Our kind of Vanja tovarish

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La polizia interrompe il party di Ignazio La Russa. Lui: “Musica alta? Vi avrà mandato qualche zecca comunista”  8.2.15 HUFFPOST

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Ivan Scalfarotto, il nostro Vanja tovarish

Nella Russia in cui tutto cambia, cambia anche il linguaggio. Già da tempo è caduto in disuso “tovarish“, sostituito da “gospodin” (signore). Ma dopo aver subito per settanta anni l’ influenza dell’ideologia, dei cliché, della burocratizzazione sovietica, la poetica lingua di Pushkin ha bisogno di ritrovare tutta la sua ricchezza. Un curioso vocabolario appena pubblicato a Mosca si propone di portare una ventata di dissacrante fantasia: il “Dizionario delle prigioni, dei lager e dello slang criminale”, 11 mila termini corredati da illustrazioni dei tatuaggi prediletti dai carcerati. Sfogliandolo si impara che nell’ Arcipelago Gulag “adidas” vuol dire costosi abiti alla moda, “akrobat” è un omosessuale, “belmondo” un pazzo, “Vanja” uno stupido, un analfabeta o un russo

La Repubblica 27.2.1993

Matteo Salvini è così frastornato dalle OMISSIS e dai OMISSIS ricevuti da Mike Pompeo un paio di settimane fa che non si tiene più: “Zecca tedesca” ha definito il capitano della Sea Watch Carola Rackete, “zecca”.

Il nome del non simpatico parassita ematofago (Salvini sa il greco) è utilizzato, singolarmente, per indicare un soggetto che ti si appiccica in modo asfissiante succhiandoti tempo e pazienza, in alternativa, viene accompagnato dall’aggettivo “comunista”.

Ecco allora la genialità del Ministro dell’Interno che conia una nuova espressione: “zecca tedesca”, attribuendolo a una signora che non se lo pensa, come la bella Isoardi del resto. Che specificità abbiano le zecche tedesche non è dato sapere; saranno pure comuniste?

Il Capitone schiuma di rabbia perché sa che non può fare cadere il Governo mentre la magistratura se lo sta cucinando a fuoco lento come un borsch.

Inchiodato in cima ai suoi vertiginosi sondaggi, ma impotente, sa che l’alleato lo può dileggiare a piacere, per ora, così, come Tantalo, vede a portata di mano la gloria che il cattivissimo Pompeo gli ha negato, in piena consonanza con il Colle, del resto.

Intanto, in un castello lontano lontano, il Principe sta meditando su come punire e farla pagare agli imbecilli che gli hanno suggerito di puntare su un brocco del genere, a meno che non ne stia già bevendo il sangue. Lo avevamo avvertito gratis, per giunta.

Saltando di palo in frasca, vedo scorrermi davanti agli occhi la figura elegante di una donna che procedeva tra due ali di uomini che si voltavano al suo passaggio accedendo a una sala nella quale sarebbe stato presente il Presidente Mattarella. Nessuno la fermò per verificarne l’identità: russa.

Russi, i quattro uomini, due del 1958 e due del 1959, accolti da un pattuglia di deputati italiani membri delle commissioni difesa ed esteri.

Ivan Scalfarotto, consentitemi la digressione, mi è rimasto in mente da quel lontano 2005 quando, presentandosi alle primarie del PD, si distinse per avere rivendicato che il suo strumento o veicolo di comunicazione politica, fossero il web e il suo blog, mezzi molto economici e nuovi nel mondo della politica, oltre al fatto che prendeva la rincorsa per il Parlamento da Londra… Ciò che invece non avevo colto era il suo trascorso lavorativo quale direttore delle risorse umane per delle non definite banche, lavoro che lo aveva portato a vivere per tre anni a Mosca e altri sei anni altrove.

Le traiettorie della vita hanno portato mercoledì 17 luglio 2019 Viktor Bondarev, Aleksandr Rakitin (KGB/FSB), Sergey Arenin e Bair Zhamsuyev a incrociare lo Scalfarotto, il cui nome slavo, Ivan, indica un sentire famigliare abbastanza connotato, se non sbaglio. Dicono le voci di Palazzo, che il mio coetaneo compatriota, classe 1965, abbia voluto puntualizzare durante l’incontro la non civile attività russa nei confronti dell’Ucraina e altro, fino a quando, non so chi di quattro, lo ha apostrofato: “Vanja tovarish”, trattenendo a stento un “akrobat”, rimarcando la sua permanenza a Mosca durante la quale non avrebbe capito nulla dei russi, invitandolo quindi a prendere appunti per evitare figuracce. Ho come la sensazione che a Mosca, il nostro Ivan tovarish abbia lasciato dei ricordi custoditi in qualche archivio, come avrebbe lasciato maldestramente intendere il delegato sovietico, il che me lo rende improvvisamente più interessante, Vanja intendo, di quanto non lo sia mai stato. Questo PD non finisce mai di sorprendere!

Faccio notare che agli occhi di patrioti quali i russi sanno essere, chi vende il proprio Paese per un pugno di rubli si qualifica quale feccia dell’umanità, e assistere alla Giornata della vittoria il 9 maggio, dovrebbe far tremare i polsi a chiunque ritenga di aggirarsi impunemente per alberghi moscoviti a trattare forniture di gasolio dopo avere festeggiato il compleanno di H.

“Ma lei se lo immagina Putin che va in giro per il mondo come Prodi a vendere il proprio Paese?” La bella signora sgranò gli occhi e scoppiò in una risata breve; tornata seria rispose con tono duro e sprezzante che è impensabile.

Dionisia

P.S. Pare che nessuno dei presenti abbia invitato il russo a moderare il linguaggio, ricordandogli che a casa propria può fare il OMISSIS che vuole, a casa nostra no. Brutto segnale.