Ogni fotografia è un certificato di presenza. Se è autentica

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Ho scritto, spesso in assoluta solitudine, chi fosse Matteo Salvini e perché non si sarebbe mai dovuta fare alleanza di Stato/Governo con tale figura oscura. Tanto oscura da tendere al nerissimo. L’ho prima scritto e poi, quando i decisori che mi era dato di frequentare me lo hanno consentito, ribadendo il mio pensiero/giudizio. Sempre argomentando con la parola o portando prove certe di questo “pericolo incombente” per la convivenza civile repubblicana e per il futuro di un MoVimento che raccoglieva la speranza di milioni di cittadini.

Cominciai a richiamare l’attenzione sul lato oscuro della Lega quando il buon vecchio protagonista della Prima/Seconda Repubblica Lamberto Dini, fece di tutto perché la presidenza del COPASIR non andasse ad un esponente del M5S ma al funzionale per la conservazione delle deviazioni, Giacomo Stucchi. Non a caso, appunto, nord leghista.

Quando dico “in assoluta solitudine” intendo dire, prevalentemente, tra chi si professava “pentastellato”. Tengo a questo distinguo come alla mia stessa vita essendo un seguace del credo che da queste parti si riassume in prima è prima; dopo è dopo“.

Ripeto che tengo a questa speciale “blockchain” come a me stesso e se vi volete fare un nemico giurato nel web provate a rimuovermi il privilegio che sento di questa primogenitura. Quando è mia. Tengo a ribadire ogni sfumatura di ragionamento intorno a questi ricordi pena l’inizio di duelli all’ultimo sangue.

Così come quando, più recentemente e nel pieno della questioncella che ha visto opporsi, inopportunamente, il Sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo (con toni e sfumature di critica che possono averlo fatto ritenere provare ad imbarcarsi sulla zattera leghista), alla ministra Elisabetta Trenta, ho indicato che la partita si sarebbe giocata intorno al vero Capo delle Forze Armate, cioè il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Capo delle Forze Armate che mai si doveva far ritenere poter essere uno come Matteo Salvini che, al massimo, come abbiamo ormai detto, può indossare il berretto con le “gloriose” insegne del PAL. Torniamo alle cose serie. Come vedremo per altri ragionamenti, ma non meno delicati e attinenti la sicurezza dello Stato, la partita si gioca sempre (così è per dettame costituzionale) intorno al Quirinale e, nel  caso a cui mi riferisco, per incarico specifico del signor Presidente, grazie alla competente regia del dottor Ugo Zampetti, attuale Segretario Generale del Quirinale, dopo essere stato, per anni, quello della Camera.   

Sfumature di ragionamento quindi come “gradi di rotta” che, in una navigazione tempestosa come quella che aspetta la Repubblica e, per quanto gli compete, anche ciò che avanzerà del M5S, saranno determinanti. Gradi di rotta che possono portare ancora sugli scogli, o a spiaggiarsi impotenti, o, viceversa, in porti sicuri. Finalmente, porti riaperti. In porti sicuri ma in  cui avrà avuto un senso approdare per potere usufruire di quella bonaccia artificiale al fine di avere tempo e modo di riflettere su errori e responsabilità degli stessi.

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Spero che, sia tra gli attenti ed intelligenti lettori che confortano questo marginale e ininfluente blog, che tra gli analisti che ormai hanno l’abitudine di inserirci nei mattinali ministeriali e nelle rassegne stampa forma cartacea ancora necessaria per chi, decisore, deve orientarsi nell’overdose delle troppe informazioni circolanti, ormai si sappia che da queste parti telematiche nulla è lasciato al caso.

Nulla. Tanto meno la pubblicazione di una foto. E se devo suggerire una chiave interpretativa di chi siamo e cosa riusciamo a fare nella nostra frugalità di mezzi e di personale (che per la vostra tirchieria non possiamo retribuire onestamente) è proprio dall’interpretazione di una foto che recentemente abbiamo pubblicato che partirei per estrarre dalla realtà (questa volta siamo proprio noi l’oggetto che dovete cercare di intellegere) ciò che c’è ma non si vede. Chi siete? spesso mi viene chiesto. Questa mattina (e sto per fare un semplice esempio ma non estraneo al nostro modo di procedere), cominciando a delineare il toto nomine del traghettatore eventualmente incaricato dal Quirinale, compare, nei media, il nome di Walter Veltroni.

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Si chiamano ballon d’essai ma non a queste manovre aerostatiche siamo interessati. Teniamo viceversa a ripubblicare la foto, questa volta con il volto cerchiato in giallo di Veltroni.

E con questo ribadendo che non svolgiamo la funzione di alimentatori di gossip parapolitico. Noi, per il nostro piacere e sperando di fare cosa gradita, diamo vita a processi di trasformazione paradigmatica culturali stimolando le menti di alcuni “decisori” che abbiamo il privilegio di frequentare e che spesso, viceversa, vengono esclusi scientemente da veri processi di formazione permanente. A meno che non si vogliano spacciare i balbettii dell’e-learnig affidati alla Piattaforma Rousseau (cara ammazzata direbbero a Roma) per un alta scuola di formazione utile alla gestione della Cosa Pubblica. Lo facciamo con una metodologia transdisciplinare a sua volta in evoluzione permanente sotto l’effetto stimolante di intellettualità che è nostra capacità  reclutare (su basi patriottiche) per inserirle in un processo di partecipazione attiva alla vita democratica della Repubblica come noi, a nostra opinione, vorremmo sempre che fosse. Conversiamo pertanto con chi ci consente di rubargli il tempo che, viceversa, viene spesso (se non sempre) eccessivamente dedicato agli schermi dei terminali elettronici. Maledettamente sempre accesi. E nelle conversazioni (informali o, quando necessario, in aula)  celiamo i ricordi, le testimonianze, le provocazioni  che, dando vita ad una forma atipica di familiare homeschooling, cerca di servire gli interessi della collettività. Quella descritta negli articoli della Costituzione che, non solo amiamo, ma per la cui difesa, siamo pronti a batterci.

A batterci come pensiamo di aver fatto dal primo giorno della nostra second life telematica. Intendendo quando, per difendere il nostro onore e l’amica verità, abbiamo deciso di ri-nascere nel web come Leo Rugens (contro chi ci consigliava di tacere e subire l’onta), ricordando quanto, nella nostra marginalità, avevamo fatto, a quella data, per la nostra amata Italia e, sempre quel giorno, provare ad omaggiare il ricordo di Enzo Caretti a cui decisi di “rubare” (per renderlo noto) il nome di copertura. Entrambe le cose pensiamo di averle in parte realizzate. Se ci sarà dato tempo e modo, faremo il resto, cioè il nostro dovere fino all’ultimo terreno respiro.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Oggi più di ieri voglio ricordare i nomi di chi, nell’ora del dubbio, mi ha spinto (così è nato Leo Rugens) a prendere la decisone di non arretrare facendomi sconfiggere dalla misura attiva contro di me e di noi, messa in atto dal perfido Amalek: Ariela Parracciani, Daniela Lisi, Alberto Massari. E ai tre coraggiosi si unì quella parte di me (ecco il fare Quadrato che notoriamente ha bisogno di quattro lati per tale essere) che, prevalendo, mi ha fatto uscire dall’ombra. Così è nata la testata a cui devo la vita e da cui ancora oggi proviamo a lasciare semi. Quella semina, amico Aschei, che consiglio a tutti di far durare tutta la vita.

Ora più che mai ho bisogno di aiuto:

Per le piccole cifre abbiamo deciso di prendere soldi da chiunque con le ormai semplici modalità del versamento sul circuito PayPal usando il nostro indirizzo e-mail:  leorugens2013@gmail.com

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