Gnosis e la fine del provincialismo salviniano. E di altri

gnosis

Un lustro addietro Filippo Aragona, magistrato con funzioni di giudice penale presso il tribunale di Reggio Calabria, firmava un articolo su GnosisRivista Italiana di Intelligence che vi proponiamo certi della sua attualità. Perfino di una sua preveggenza umanistica, transumanistica, postumanistica. Aragona appare, da anni, un intellettuale oltre che un giurista e, grazie all’esperienza nel Ministero dell’Interno, anche uno che dovrebbe saperne di complessità, scienza che varrebbe la pena di coniugare sempre sotto l’egida del dentro e del fuori. Soprattutto dalle parti del Viminale dove non sarebbe male che si facesse un salto culturale dopo la sbornia di diktat salviniani. Chissà se è un reato definire diktat le semplificazioni a cui, nei mesi scorsi, ci si è dovuti piegare anche nel Ministero dell’Interno?

Semplificazioni puerili e rozze mentre nel mondo da cui arrivano gli umani, transumani, postumani da respingere, si agisce perpetuando genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimini di aggressione.

Gnosis è la parte migliore dell’Intelligence italiana ed è arrivato il tempo di mettere a fattor comune, almeno con tutti i parlamentari pentastellati (ma non solo loro ovviamente) il patrimonio di riflessioni rappresentato dall’insieme dei suoi scritti. Scritti che andrebbero letti, ragionati, commentati, fatti propri. Perché l’Intelligenza dello Stato passa anche – se non soprattutto – dalla soluzione al problema posto anni addietro da Christopher Andrew nel maggio del 2001, nel saggio L’Intelligence nel XXI secolo, in “Per Aspera ad Veritatem“, all’epoca  rivista del SISDE:

Libro Shalabayeva

Il vero problema per l’intelligence dei nostri tempi non è la raccolta informativa, non è l’analisi, non sono i rapporti con le altre comunità di intelligence ma è il rapporto con il livello politico“. Questione delicata ovunque ma in particolare in Italia e da troppi anni – come ha scritto Alberto Massari nel suo “Shalabayeva – Il caso non è chiuso” dove il problema di cui parla Christopher Andrew non c’è più perché è cessata (in Italia ndr) ogni vera attività di raccolta informativa, ogni analisi, ogni rapporto con le altre comunità di intelligence. Non c’è infatti più (era l’estate del 2013 quando Massari indirizzava il suo ragionamento alla Adagio Editore di Gianroberto Casaleggio che lo pubblicava evidentemente condividendone lo spirito ndr) alcuna relazione con il livello politico perché non c’è più la politica (e come dargli torto sei anni dopo alla luce della fase in cui ci troviamo? ndr) se non nella sua forma di degenerazione partitocratica e non c’è più, per tanto, intelligenza dello Stato. “I rapporti tra questi due mondi – proseguiva Massari – sono circoscritti a solo questioni di tipo affaristico e mai a sinergie finalizzate a difendere la Costituzione e gli interessi tangibili dei cittadini italiani“.

Direi di cominciare un sistematico e condiviso saccheggio del patrimonio messo a punto dalla rivista e recuperare almeno il frutto intelligente dei soldi spesi. Una volta tanto, ben spesi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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