Crisi protratte e insicurezza alimentare: argomento delicatissimo anche per i nostri “servizi”

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Ho alcuni lettori (come potete immaginare) che sono veramente atipici. Spesso, nella loro diversità, mi risultano particolarmente preziosi (ci scambiamo email e nel farlo viaggiano pensieri) perché li ritengo non solo esperti nel loro campo ma attratti dallo spirito del blog che tende a compensare (così spero) le perversioni proprio delle loro specializzazioni. L’ho chiamate perversioni, sperando che nessuno si offenda. Questa premessa al post la dedico in particolare al lettore Fabio Aschei a cui, ciclicamente, faccio cenno. Aschei è (tra l’altro) uno specialista di commercio di riso. Per motivi complessi che non sta certo a me (per ora) raccontare si trova limitato – da tempo (anni) – agli arresti domiciliari. Questa condizione di legge (che è doveroso rispettare) è evidente che condiziona il nostro dialogo e, per motivi ovvi, in particolare la nostra conoscenza ed eventuale amicizia. Non per me che lo sento “amico” (anzi, un amico intelligente) a prescindere da quanto ha fatto o non fatto in violazione delle norme ma immagino per lui che di me è costretto a sapere quel poco (o tanto?) che si legge in questo blog.

Dico questo perché se ci fossimo potuti frequentare, da uomini liberi, sono certo che oggi ne saprei di più di un argomento che ormai la geopolitica seria consiglia di non sottovalutare affatto: “Le crisi protratte e l’insicurezza alimentare”.

Per crisi protratte si intende quel tipo di classificazione introdotta dalla FAO sin dal 2010 per identificare una serie di situazioni che, sia pur non omogenee, hanno caratteristiche comuni. Si tratta di Paesi esposti in maniera protratta, a volte anche per decenni e in modo consecutivo, a disastri di varia natura. Zone che possono essere colpite da degenerazioni della natura quali la siccità o da fenomeni socioeconomici (e quindi politico-militari) quali l’aumento esponenziale dei prezzi delle derrate alimentari di prima necessità. O, banalmente, da conflitti armati. Eventi (scarsezza-costi-guerre) che spesso si presentano in maniera congiunta. Quasi ad alimentarsi, se mi passate la cattiva battuta.

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Ma potrebbero essere altri e con altra “classifica”. Comunque tutti Paesi che stanno messi malissimo a cui ogni giorno se ne  potrebbero aggiungerne altri, a cominciare dalla pacificata Libia.

Mi interesserebbe parlare con Aschei (ma non siamo liberi di farlo) perché, a mio modesto avviso, sarebbe capace di spiegare come gira (o non gira) questo Mondo e in particolare come viaggia il riso. A che prezzi, con che modalità di “frontiera”, con che complicità viene o non viene distribuito. Dico questo perché la materia,  sin dal gennaio 2015 (con l’avvicinarsi dell’Expo milanese), compare trattata perfino su GnosisRivista Italiana di Intelligence, bella e utile testata, meritoriamente editata dall’AISI. Cosa seria quindi e lo dico, in questo caso, senza alcuna finalità di sfottò o di critica: se c’è una cosa che non può essere criticata nei servizi è Gnosis. Un numero importante il N°1 del 2015.   Lo segnalo in ritardo per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare in questa sede. E poi a me, spesso, piace recuperare “in archivio” materiale che ha mostrato nel tempo la sua validità. A seguire quindi un pezzo comparso, anni addietro, a firma di Luca Russo, economista agrario, all’epoca dirigente FAO. Ritengo lo sia ancora oggi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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