T come traditori V come vigliacchi A come AAA offresi

NO TAV

Il M5S, nei suoi vertici oligarchici, ha deciso di divenire, la forma di aggregazione, a fini politici, più effimera della storia della Repubblica. E di farlo con il massimo del disonore.

….Con la fuga sul NO TAV (dopo le troppe altre bolle di sapone a cominciare dal reddito/pensione di cittadinanza; gioco d’azzardo e il riciclaggio annesso; ILVA; sfregi “petroliferi” all’ambientalismo adriatico; zero politica culturale; indifferenza comprovata alla condizione di indebitamento del personale con le stellette; scena muta sui suicidi tra le Forze Armate; una qualunque politica estera ragionata se non quella “libico/turco/iraniana” suggerita a suo tempo con il bollino di garanzia dei “servizi” servizievoli, da tale Annamaria Fontana e da suo marito Mario Di Leva; il silenzio complice, sotto consiglio permanente degli ambienti interni ed esterni ai servizi, sulle politiche energetiche devastatrici dell’ENI attuate nell’Africa sofferente; muti sui veri motivi della cattura e la tortura a morte di Giulio Regeni; nessun armadio aperto a fare luce su decine di eventi tragici del passato; la riconsegna “democratica” della Capitale ai comitati d’affari, appena sarà possibile) si è infatti compiuto il più grande rito sacrificale autolesionistico che si potesse ipotizzare e che verrà studiato, dopo questo primo momento di sconcerto, in libri e tesi di laurea ad esso dedicato. Che infatti questa dissipazione stia avvenendo, è cosa certa. Perché stia avvenendo e con questa velocità esponenziale, quasi fosse “un obbligo” vitale, è la parte oscura della vicenda. Luigi Di Maio, Vincenzo Spadafora, Rocco Casalino (tre tra i tanti possibili, con diversi gradi di responsabilità e che gli altri oligarchi non si offendano) si sono applicati, senza darsi un attimo di respiro, quasi fosse la missione della vita.

La dimensione della dissipazione è data non solo dal tracollo dei consensi “elettorali” (oltre sei milioni di elettori in pochi mesi è un record unico statisticamente) ma dalla volontà di lasciare la scena pubblica (questo avverrà senza se e senza ma) con la lettera scarlatta della T dei traditori, impressa a fuoco. Dei traditori e la V dei vigliacchi. T e V. Vediamo di dare un significato alla A. Così la T.A.V. avrà avuto un senso.

In queste ore ultime, quando si è delineato l’ennesimo vile trucchetto intorno alla Val di Susa, ho provato a ricordare come, negli anni, il vastissimo consenso (non solo numerico elettorale ma etico-morale) il MoVimento, lo avesse anche raccolto suscitando consenso su temi aggreganti quali il rifiuto delle opere pubbliche varate da una classe dirigente in combutta con le grandi centrali internazionali del malaffare.

Rifiuto e denuncia del saccheggio delle casse pubbliche attuato, nei decenni partitocratici, anche, se non soprattutto, con le tante troppe “TAV” o opere similari. Opere che grondano sangue versato, anche e non solo, da centinaia (chissà che non siano migliaia) di onesti lavoratori sfruttati nei cantieri aperti e chiusi, nei decenni, nelle peggiori condizioni di sicurezza, condizioni di “risparambio” che consentivano di fare utili ai malfattori politici e ai mafiosi loro complici nella esecuzione dei lavori. Intorno alle grandi opere infrastrutturali sono caduti non pochi servitori dello Stato. Se alla fine, ecco la viltà e il tradimento, la stagione vibrante di speranza civile che l’ha preceduta si doveva trasformare in questa sequenza di peti maleodoranti, era meglio che non fossero mai risuonate, alte e forti, nelle piazze d’Italia, quelle grida d’amore (“onestà onestà“, “tutti a casa, tutti a casa“), che avevano aperto la stagione del futuro possibile. Se domani, in Val di Susa, si dovesse chiudere un’esperienza politica, non sarà certo colpa dei corrotti e dei corruttori che fanno, in combutta con i mafiosi, diciamolo, senza imbarazzo alcuno, il loro mestiere. Se domani in Val di Susa si spegnerà, per sempre, il sogno pentastellato e dovesse prevalere la protervia del manganello salviniano, la responsabilità comprovata sarà esclusivamente dei vigliacchi e dei traditori che, fattisi re e regine, indossato per qualche tempo un pennacchio vanaglorioso, si sono dati alla fuga.

Evviva sempre e comunque il Principe De Curtis che del pennacchio (e del pernacchio) fece arte sublime.

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Oreste Grani/Leo Rugens deciso a quel Hic Manebimus Optime ma sconcertato all’ipotesi che, nei prossimi mesi, potrebbe non esserci più il luogo del “manebimus”.

P.S.

Direte: dici di aver visto tanto, vedrai, resistendo, resistendo, resistendo anche questo. In realtà preferivo non dover assistere a questo finale senza onore.

P. S. al P.S.

Caro Angelo, e adesso come la mettiamo a proposito di “chi ci ha messo la faccia”? E adesso (oltre al danno economico) chi mi ripaga della perdita della credibilità per aver sempre risposto che eravate, sia pur visibilmente inadeguati, non Vigliacchi e Traditori in AAA offerta pubblica?