Chi era Eugenio Vinci e per chi faceva il manager?

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Che cosa c’è da chiarire nella morte di Eugenio Vinci? Lo stabilirà la magistratura. Questa è la doverosa formula di rito. A noi le congetture e qualche pensiero intimo che non possiamo rivelare, pena vederci cassare dalla lista dei non credenti. Il pensiero è sull’esistenza di Dio che tutto vede e a tutto provvede.

Eugenio Vinci lavorava per Antonio Faranda. Chi fosse Antonio Faranda me lo illustrò un personaggio (in realtà una donna) di primissimo livello dell’Estate Romana e in generale figura colta legata a non poche iniziative che vedevano il libro oggetto di un vero e proprio rispettoso culto. La signora che da giovane aveva fatto praticantato legale nel mitico Studio Nigro (da Nigro si recava per consigli perfino Mino Pecorelli!) fu chiarissima nel descrivermi Antonio Faranda come un siciliano complesso e molto spregiudicato negli affari. Me lo descrisse così venti anni addietro. E come avete capito adoro le persone che ti dicono come stanno le cose con largo anticipo e non dopo, quando è tutto accaduto. Chi sia ancora adesso Faranda lo si deduce dai vortici finanziari/imprenditoriali che mette in moto e in cui, mulinelli torbidi, sembra sempre rimanere a galla. Vortici (disoccupazione/licenziamenti) tra i tanti che Luigi Di Maio avrebbe dovuto saper affrontare. Perché stia parlando di vortici/mulinelli (i movimenti mi ricordano i cestelli delle lavatrici che sbiancano tutto) ma  non solo di denaro ma di vite buttate sul lastrico di migliaia di lavoratori, spero che vi sia chiaro. Detto che ci penserà la magistratura a capire chi sia in realtà questo imprenditore che qualcuno (ma c’è una cazzo di firma di chi ha istruito la pratica?) ha fatto nominare Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana, a noi interessa, intuitivamente, molto molto molto di più chi fosse Eugenio Vinci e perché sia morto asfissiato. E appena ci fosse chiaro vi diciamo anche perché richiama la nostra attenzione. Intanto anticipiamo che la morte di Vinci ci spinge tra le fila dei credenti.  O di quei saggi che consigliano di sedersi sulla riva del fiume in attesa di veder passare il cadavere di chi ritieni abbia ha proditoriamente e coscientemente del male. A te o a persona a te cara.

Oreste Grani/Leo Rugens



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