Un, due, tre… Conte!

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26 luglio 2019

Comprendo che per molti, la maggioranza degli italiani, politici inclusi, sia difficile credere e ammettere che la scelta di Salvini di far saltare il governo sia stata una scelta obbligata dopo la visita del leghista a Mike Pompeo.

Siamo convinti che l’ex capo della CIA, attuale Segretario di Stato, ergo un uomo di potere come ve ne sono pochi al mondo, avendo letto il saggio Claudio Gatti, “I demoni di Salvini”, abbia decretato la fine politica di un uomo compromesso con il più pericoloso nemico degli Stati Uniti, l’unico in grado di centrare la Casa Bianca con una testata nucleare: Vladimir Putin.

Una verità del genere è ovviamente indicibile a livello politico, eppure è la ragione più forte del gesto che tutti o quasi hanno considerato segno di tracotanza o debolezza mentale, bollandolo quale gesto suicida.

Facciamo l’ipotesi che ciò che sostengo sia vero: Salvini è compromesso gravemente con la Russia. Potrebbe mai una verità simile affiorare in sede di Unione Europea? Vi immaginate il discredito assoluto che crollerebbe sui nostri servizi? Immaginate Luigi Di Maio accusare l’alleato che si è scelto alla faccia delle promesse elettorali che hanno convinto 11 milioni di elettori? Impossibile. Altrettanto come avrebbe potuto Salvini sfilarsi dal governo in modo convincente? Accampando una malattia grave? Simulando un incidente? Ebbene, l’unica strada era quella di far saltare tutto e fingere di crederci fino in fondo.

Che una delle doti necessarie al politico sia di saper mentire, ma non a se stesso, Salvini ha compreso che Pompeo non è uno che scherza.

A far da contrappeso alla visita americana, anche Luigi Di Maio, dopo l’incontro di Salvini, ha incontrato un americano di peso, ovvero l’ambasciatore in Italia Eisenberg. Considerando che se un incontro è reso pubblico ma non sono rese pubbliche le parole intercorse, a meno di credere alle baggianate dei comunicati stampa, significa che tutti i naviganti sono avvisati che qualcosa bolle in pentola.

È mia ferma convinzione che, vista la tempistica, anche Di Maio abbia ricevuto indicazioni e informazioni precise, altrettanto indicibili, ovviamente.

Ne deriva che, caduto Salvini, Di Maio si trovi senza alleati esterni, con una richiesta di dimissioni al Presidente della Repubblica visualizzato da oltre 7 milioni di individui, Giuseppe Grillo che deve essersi accorto dell’errore e un Giuseppe Conte appoggiato dal Presidente Trump. Una analisi a parte meriterebbe la compagine parlamentare del Movimento. Non qui non ora.

Ne deriva che ciò che sta avvenendo, dalle impuntature di Di Maio a quelle di Zingaretti, in verità siano pochi e scomposti movimenti obbligati dentro un recinto simile a quello nel quale molti bimbi giocano da piccoli; un recinto di un metro per un metro, non di più.

Se penso che, inascoltati, avvertivamo del pericolo leghista e che oggi siamo qui a poterlo testimoniare, osservando un politico di lungo corso precipitare nella spazzatura della storia, dico a me stesso che deve esserci davvero un imperscrutabile disegno che attraverso un giovane, dicono brillante, ha permesso di punire il cattivo, tenendo lontano dalle stanze del potere, per ora, altri temibili complici del declino italiano. Cosa ci riserverà il futuro? Una ferrea restaurazione o una speranza di cambiamento? La risposta ce la devono dare gli stessi che non ci hanno ascoltato, purtroppo.

Alberto Massari