“Un futuro pieno di felicità”

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È allora che ho deciso di cambiare tutto. Devo dire grazie a molte persone per avermi aiutato a tracciare per la mia esistenza una strada diversa. Tra loro c’è un uomo che una mattina mi ha preso sottobraccio e mi ha piazzato davanti ad uno specchio, eravamo in una caserma dei Carabinieri. Mi ha fatto una domanda semplice e terribile insieme, mentre la mia immagine si rifletteva accanto alla sua. Quell’uomo era Paolo Borsellino: un magistrato che ha fatto la storia della nostra nazione e ha forgiato la mia, facendomi capire fino in fondo il vero significato della parola “legalità”: un termine che vuol dire dare se stessi per certi valori senza chiedere nulla in cambio. Da allora, da quando lo “zio Paolo” mi ha accompagnata davanti a quello specchio e mi ha ricordato chi ero, da dove venivo e dove sarei dovuta andare, sono diventata una testimone di giustizia: non conoscevo il vero significato di queste tre parole, “testimone di giustizia”, e di conseguenza ciò che mi apprestavo a essere. Io non ho mai commesso reati, né sono mai stata complice dei crimini di mio marito e dei suoi amici, gli stessi che poi ho accusato nelle aule dei tribunali e nelle corti d’assise. Quel che è certo è che la mia storia, la mia vita, è stata rivoluzionata dalla morte.

[…]

Una mattina, mentre sono in caserma, scoppio a piangere. Sarà il destino, ma pochi minuti dopo arriva Borsellino, quel giorno non è prevista una sua visita. Mi trova in lacrime, mi chiede: «Cosa c’è Piera, hai paura? Temi che qualcuno possa avere capito cosa stai facendo? Dimmelo, troviamo subito un rimedio, ma dimmi cosa ti passa per la testa». Io smetto di piangere, mi asciugo le lacrime, gli racconto tutto: non ce la faccio a stare nel villaggio turistico con i ragazzi che mi vengono dietro mentre mia figlia è lontana da me. Basta, voglio finirla qui, smetto tutto. Gli annuncio che voglio stracciare tutti i verbali che ho compilato e tornarmene a casa. Basta. Sono sconsolata, non ho più speranze, penso che per me la vita sia finita. Ho subìto troppi traumi in poco tempo. Vedo tutto nero. La morte di mio marito ha fatto finire tutto. Ho solo mia figlia, e per giunta adesso non è accanto a me. Borsellino a questo punto mi prende per le braccia, mi spinge con dolcezza e mi mette davanti allo specchio che ho già visto accanto alla porta d’ingresso della caserma. Mi tiene stretta, vedo la mia immagine riflessa e dietro di me l’immagine di Borsellino. Il giudice mi fa questa domanda: «Piera, tu cosa vedi allo specchio?». E io: «Vedo una ragazza con un passato turbolento, un presente inesistente e un futuro con un punto interrogativo grande quanto il mondo. Che futuro posso avere io, zio Paolo?». Lui mi guarda fissando i miei occhi che si riflettono sullo specchio. E dice: «Io vedo una ragazza che ha avuto un passato turbolento, che però si è ribellata a questo passato che non ha mai accettato. Vedo una ragazza che ha un presente e avrà un futuro pieno di felicità. Non per altro: hai diritto ad avere felicità per tutto questo che stai facendo». No, io in quel momento non immagino che la mia vita possa avere una strada diversa dal mio passato. In questo momento non ho ancora capito nulla. Non so di avere diritto a un contributo economico che mi permetterà di tirare avanti e del quale non devo vergognarmi. E che quando mi presentano un foglio su cui c’è scritto la formula “testimone di giustizia” non dovrò vergognarmi. Non ho capito neppure, mentre anch’io guardo riflessa sullo specchio l’immagine di Borsellino, che dietro questa formula giuridica ci sono io. Io con la mia storia passata e con quella ancora da scrivere. Borsellino lo ripete due volte: «Io vedo felicità nel tuo futuro, vedo felicità nel tuo futuro…». A questo punto lo interrompo, e gli dico: «Zio Paolo, tu mi devi fare una promessa…». «Dimmi, Piera, a cosa ti riferisci» fa lui. Ora tocca a me parlare. Gli ricordo che in questi anni ho vissuto sentendo la morte addosso, percependo il puzzo della morte violenta. Proprio così: sento addosso a me il puzzo della morte: «Se mi succede qualcosa ti affido mia figlia. Sappi che è il bene più prezioso che ho nella mia vita. Non ho altro che lei. Se mi succede qualcosa, se io muoio, prendila con te, portala a casa tua. Vita Maria a Partanna non ci deve tornare, non voglio che possa essere costretta a tornare in quel contesto mafioso da cui sono scappata». Borsellino mi risponde con un sorriso: «Non ti preoccupare Piera, perché tanto ammazzano prima me».

Piera Aiello. Maledetta Mafia. Io, donna, testimone di giustizia con Paolo Borsellino. San Paolo Edizioni. Edizione del Kindle.

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