Un contributo per omaggiare un’idea di Gianluca Rizzo grillino nato a Siracusa ma calatino

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Il parlamentare Gianluca Rizzo, eletto per il secondo mandato nelle file siciliane del M5S, oggi Presidente della 4° Commissione Difesa (non cosa minore in un MoVimento che annovera già la Ministra della Difesa Elisabetta Trenta e il sottosegretario Angelo Tofalo al Governo) va ricordato per essere pervenuto a tale posizione di rilievo senza una vera e propria conoscenza della complessa materia ma dopo aver prima semplicemente studiato in un liceo scientifico di Siracusa ed essersi successivamente appassionato all’impegno politico. Rizzo è proprio l’esempio di un cittadino paracadutato in politica. E mi scuso se mi sto sbagliando. Nel primo mandato, così dicono gli annali, ha messo, testa e cuore, in una vicenda particolarmente scabrosa che connota gli ultimi decenni della nostra politica della Difesa, facendo il segretario della Commissione  Parlamentare d’Inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito a fini bellici. Quando viene eletto nel 2013, Rizzo era ufficialmente e sostanzialmente un disoccupato.

Mi piace questo percorso autoformativo ed impegnativo che lo ha portato a fare oggi una proposta importante per le implicazioni che si porterebbe a traino se si decidesse di darle seguito. Finalmente un ipotesi che obbligherebbe il Governo (che nessuno si offenda)  ad avere una politica estera mediterraneo-centrica. Finalmente una proposta che obbligherebbe a vedere il futuro del Paese affidato a conoscenza della geopolitica e alla capacità di rapportarsi, con sensibilità, con lo Stato di Israele apprezzato e conosciuto finalmente per il suo valore culturale e scientifico invece che sempre guardato attraverso le lenti strabiche del pregiudizio, a volte al limite dell’odio antisemita. L’idea di Rizzo diventa ottima se obbliga a mettersi a tavolino, con visione lungimirante, dando all’Italia (e alla sua Sicilia) il ruolo di luogo mentale e organizzativo che oserei definire del terzo incluso dove gli altri due Paesi da coinvolgere nelle proprie scelte sono appunto Israele (aprendo un confronto sinergico e non un a qualche sorta di rivalità) e l’amica Spagna. Poi verrebbero, con scelte oculate e condivise, coinvolti progressivamente gli altri stati rivieraschi. Se Gianluca Rizzo pensa solo ad un catalizzatore di fondi e di uso, sia pure intelligente, di uno luogo che potrebbe finire nell’abbandono, abdica ad una grande opportunità che è implicita nella sua proposta.

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Se viceversa, proposto questo luogo intelligente e “visionario”, Rizzo prende coraggio e se la sente di ipotizzare un centro studi (per ora lo chiamo così) trasdisciplinare incentrato sul necessario approfondimento dell’impatto sui valori culturali che la Quarta Rivoluzione Industriale (quella formalmente iniziata da Alan Mathison Turing) si porta dietro, non dico che sarebbe come se Beppe Grillo tornasse a dare linfa con una nuova nuotata salvifica (questa volta da Gibilterra ad Haifa e ritorno) ma quasi. Fuori dalle metafore paradossali, per abbassare i livelli di aggressività nel Mediterraneo ci vogliono solo scelte strategiche culturali e, diciamolo, visionarie. Con il vantaggio che in Sicilia, per storia e tradizione, non manca niente (da Archimede a scendere) che consenta alla amica informatica di divenire la nuova teknè. E questo non può sfuggire ad un formalmente siracusano (in realtà il parlamentare è cresciuto nel territorio galatino) come Rizzo.

GIANLUCA RIZZO (M5S) HA UNA IDEA: WHY NOT?!

E per oggi qui ci fermiamo pronti a dare, se lo si volesse, il nostro leale contributo a questa impresa “eroica”. Ed intelligente.  Soprattutto sicilianocentrica.

Oreste Grani/Leo Rugens