non solo ci crede ma aspetta querele e smentite. Tenete conto che tutto il personale del mondo della GSK, le loro famiglie e altri collaboratori a diverso titolo impegnati in attività collaterali, sono preventivamente vaccinati e assistiti perché siano immuni dagli attacchi pandemici.

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La GSK spende alcuni miliardi di dollari nei processi finalizzati non solo ad espandere la capacità produttiva degli antivirali ma “studia” come si possano supportare i processi critici che si innescano nei vari paesi in presenza di fenomeni pandemici. La GSK, ha preparato suggerimenti ai governi di mezzo mondo con piani operativi da attuare in presenza di personale ridotto e con cambi significativi di processi organizzativi quali ad esempio il telelavoro. Sono i gruppi che fanno capo a Big Pharma che sanno come mantenere le capacità produttive delle “istituzioni”, senza spostare i lavoratori da casa, diminuendo così le occasioni di contagio non i governi e tantomeno quello italiano. Ma questi colossi mondiali non vivono di farmaci che si vendono quando si diffonde il contagio? O, forse, guadagnano di più con i vaccini e la prevenzione? O, forse, guadagnano di più divenendo loro stessi gli arbitri insindacabili della salute pubblica? Complicato da raccontare, figurasi capire perché tutto questo accada e con queste modalità. Certamente, anche in Italia, esiste un piano GSK sviluppato dalla consociata locale e al cui interno sono descritti i requisiti “chiave” nel caso si diffondessero questi fenomeni virali. Sono pronte inoltre altre strategie per proteggere la comunità GSK nel caso che i virus, imparando a nuotare o a volare, arrivino anche in Italia. La prevenzione GSK è pensata in modo tale da assicurare la continuità della produzione e la fornitura di farmaci per la protezione della salute pubblica del nostro paese, in qualunque condizione. E questo è cosa buona. A queste sicurezze “tranquillizzanti” deve aver fatto riferimento la signora Ministra Beatrice Lorenzin, prima di andare in ferie. Fine della puntata.

Oreste Grani

P.S. Continuerà l’attenzione di questo blog all’ipotesi “pandemia” almeno fino a quando continuerà a diffondersi EBOLA.