Parole sante quando questo blog definiva Salvini-Bonafede una “strana coppia”

La strana coppia

E se la “strana coppia” (così, preveggenti, l’avevamo definita sin dal 3 giugno 2018 quando erano freschi freschi di nomina) ne avesse combinata una grossa-grossa e strana-strana?

Prima aspetteremo, pazienti e rispettosi come siamo o riteniamo doverosamente di essere, che qualcuno, saggio e protettivo per le sorti della Repubblica, ci metta una pezza, e poi, senza fare prigionieri, ci togliamo il gusto di raccontare come è andata. Perché, sentite a me, ritengo proprio che ci sia una storia (incredibile ma vera) da raccontare. A firma dei due.

Storia incredibile (come quelle che abbiamo il vizio di rendere pubbliche) connotata dall’altrettanta buona abitudine che abbiamo di scegliere di rendere per voi, solo quelle che abbiamo, noi in prima persona, verificato essere vere. Non fake. Piuttosto, sentite a me, le definirei “notizie autentiche”.

Oreste Grani/Leo Rugens

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STRANE COPPIE ALL’OPERA: SALVINI ALL’INTERNO, BONAFEDE ALLA GIUSTIZIA

La strana coppia2

La stanchezza e l’amarezza di cui ciclicamente leggete e che dichiaro, anche in modo colorito e autoironico, colpirmi, come uomo e come cittadino, è in gran parte dovuta al tempo che fugge e alla lentezza con cui  le cose si realizzano.

Quando si realizzano.  Variante non da poco: le chiacchiere e i fatti, pieno di buona volontà, si fa avanti il premier Giuseppe Conte a rassicurarvi. Ad esempio, tra pochi giorni, saranno ben 4 anni (alla mia età sono un’eternità) che ho lasciato in rete un post, corto-corto, ma che avevo scritto per suggerire agli amici pentastellati, in quel momento, da oltre un anno, insediatisi nel Parlamento, una strada per migliorare l’amministrazione della cosa pubblica: rafforzare il settore della Giustizia e gli organici delle Forze dell’Ordine che collaborano con i magistrati, sia nel perseguire gli illeciti che nella prevenzione degli stessi.

Oggi vi ripropongo quelle poche righe a suo tempo dedicate a Ietro, consulente strategico dell’inadeguato Mosè. Così, almeno, si dice che fosse la guida del popolo ebraico.

Leggo che l’altra metà del Cielo dell’attuale governo, Matteo Salvini, ormai ministro dell’Interno, vuole finalmente svecchiare gli organici delle polizie di Stato e, parola magica, sento che si vuole passare a formazione professionale delle stesse all’altezza delle complessità insorgenti. Musica per le mie orecchie e per chiunque capisca di queste sfide e delle condizioni in cui alcuni settori lavorano da “decenni”. E non esagero. Vediamo, anche perché nel post del 9 giugno 2014, facendo riferimento al pensiero biblico, sollecitavo pari, se non maggiore, rafforzamento nel settore della Giustizia in quanto, alla situazione paradossale ed estrema del Tribunale di Bari si accompagna quella di quasi tutti i comparti che fanno capo a Via Arenula, vero porto delle nebbie, dove sono andati a sbattere in molti valenti e ben animati servitori dello stato, a cominciare da Giovanni Falcone.

Sinergia delicatissima quindi tra il baldanzoso Ministro di Polizia, Matteo Salvini, inesperto (lui sì) di tali complessità (a cominciare dalla burocrazia del Viminale) e il Ministro di Grazia (ci facesse la grazia di far funzionare il settore) e Giustizia, l’avvocato Alfonso Bonafede So che si chiama ormai solo Ministero di Giustizia ma mi andava di fare una battuta.

Una delle tante strane coppie a geometria variabile che si delineano in questo “esecutivo” che dovrà (dovrebbe?) eseguire le politiche decise da chi, Giuseppe Conte, ritiene essere arrivato il tempo del fare dopo che si sono fatte, per troppo tempo, solo chiacchiere. Pensiero apparentemente dinamico e innovativo ma che dietro alla volontà del fare potrebbe, con una eventuale mancanza di elaborazione culturale adeguata  (scrivo così perché non vi è traccia di questi aspetti seminariali avviati, con saggezza e lungimiranza, nei mesi precedenti il matrimonio tra gli sposi che, a mala pena, penso sappiano chi hanno realmente sposato), celare la conservazione di come e perché così si è sempre fatto. Conservando l’illecito. E questo è ciò che (è documentato!!!) da troppi anni, al nord come al sud, connota l’amministrazione della Cosa Pubblica. Che sarebbe, in realtà, la Repubblica, a prescindere dalla numerazione che le si voglia dare.

La strana coppia

Veniamo da una realtà che ha le casse vuote non certo per responsabilità della maggioranza dei cittadini ma banalmente in quanto saccheggiata e offesa da una realtà partitocratica e affaristica che sarebbe grave errore rimuovere non solo sapeva come fare a svuotare il caveau ma, per doti camaleontiche e gattopardesche, potrebbe essere sopravvissuta perfino tra le fila del nuovissimo esecutivo. Organo di Governo che bisognerebbe evitare eseguisse le volontà dei soliti, facendo finire i buoni propositi per cui si è pervenuti nei palazzi, in una realtà caduca come le bolle di sapone. Belle, seduttive, di forma sferica e luminescente ma effimere come solo una bolla d’acqua e sapone può essere.

Formazione quindi, è il termine scappato detto al signor Ministro di Polizia Salvini. Vediamo a chi viene affidato il compito strategico. Gli effetti innescati (questo è compito della scuola/formazione) dalle scelte culturali e organizzative (e i macro budget comunque spesi) dal precedessore leghista Bobo Maroni, se ben guardate, tendono a zero.

E noi, nella nostra marginalità e ininfluenza, questo, come coscienza critica, dobbiamo fare. Ricordare quindi le chiacchiere e i fatti del passato, avendo la Lega, sotto diverse forme e in diversi territori, scivolando spesso anche verso comportamenti illeciti, governato la Res Publica per decenni. Mi raccomando, ragazze e ragazzi pentastellati: in campana, occhio alla penna, che nessun dorma con gli scaltri, esperti e di “mano lunga” leghisti al lavoro. E non ci riferiamo ad eventuali  palpeggiamenti dei vostri lati B.

Oreste Grani/Leo Rugens

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Consigliere illuminato

Jetro (che significa eccellenza) è un personaggio della Bibbia, in particolare dell’Esodo. Viene chiamato anche Reuel. Era suocero di Mosè.

Ietro, il cui nome significa “eccellenza”, era il suocero di Mosè secondo la tradizione elohista, la più ricca di informazioni su questo personaggio discreto, chiamato incidentalmente anche Reuel (Raguel nel testo greco) molto probabilmente per un errore del copista. Facilmente lo stesso personaggio nella tradizione jahvista si chiama invece Obab.

Il libro dell’Esodo ci informa che fu un sacerdote madianita e ce lo presenta come il capo di una delle tribù di pastori nomadi che si spostavano lungo le rive del golfo di Aqaba (Esodo 2,16). Quando, dopo avere ucciso un persecutore dei suoi fratelli ebrei, Mosè fuggì dall’Egitto, venne accolto nel “paese di Madian” dall’ospitale Jetro che gli diede in moglie sua figlia Sefora (o Zippora)

Mentre pascolava il gregge del suocero alle pendici dell’Oreb, Mosè udi la voce dell’Altissimo. Dal centro incombusto di un “roveto ardente” il Signore lo esortò a far ritorno in Egitto per intraprendervi la sua missione. Ietro accettò generosamente la partenza del genero e quando questi si accampò nel deserto alla testa del suo popolo liberato dalla servitù dell’Egitto gli riportò la moglie con i due figli. Venuto a conoscere quello che “Dio aveva operato per Mosè e per Israele”… “seppe” che “il Signore è il più grande di tutti gli dei” e gli offri un olocausto e sacrifici.

Secondo la stessa tradizione fu anche illuminato consigliere politico di Mosè, prima di far ritorno al suo paese. Su consiglio di quel saggio ricco d’esperienza il legislatore d’Israele si decise a delegare a una gerarchia di “uomini capaci in tutto Israele” i poteri di “giudizio” e di direzione del popolo in tutte le circostanze in cui non venisse richiesta la sua autorità di giudice supremo. Il contesto dell’Esodo, allo stato attuale delle nostre conoscenze, ci consente di localizzare a Refidim questa visita di Ietro a Mosè. L’istituzione dei Giudici, legata a questo avvenimento, può essere fatta risalire più logicamente a un periodo successivo alla promulgazione della Legge mosaica e quindi delle norme le cui violazioni avrebbero dovuto essere giudicate.


SIN DAI TEMPI DI MOSÈ, LA BUONA AMMINISTRAZIONE SI AVVALE DI GIUDICI E DI UN CORPO DI POLIZIA

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Come sapete il MOSE, che tanti guai sta per procurare ai pubblici amministratori infedeli italiani, prende il nome da Mosè che con le acque, si dice, avesse dimestichezza. Non so se questo fosse vero ma, sicuramente, da capo del popolo ebraico, Mosè, era un mediocre amministratore e ne era consapevole. Mancava di intuizione per quando riguardava l’organizzazione di una comunità. Per questo fece chiamare un esperto straniero che si chiamava Ietro (è nelle Sacre scritture) perché gli insegnasse le regole dell’amministrazione.

Ietro gli disse: “Nomina qualcuno e incaricalo di inquadrare mille persone. Costui nominerà un responsabile ogni cento persone, che, a sua volta, sceglierà un responsabile ogni dieci persone. In questo modo inizierà il tuo governo delle cose.Poi nominerai dei giudici e un’unità di polizia”.

Giudici e polizia, da migliaia d’anni! E Mosè, ancora nel deserto, cominciò a guidare il suo popolo efficacemente. “Questo è – diceva Shimon Peres, nel 1987, in un colloquio con Jean-Jacques Servan Schreiber – per quanto ne so io, il primo riferimento all’arte dell’amministrazione che si trovi nei grandi testi”. Polizia e giudici. Riflettete, cari ed attenti lettori.

Leo Rugens